[LXI.]
Lo re Anibal navicò tanto tra dì e notte, che si appressimò al regno d'Affrica; e sì tosto come lo re Anibal seppe che si appressimava alla terra, elli comandò a' maestri marinari che salissero sulli arboli delle navi, che molto erano alti, e sì lo' comandò che guardassero qual città l'era più pressimana. Coloro a cui lo re comandò, furono tosto saliti nelli arboli, che cento sessanta piei erano longhi, e sì riguardaro verso la terra, che anco l'era alquanto lontana; e quando ebbero gran pezzo guardato per cognosciare il paese là ove ellino andavano, lo re Anibal li domandò che ellino vedevano, ed eglino risposero che non vedevano se non sepolture in più parti, siccome a loro pareva.
[LXII.]
Di queste parole si maravigliò molto lo re Anibal in sè medesimo, e pensò che questo significasse qualche ingombro, e perciò comandò che arrivassero ad altro porto che a quello ove eglino andavano; e così come elli comandò, così fu fatto, e non si dimoronno niente grandemente, che essi arriverò nel porto d'uno castello che molto era ricco e bello della signoria di Cartaggine, che aveva nome Lepino. Là discese lo re Anibal a terra e tutta sua gente, che del mare e della pena ch'eglino avevano auta erano molto travagliati, e sì si riposaro ine longamente, e lo re Anibal fece trarre fuore delle navi suo avere e sue prede, delle quali avevano grande abbondanza. Mentre che lo re Anibal e sua gente si riposavano sotto al castello di Lepino, mandò suoi messaggi a' prencipi della città di Cartaggine, come elli era tornato in Affrica ed era arrivato con sua gente al castello di Lepino, che molto era grande e forte; e allora fu fatta in Cartaggine grande gioia e grande allegrezza per la venuta dello re Anibal, che molto era desiderato e amato da tutti quelli della città e da' ricchi e da' povari, perciò che avevano in lui sicurtà e fidanza per lo suo senno e per la sua prodezza, della quale avevano udito molto parlare appresso e a longa.
[LXIII.]
Quando lo re Anibal si fu riposato a sua volontà, elli fece levare lo campo, e tanto andare, che si attendaro sotto a Cartaggine in uno bello piano; e quando si furo attendati, li alti baroni di Cartaggine vennero allo re Anibal, e salutare lui e tutti suoi baroni, e sì lo volevano menare dentro in Cartaggine per gioia e festa fare, come era ragione e drittura; ma lo re Anibal lo' rispose e sì lo' disse ch'elli e sua gente non entrarebbero dentro alle mura di Cartaggine, infino a tanto ch'elli avarà veduto lo consolo Scipio e parlato con lui, e sapere se potesse fare pace e concordia con lui, e se non combattarebbe con lui, perciò che non è bene fatto di lassare stare lo suo nemico in suo paese chi trarre nel può o per ragione o per forza.