[XXXVIII.]
Di ciò vi lassarò ora stare, che ciascuno che â senno e discrezione, può bene sapere e cognoscere che assai sono più grandi l'opere del nostro Signore Dio e suoi provedimenti, che non si possono dire nè pensare. Io v'ô detto come li Romani sconfissero Asdrubali in Ispagna; ora dirò del re Anibal, che per tutta Italia, sì grande com'ella è, tenea sua signoria, chè chi â il principio d'una cosa inteso e non la fine, non sa che se n'è avvenuto, e avviene che ne perdono loro buono intendimento, ch'ânno auto al principio; e perciò è buona cosa di seguire in ordine ciò che altri comincia, e perciò mi conviene tornare a ciò quando luogo e tempo sarà, e seguire la materia sì che altri la possa bene intendare.
Astrubal, il quale era sconfitto in Ispagna, siccome voi avete udito addietro, assembrò sua gente con quella ch'e Cartagginesi li avevano mandata, e sì cavalcò e tornò verso e Romani, ov'era Cornello Scipio e l'altro Scipio, amenduni consoli di Roma, e quali sconfitto l'avevano l'altra fiata, ed erano mastri e capitani; e sì tosto come seppero la venuta di Astrubal, eglino vennero incontra a lui con molta gran gente, che con loro erano assembrati; ma innanzi che l'osti d'una parte e d'altra s'appressimassero, vennero li due consoli, ch'io v'ô nomati, a loro schiere per assembrare primamente alla gente dello re Astrubal, che tutti erano armati ed apparecchiati longo una foresta presso ad una montagna. Li Romani, che poco dottavano li Cartagginesi, avvenga che non credessero che fussero tanti come egli erano, che già entravano nella valle tutti ordinati per combattare con loro nemici; e sappiate che là fu molto fiera e dura battaglia; li Romani che orgogliosi erano, lassaro corrare loro cavalli contra agli Affricani, e quali avevano più gente di loro.
[XXXIX.]
Che v'andarò io contando o dicendo li colpi della battaglia? Io non vi dirò chi ferì l'uno l'altro, chè assai tosto vi potrei mentire di cotali cose, se io me ne tramettesse; ma bene sappiate certamente, che dopo molta grande punta[35] li Romani furono sì villanamente sconfitti, che perdero li due consoli, che molto erano arditi e valenti cavalieri, d'onde Roma fu molto duramente abbassata, e così furo li due Scipioni danneggiati, che furo morti per Astrubal in Ispagna; ma non furo li Romani tutti morti, anzi ne scamparo assai il meglio che potero, e poi si assembraro il meglio che potero, siccome voi udirete.
[XL.]
Allora s'era lo re Anibal tratto verso la marina per soggiornare e per mettare tutte le terre a sua signoria, e il mare propiamente altresì, imperò ch'elli voleva avere la signoria della terra e del mare. Li Romani che tanto fortemente erano spaventati, sì che non sapevano che si fare, mandarono verso Capova gran gente e gran cavallaria per prendare la città se potessero, nella quale lo re Anibal aveva lassate sue guardie per li Romani prendare, quando uscissero fuore di Roma, e là fu mandato Quinto Fulvio con gran gente, che assediaro la città; e sappiate che molte battaglie vi dero con lancie e quadrelli e altri ingegni che fecero, e fecero tanto infine che la presero per forza; e sì tosto com'ella fu presa, fece Quinto Fulvio assembrare gran gente per cercare la città, e sì fece ragunare l'avere e le ricchezze della città e le grandi prede ch'eglino avevano conquistate, e sì fece ogni cosa portare a Roma, che v'è assai presso; e poi fece prendare li uomini della città, per cui la città era stata governata e tenuta contra lui, e sì li fece tutti uccidare e angosciosamente morire, e sì gli avevano mandato a dire li senatori di Roma per loro lettere, che non facesse uccidare li uomini di Capova; ma per cosa ch'e senatori li mandassero a dire, non lassò che non ne facesse giustizia, e disse che male a loro uopo s'erano dati ad Anibal, e sì tosto lassato l'onore e la signoria di Roma. Quando ciò seppero li altri baroni d'intorno delle città, che le terre di Campagnia tenevano, ellino ebbero tale paura dall'una parte de' Romani e dall'altra parte dello re Anibal di Cartaggine, di cui udiro dire che tornava in Italia, che non sapevano che si fare; per la quale cosa si raunaro insieme e presero consiglio, ed insieme s'accordaro tutti gli alti uomini della contrada, e presero per partito che meglio lo' metteva[36] di morire, che vedere lo grande dolore che l'oppressava a loro gente e a loro cavallaria.