[19] Vedi documento n.o XVIII.
[20] Fra i primi che accorrevano al ex palazzo Governativo alla testa di una distinta squadriglia, fuvvi il doltor fisico Paolo Rossignoli. Egli colle armi che gli somministrava l’amico Ercole Durini toglieva la vita e le armi ai soldati ivi di guardia. Quindi impossessatosi della carrozza dell’Arcivescovo, faceva la prima barricata dal lato di S. Maria della Passione. Si portò poscia alla bottega dell’armajuolo Colombo, ove potè armare la sua squadriglia. Indi, facendo barricate, si avanzò sul piazzale delle Galline, ed ivi trinceratosi con quattro barricate fatte colle vetture del Marzari ed innalzato il vessillo tricolore nel mezzo della piazzetta, obbligò di poi il prete della chiesa di S. Protaso a far suonare campana a martello.
Alla presa del palazzo di Polizia gli venne ferito al fianco il pittore Tenconi, che medicò in casa Mangili e fece quindi trasportare all’Ospedale. Proseguendo a far eseguire le barricate sino a S. Marcellino, fu ferito, sull’angolo del Lauro, da una palla che gli sfiorò l’ultima costola al fianco destro, da molti Croati appostati sul ponte Vetro nella sera della prima gloriosa e più difficile giornata.
La scelta compagnia del dottor Paolo Rossignoli era composta oltre a’ suoi due cugini Franceseo e Giuseppe Rossignoli, dei conti Guido ed Emmanuele Borromeo, di Oreste Zaffanelli, di Carati Enrico, Valentino Rossi, Ermenegildo Fumagalli, Quiroli Bartolomeo, Luigi Zanner, Pellegata Giuseppe, Santino Sando, Angelo Corsi e Fiando fratelli.
Il primo che dal Broletto portasse al Palazzo di Governo la bandiera tricolore fu il signor Gio. Battista Grondona, impiegato alla Giunta del Censo. Egli schivò fortunatamente un colpo di fucile direttogli da una delle guardie, stesa, poi morta a terra da un nobile cittadino.
Merita speciale ricordanza anche l’avvocato Antonio Negri, che munito di semplice bastone, fu tra i primi a disarmare il corpo di guardia del Palazzo di Governo, e tra quelli che fecero prigioniero O’Donell. In appresso munito di arme da fuoco, a Porta Romana respinse quasi solo una forte mano di Croati; all’Arco di Porta Nuova tra un nembo di palle coraggiosamente avanzando incuorò gli altri; finalmente, benchè ferito in una gamba, salito con alcuni altri sul terrazzino di detto Arco, col molestare continuamente l’inimico contribuì non poco a farlo sloggiare di quel punto importantissimo.
Parimente non v’ha dimenticato il coraggioso cittadino Carlo Peroli, che pure con un colpo di pistola al Governo uccise uno dei soldati di guardia; e di là in compagnia del conte Durini, passando alla contrada di S. Paolo fece eseguire la prima barricata in capo a quella contrada, incoraggiando ed obbligando una turba di cittadini a quel lavoro. Trovatosi quindi con alcuni suoi compagni al negozio dell’armajolo Colombo e vedendo che costui cercava di temporeggiare, egli con una leva di ferro sforzò la bottega, ed armatosi potè in compagnia del suo amico Cavalieri perseguitare la truppa che passava per la contrada del Rebecchino. Incaricato del signor Barbò ad andare ai Monforti per liberare uno zio del medesimo, unitosi ad una squadra de’ nostri, volò a levare dall’assedio un vecchio rispettabile. Indi scavalcando colle scale a mano la casa Cicogna, entrò nelle ortaglie, ov’era accampato un corpo di Croati, contro cui combattè. In questo scontro restò ferito il cittadino Mariani. Racconti di 200 e più testimonj oculari.
[21] Il signor Giuseppe Nova fece prigioniero il vicepresidente O’Donell, che consegnò al conte Alessandro Greppi. Più avanti avrò occasione di parlare del coraggioso giovine signor Nova.
[22] Gli ultimi cinque giorni degli Austriaci in Milano, relazioni e reminiscenze. Milano, tipogr. Borroni e Scotti, pag. 13. Come uno dei primi pubblicati, questo libro manca di qualche fatto, ma non va senza lode per le notizie esatte ed importanti che racchiude.
[23] Narra l’autore dei Racconti di 200 e più testimoni oculari dei fatti delle gloriose cinque giornate di Milano, «che uscendo tre carrozze, due a due cavalli, ed una ad un cavallo solo, ed attraversando la piazza dalla parte della contrada Cusani per recarsi al dazio di Porta Tenaglia, staccasi un drappello di cavalleria ussera e si presenta alla portiera scaricandovi diversi colpi di carabina. Nè contento di questo, adopera lo squadrone per finire di sacrificare le vittime che in esse si contenevano. Una delle carrozze a due cavalli prese la fuga dirigendosi verso la casa Dal Verme, e da’ militari stessi venne condotta in castello, attraversando la linea delle piantaggioni; l’altra con un solo cavallo, portatasi a carriera verso la strada che percorreva, tutto ad un tratto soffermossi, e per quanto facesse il vetturale o qualche cittadino accorso in ajuto, non fu possibile di rimuovere dal suo posto il cavallo; la terza soffermossi dirimpetto alla porta del castello, e vi stette per un’ora e mezzo circa, sotto ad una dirotta pioggia, custodita da due usseri, uno per parte della portiera, venne poi tradotta in castello, e verso sera si vide a ritornare il medesimo legno. Asseriscono poi che alla mattina susseguente si trovarono due cavalli morti da colpi di squadrone sulla piazza del castello, e furono riconosciuti i medesimi attaccati al legno fuggitivo. Un cocchiere si vide cadere nel momento che fu assalito; nulla seppesi di coloro che erano nei legni, sendo che i colpi di cannone e della fanteria e cavalleria che trovavasi sulla piazza fecero ritirare tutti gli astanti.