Circa le ore 4 pomeridiane gli alunni e le alunne del Conservatorio di Musica per ordine del loro direttore conte Borromeo furono condotti a ricoverarsi nel palazzo del conte Vitaliano Borromeo scortati da dieci Guardie Civiche. Fino dalla mattina tutti i ricoverati nel Conservatorio, non tenendosi sicuri in questo luogo, erano passati nelle case vicine, e specialmente nella casa Archinto, ove lautamente venivano trattati il signor Prevosto ed i Coadjutori della Passione, le famiglie Cardani e Frasi, e molti altri.
Il casamento del Conservatorio, dietro i progetti proposti dall’ingegnere Grassi, venne destinato a servir di appostamento ai nostri bersaglieri onde tener di colà distratti i soldati dai due lati, ed in tal modo facilitare la presa di Porta Tosa. Quello che avvenne di poi in questo luogo ci viene descritto nei citati Racconti di 200 testimonj, dai quali prendiamo quanto segue:
«A undici ore di notte si radunarono molti patriotti in questo locale per l’esecuzione del suesposto progetto».
«Io con un lumicino accompagnai l’ingegnere Cardani e diversi altri armati di fucili e carabine nel quartiere delle alunne destinate all’uopo; le gelosie delle finestre erano state chiuse tutto il giorno, e nelle diverse scuole e nei dormitorj si apostarono i valorosi.
«Intanto alcuni zappatori diretti dal signor Borgocanti entrarono per la parte della cucina nel giardinetto sotto posto. Io procurai loro una leva di ferro ed altri attrezzi necessarj per aprire una breccia nel muro di cinta; come fecesi colla massima precauzione per non essere scorti dal nemico. L’ ingegnere Cardani, fattosi loro guida li condusse colle scale della Chiesa della Passione, per le ortaglie sui bastioni, ivi furono da noi calate le scale di fuori lungo le mura, onde avessero ad ascendere quelli che si trovassero esternamente, e che si dicevano accorsi in aiuto. Sfortunatamente non si vide nessuno, sia però lode egualmente a quelli che progettarono ed eseguirono tale operazione tanto arrischiata ed ingegnosa!»
«Ad un’ora di notte si cominciò dai nostri a tirare contro i militari posti di guardia dietro le piante sul bastione; questi risposero colle loro solite fucilate, poi si videro dei picchetti partire da Porta Tosa e dal borgo di Monforte e venire a schierarsi di dietro le piante su quel punto del bastione, e così a colpi replicati e frequenti d’archibugi si continuò per più di un’ora, quando a un tratto cominciarono le cannonate».
«Un cannone di Porta Tosa, appostato dagli Austriaci in capo alla stradella sul bastione, e un altro al borgo di Monforte nell’atto opposto, cominciarono a tirar contro le finestre del Conservatorio, e ne menarono fiera rovina.»
«Ma Dio vegliava su noi, poichè dei tanti nostri, che per ben cinque ore di seguito continuarono al combattere in questa località, due soli restarono feriti sul detto quartiere delle alunne: uno fu certo Poletti Carlo, che, colpito da una palla di fucile, fu trasportato da prima nella cucina inferiore del Conservatorio, dove gli prestarono soccorso d’ogni sorta, nel che il signor Preposto Radaelli si distinse per carità, coraggio e zelo; quindi fu trasportato al deposito ove morì il 25. Un altro Antonio Donzelli addetto allo studio del signor avvocato Lissoni restò ferito egualmente, mentre l’ingegnere Cardani gli caricava il proprio fucile. Il Donzelli però vive tutt’ora essendogli stata dal chirurgo Valerio levata la palla, e si spera che guarirà. Alcuni de’ nostri più ardimentosi, dalla breccia del muretto del giardino del Conservatorio si spinsero nella prossima ortaglia, e di là sino sul bastione con una scala della chiesa, ma dovettero poi ritrarsi, restandone alcuni morti sotto le palle nemiche.
«Una cosa che ha veramente del miracoloso si è ammirata e si ammira tutt’ora da quanti la videro e la veggano, e si è che, mentre nel detto quartiere delle alunno si raccolsero più di 20 palle di cannone di vario calibro, e alcuni pezzi di palle di obizzi e di razze alla Congréve caduti sul tetto e nel dormitorio dov’erano tutt’ora dieciotto letti coi piumaccini e pagliaricci, pure non vi fu alcun segno d’incendio».