[XLI.]

Per questa paura bebbero veleno mortale, per la quale cosa tutti perdero la vita, e così fu Campagnia e la città di Capova racquistata per la forza di Roma, e tratta della signoria dello re Anibal, ove ell'era sottomessa. Allora fu a' Romani la ventura alquanto tornata, e a quello Scipio Cornellio, che poi fu chiamato Scipio Affricano, che molto ebbe grande dolore di suo padre e di suo zio, che Astrubal lo fratello d'Anibal aveva morti in Ispagna. Questo Scipio non aveva più di vintiquattro anni, giovano era di tempo e bello e grande, e sappiate ch'egli era molto savio e pro e ardito, e più valente di lui non era in tutta Roma, siccome si mostrò ne' suoi fatti, ed era di grande nobiltà di sangue. De' due Scipioni, ch'erano stati morti, l'uno era stato suo padre, e l'altro suo zio. Per questo grande dolore vendicare sì si proferse a' senatori ed a' consoli di Roma d'andare in Ispagna contra Astrubal, che gran parte della terra avea conquistata, e di ciò furo molto lieti li senatori e consoli; ma quando ebbero ragunata la gente, ellino avevano sì poco avere, che non sapevano come nè in che maniera e' potessero tenere sì gran gente a soldo in istranie terre. Adunque era Roma molto impovarita, che solea essare donna di gran ricchezze e di gran signoria. Per quella povertà che allora avevano molto grande, sì raunò Claudio Marcello e Valerio Levino[37], che allora erano consoli e molto ricchi, d'oro e d'argento e di drappi di seta, e sì arrecaro dinanzi a' senatori tutto loro tesoro e loro ricchezze che avevano conquistate, e sappiate che non ritennero per loro nè per loro figliuoli, se non uno anello d'oro ed uno fermaglio, con che acconciavano loro capelli, e a loro figliuole e a loro donne a ciascuna una libra d'oro ed una d'argento, che tanto n'avevano di prima, che appena se ne sapeva il numaro; e per l'assemplo di questi ch'io v'ô detti, fecero il simigliante tutti li alti uomini di Roma, e missero tutto loro tesoro in comune per guardare e difendare la città, e per queste cose spezialmente inforzò molto la città di Roma.


[XLII.]

Quando ciò fu fatto, Scipio con sua grande oste andò tanto per sue giornate, poi che si partì di Roma, che passò i monti di Pineos, e tanto fece che venne in Ispagna; e quando fu entrato nella contrada, egli domandò dove fossero ragunate le più grandi ricchezze degli Affricani, e quale era la terra, ov'ellino avessero mandata maggiore forza di loro gente, e fu lo' detto di Cartaggine novella, la quale avevano fatta in Ispagna. Di questa Cartaggine novella, siccome Orosio contia, e dice la maggiore parte della gente, che questa è quella città, che ora è chiamata Marot, e tali dicono ch'è chiamata Tolletta[38], che tanto è oggi nominata e pregiata, ch'è posta su lo rivaggio, ove altri truova tale fiata granella d'oro mescolate coll'arena, chi bene la vuole cercare, ma non vi so bene dire quale fu di queste due città l'una, che fu quella Cartagine ch'io v'ô parlato; ma tanto sappiate certamente di vero, che questa non fu la gran Cartaggine, ch'è in Libia nelle parti d'Affrica, d'onde lo re Astrubal aveva sì grande gente ragunata in Ispagna per navilio; Cartaggine, ond'io vi parlo, fu la città di Marte, siccome a me pare, e sappiate che Astrubal era nell'ultime parti di Spagna, là ove avea fatte molte battaglie a prendare le città e le castella, e conquistare le stranie nazioni. Ma sì tosto come seppe e intese che Scipio avea passati e monti di Pineos, d'onde io v'ô dinanzi parlato, e ch'egli era già entrato in Ispagna, elli si partì il più tosto che potè per venire contra a lui, ma intanto assediò Scipio Cartaggine novella, là ove era tutto l'oro e tutto l'argento, che gli Affricani avevano conquistato.


[XLIII.]

All'assediare della città di Cartaggine fu molto gran romore di gente, ma tutta la gran forza della cavallaria della contrada erano andati con Astrubal, sicchè quelli della città non potevano avere aiuto se non di loro medesimi e di coloro che lassati v'erano. Dentro v'era Margon fratello di Astrubal, che v'era venuto novellamente, il quale molto si penò e travagliò con grande gente ch'egli aveva, per tenere la città, ma forza nè potere nollo potea cresciare, siccome io v'ô detto. Ma Scipio che dinanzi alla città era attendato, a costui crescea molto la sua forza, imperò che tutti li Romani, ch'erano scampati della sconfitta di suo padre e di suo zio, erano assembrati e tornati a lui, per la quale cosa sua forza era molto cresciuta e crescea di giorno in giorno. Onde avvenne molte maraviglie, siccome voi udirete appresso tutte per ordine nella storia, che molto è buona e dilettevole a udire; e chi lo cuore e lo 'ntendimento vi pone, vi può imprendare molte cose che possono essare utili, che non sono nelli altri libri nè in altre storie.