VIVA L’ITALIA—VIVA PIO IX.

Dal Comitato Centrale di Guerra in Casa Taverna, 22 marzo 1848.

Diversi fatti meritevoli di menzione succedettero anche in questo giorno, come vado narrando:

S. Luca, Collegio Militare. Già da tre giorni si dava l’assalto a questo collegio de’ cadetti, quando costretti per mancanza di viveri e di forze dovettero arrendersi. Il signor Severus, direttore dell’istituto, aveva ordinato al maestro Corsich di disporre i 140 alunni sì che sicuri potessero offendere coi fucili e col cannone la gente del popolo inerme che nel secondo giorno della rivoluzione usciva dalle sue abitazioni per provvedersi delle cose di prima necessità. A loro vengono aggiunti 300 cacciatori Tirolesi, e tutti uniti, animati dalle istigazioni del loro direttore, cercano di uccidere a più potere. I soli alunni italiani, che raccapricciavano a tale comando, sono minacciati di 25 colpi di bastone. In questi giorni per non rallentare il fuoco, viene a tutti proibito di portarsi al refettorio, e dal sabato al mercoledì sono nutriti con tre once di pane al giorno. Vedi barbarie del signor Severus, infame satellite di Radetzky!

Verso le ore dodici il marchese Trivulzio, che molto si segnalò in questi giorni, portandosi con un corpo dei nostri per la consegna, fu ferito in una coscia e si dovette trasportarlo alla sua abitazione. I cadetti che appartenevano a famiglie milanesi vennero consegnati a queste, e gli altri si tennero ostaggi nella casa Barbò. Più estese notizie intorno alla presa di S. Luca si leggono nell’altre volte citato libro dei Racconti di 200 e più testimoni oculari.

Porta Nuova. Reduce alla sera il cavaliere Palladini, direttore dell’Ergastolo, dal Governo Provvisorio ove erasi recato per le importanti sue rivelazioni, delle quali si è già toccato più sopra, presentavasi ai portoni di Porta Nuova con due guardie inermi di quello stabilimento, instando perchè qualcuno dei combattenti di quel forte volesse scortarlo. La sera era oscurissima, e benchè corresse voce che dalla caserma di S. Angelo continuava il fuoco ed incessante fosse lo sparo dei cannoni in quelle vicinanze, s’offersero immantinenti e senza tema i cittadini Luigi Rossignoli e N. Perelli. Percorso lo stradone di S. Angelo ed accortisi che la caserma era già abbandonata dalle truppe, tranquillamente proseguirono il cammino. Alloraquando arrivati al viale che mette alla casa di Correzione, d’improvviso vennero scagliati due colpi di fucile alla distanza di circa sei passi di fronte al Palladini ed al Rossignoli, che precedevano gli altri tre del seguito; ma fu volere d’Iddio che ne rimanessero illesi. Imprudenza sarebbe stata l’avanzarsi più oltre per quella strada, stante l’oscurità della sera, e per essere invasa dalle soldatesche, che, come venne a conoscersi, proteggevano la propria ritirata; onde retrocessi d’alcun poco e fatto aprire un’osteria di contro alla caserma di S. Angelo, fu ivi dato ricovero al cavaliere Palladini, che vi passò la notte in compagnia delle sue due guardie, cui il Rossignoli, prima di allontanarsi col proprio compagno, muniva di due buone pistole perchè vegliassero alla difesa del benemerito suddetto Palladini.

Porta Tosa. Il combattimento che fiero e terribile durò in tutti i cinque giorni a Porta Tosa è uno dei fatti più importanti della rivoluzione di Milano. L’impeto poi con cui si attaccava oggi da tutti i punti il nemico, dava a vedere esser questo il giorno decisivo della battaglia. In questo luogo più che altrove la ferocia delle milizie austriache diede le più orrende e turpi prove di sua barbarie. In questo luogo più che altrove il cannone e le bombe, mitragliando e bombardando, portavano lo sterminio a molti caseggiati. Il saccheggio, l’assassinio ed il fuoco dominavano in tutte le case ove potè penetrare il Tedesco; ben nove incendi appiccati nella giornata, entro e fuori della città, rischiaravano talmente la notte precedente il giovedì, che gli abitanti potevano attendere alle loro cure domestiche nel più fitto della notte senza bisogno del lume[43].

In mille modi ci viene raccontato il combattimento di questo giorno a Porta Tosa dai diversi narratori dei fasti delle gloriose cinque giornate.

I punti principali dell’attacco furono dalla parte del Conservatorio di Musica, e dalla parte del Dazio. Io riporterò quanto si legge in proposito al primo nel n.o 4 nel giornale il Lombardo, in quanto al secondo riferirò le parole del dottor Osio nelle sue Reminiscenze, come quello che più s’accorda colle informazioni da me prese sul luogo e da persone che v’ebbero parte.