Tanto andò Scipio con sua gente che avea con lui, ch'elli arrivò in Affrica, e sì tosto come fu gionto, lo seppe Anno duca di Poonia, che contra a lui venne con sì grande gente, come potè assembrare; ma in questa battaglia che gli Affricani assembraro, primamente furo venti e sconfitti, e lo duca Anno vi fu morto, il quale perdè tutto suo onore e ricchezza e vita. Questa fu la prima battaglia che Scipio fece poi che gionse in Affrica. Intanto sì combattè lo consolo Sempronio con Anibal in Puglia, ma malamente avvenne a' Romani in quella battaglia, chè lo consolo Sempronio vi fu sconfitto, ed elli il più tosto che potè si partì dello stormo, e tornò fuggendo a Roma molto lieto e gioioso non della perdita di sua gente, ma dello scampo di sua vita.
[LVI.]
Allora si ragunaro li Cartagginesi e li Mirmidieni, e quali erano nell'aiuto e nel soccorso de' Poonii, li quali erano venuti contra Scipio che duramente assaliva e distruggeva Affrica; e sappiate che queste due genti erano due osti belle e grandi, e sì avvenne che una notte s'attendaro l'uni presso all'altri. Scipio, che bene avea fatto cercare di loro affare per sue spie, andò tanto con sua gente verso la mezza notte, che s'appressò al loro campo, e tantosto comandò che fusse messo fuoco nelle tende e ne' padiglioni, senza ciò che le guardie se n'avvedessero, perciò che non avevano dottanza niuna; e sì tosto come il fuoco fu appreso nell'oste, sì si levaro suso tutti storditi come gente ch'erano addormentate, gridando: «al fuoco, al fuoco», come coloro che credevano che 'l fuoco fusse appreso per alcuno accidente.
[LVII.]
A quello remore e a quello grido venne Scipio lo consolo con grande cavallaria, che tanti n'uccise de' Poonii e de' Mirmidieni, che disarmati erano, colle spade taglienti, che tutta la terra n'era ingombrata de' morti e de' feriti, che tutti furono morti e menati a martiro. Foilse re de' Mirmidieni, che parente era dello re Anibal, si fuggì con molta poca gente, che poco si fallì che non arse dentro a sue tende. In questa battaglia ch'io v'ô detta, furo morti degli Africani tra per fuoco e per arme in quella notte quaranta milia d'uomini e presine cinque miglia. Non si dee neuno maravigliare di questa sconfitta, imperò che leggiera cosa era di loro prendare e uccidare, quando ellino entravano nel fuoco tutti disarmati per spegniarlo. Lo duca de' Poonii e lo re Foilse de' Mirmidieni, che di quella battaglia scamparo, rassembraro loro gente il più tosto che potero per combattare co' Romani e per vendicare loro ontia e loro grande dannaggio.