— «Non temere, amico mio. — Da tre anni i vincitori del Circo Massimo devono i loro allori unicamente alla mia condiscendenza. Chiedilo a loro stessi e ti diranno ch'io non esagero. Alle ultime gare l'Imperatore in persona mi offrì la sua particolare protezione a patto ch'io guidassi i suoi cavalli.» —

— «E tu non accettasti?» — chiese con vivo interesse Malluch.

— «Io,» — proseguì Ben Hur, e qui la sua voce si fece esitante, — «io sono Ebreo e non osai, quantunque portassi un nome romano, assumermi professionalmente un'ufficio che avrebbe suonato onta al nome di mio padre nei chiostri e nelle corti del Tempio. — Nulla mi vietava di addestrarmi nelle palestre, ma il circo mi avrebbe disonorato, e se qui faccio un'eccezione, Malluch, ti giuro che non è per il premio o per la mercede riservata al vincitore.» —

— «Fermati, non giurare così,» — lo interruppe Malluch, — «la mercede è di diecimila sesterzi, una fortuna per tutta la vita.» —

— «Non per me, quand'anche il Prefetto la triplicasse cinquanta volte. Io voglio ben altro; voglio ciò che vale più di tutti i redditi imperiali dal primo anno dell'impero a tutt'oggi. Voglio umiliare il mio nemico. Tu sai che la vendetta è permessa dalla legge.» —

Con un sorriso d'approvazione, come volesse dire, «Benissimo, benissimo, fra noi Ebrei c'intendiamo» Malluch rispose: — «Messala correrà, non dubitarne. Egli si è già troppo impegnato annunciando il suo concorso in tutti i pubblici ritrovi, e d'altronde il suo nome figura sulle tavolette di tutti i giovani giuocatori d'Antiochia.» —

— «Il suo nome è impegnato in scommesse, dici tu?» —

— «Sicuro, ed ogni giorno egli viene qui con ostentazione ad esercitarsi.» —

— «Ah! quello adunque è il cocchio e quelli sono i cavalli di cui si servirà? Sta bene; sii ringraziato buon Malluch. Tu m'hai già reso un gran servigio ed io ho di che rallegrarmene. Ora siimi guida all'Orto delle Palme e presentami allo sceicco Ilderim il Generoso.» —

— «Quando?» —