E così rimase allora il primo assalto di Cartaggine, e li Cartagginesi racconciaro le mura il meglio che potero per loro difendare. Intanto li Romani abbandonaro Cartaggine, però che Masinieno lo re de' Mirmidoni, e quali erano stati loro amici per più di quaranta anni, esso passò di questa vita; e sì lassò nelle mani di Scipio tutto il suo reame e tre suoi figliuogli, chè non voleva che appresso sua morte fusse infra loro discordia e mala voglienza, però ch'elli cognosceva lo consolo Scipio tanto prudente e leale, che ciascuno de' suoi figliuogli farebbe stare contento; e tutto fece Masimieno per l'amore che Scipio li aveva portato e per sua grande gentilezza.
[LXXVIII.]
Intanto Marco Manio e Lucio Censorino assediaro la città di Tezagao in Affrica, la quale presero per forza, e uccisero dodici migliaia d'Affricani e sei milia ne presero, e in quella città conquistaro molto grande avere, della quale città fecero le mura abbattare. In quello tempo si ribellò contra a' Romani Sicondo Filippo di Macedonia, che da loro medesimi teneva la signoria. Incontra a costui fu mandato uno alto principe di Roma, che Juvasio era chiamato, con molta grande gente e cavallaria; ma sì tosto come gionsero in Macedonia, eglino s'assembrarono a battaglia contra a Sicondo Filippo. In quella battaglia fu morto e sconfitto Juvasio con tutta sua gente, della quale cosa ebbero e senatori e tutti e Romani grande dolore ed ira.
[LXXIX.]
Allora tornò Scipio lo consolo a Cartaggine con sua gente, poi ch'egli ebbe tutto lo reame de' Mirmidoni partito e dato a' tre frategli, che tenere dovevano la signoria, e quando furo tornati a Cartaggine, Scipio che consolo era per li Romani, a gran pena assentì che la terra fusse guasta e diserta; ma li Cartagginesi l'avevano rifornita e sì acconcia in tutte parti, che non dottavano persona, se non fussero e Romani, contra a cui non potevano avere nè soccorso nè aiuto, e allora li Romani s'armarono per assalire la città per mare e per terra. Là fu molto crudo assalto e molta pericolosa battaglia, però che sei dì e sei notti li Romani non finaro d'assalire e di combattare la città in più parti; là fu molta grande distruzione fatta di pedoni e di cavalieri di quelli d'entro e di quelli di fuore.