[LXXX.]
Molte fiate gittaro li Cartagginesi lo fuoco ardente sopra alli ingegni de' Romani, ma i Romani erano apparecchiati, che tostamente lo spegnevano; e quando venne il settimo dì, che l'assalto e la battaglia era durata senza riposo prendare, quelli della città, che bene vedevano che la città non si poteva più difendare, perciò che Scipio l'aveva già prese le prime difese di loro fortezze, e tutti coloro che le mura difendevano, aveva fatti fuggire, e niuno non si osava più di difendarla, allora cominciarono li Cartagginesi molto fortemente a gridare che Scipio li ricevesse, salve le persone, rimanendo suoi servi.
[LXXXI.]
Così s'arrendero e Cartagginesi a Scipio, che più non si potevano difendare contra alla forza de' Romani che l'avevano assediata; e allora vennero le donne e le donzelle della città, che grande dolore facevano dinanzi a Scipio, a cui erano menate dinanzi. Appresso vennero le compagne de' cavalieri e de' pedoni e d'altri uomini della città, de' quali v'erano più di trenta milia, tutti sanguinosi per lo combattare ch'avevano fatto per loro difendare, e delle femmine ve n'erano più di venticinque milia, molto triste e molto dolorose, però che Asdrubal loro signore si rendè a Scipio di sua volontà; e tantosto Scipio fece mettare fuoco per tutta la città nelle torri e nelle case e nelle magioni. Coloro che s'erano fuggiti ne' templi, si gittavano ne' fuochi di loro volontà per ardarsi. Quando la città fu tutta arsa, la donna d'Asdrubal con due suoi figliuogli ch'ell'aveva, si lassò cadere per disperata nella maggiore fiamma del fuoco ch'ella vidde, e subito arse.
[LXXXII.]
Così morì l'ultima reina di Cartaggine, che s'uccise per sua grande follìa così come la primaia. Là guadagnaro li Romani grande tesoro, ch'e Cartagginesi avevano assembrato di più contrade di Italia, di Cicilia e di Spagna e di molte altre contrade e città, ch'egli avevano robbate e distrutte; e quando tutto l'avere fu tratto fuore della città, Scipio lo fece rendare a coloro, a cui era stato tolto delle contrade e città, ch'io v'ô nominate. Intanto arse la città, che bene diecisette dì pugnò ad ardare, e allora fu Cartaggine al tutto distrutta e tutte le mura abbattute infino alle fondamenta, e non vi rimase nè torre, nè casa, nè magione, che non fusse a terra abbattuta e in cénare e in polvare tornata; e tutti i prigioni che vi furo presi, venderono e missero in servaggio, fuori che Asdrubal e certi alti prencipi di Cartaggine, e quagli furono menati a Roma. E sappiate che in capo di settecento anni che Cartaggine era stata primamente fondata, sì fu ella distrutta e disfatta, siccome Macrobio e più altri savi dicono. Quattro anni stettero e sopradetti consoli in Affrica innanzi che la distruggessero. Scipio per sua prodezza e per suo senno e per sua larghezza acquistò il sopranome di suo zio, e sì fu poi chiamato Scipio Affricano tutti e dì di sua vita.