CARLO ALBERTO.
VIII.
19 MARZO (DOMENICA)
Dal palagio al tetto umile
Tutto tutto il bel paese
Guerra eccheggi, e morte al vile
Che tant’anni ci calcò.
Guerra suonino le chiese
Che il ribaldo profanò.
L. Carrer.
O Tedeschi, tanto le nostre donne, le nostre città, la patria nostra ha sofferto per voi! Cotanto è il tesoro d’odio contro di voi accumulato da secoli, da secoli nutrito con sangue, con lacrime, che per voi sarebbe consiglio di unica salute non che tentare l’ira nostra, ma ginocchioni pregare Iddio che non faccia spuntare il giorno in cui a spade c’incontreremo con voi; perchè in quel giorno combatteremo come gente che non vuole, che non concede quartieri, perchè in quel giorno avremo da esigere da voi, o Tedeschi, per due vendette. Feroce vendetta per le madri, per i nostri padri che dormono sonni invendicati nei loro sepolcri; feroce vendetta per noi loro figli, a cui ora vorreste perfino contendere la luce del sole.
Govean, Stamura d’Ancona.
Ad una notte piovosa, impiegata da tutti i cittadini a formar barricate d’ogni genere, come anderò descrivendo, successe il più bel mattino, che irradiato dal sole pareva arridere alla nostra vicina vittoria. Iddio è con noi. Viva Pio IX, viva l’Italia, morte ai tiranni! Lo sparo de’ moschetti e di tratto in tratto del cannone, il suono a stormo delle campane di tutte le chiese, fanno eco a quelle grida entusiastiche.