Ma il Rabbi s'era infatuato in politica e proseguì senza notare la spiegazione:

— «Cosa stanno facendo i fanatici laggiù nella Galilea?» —

— «Io sono un falegname, e Nazareth è un villaggio — disse Giuseppe prudentemente. — La strada sulla quale si trova il mio banco di operaio non è una via che conduce ad alcuna città. Spaccando e segando assi non trovo tempo per prender parte alle discussioni dei partiti».

— «Ma voi siete un Ebreo» — disse con serietà il Rabbi — e siete un'Ebreo discendente di Davide. Possibile che voi possiate trovar piacere nel pagar qualsiasi tassa all'infuori del siclo dato per antico costume a Jeova?» —

Giuseppe si mantenne calmo.

— «Io non mi lamento» — continuò l'altro — dell'aumento della tassa. Un denario è una bagatella. È l'imposizione che io ritengo un'offesa. Che cos'è il pagarla se non una sottoscrizione alla tirannia? Ditemi: è vero che Giuda pretende esser il Messia? Voi vivete fra i suoi seguaci.» —

— «Io intesi dire dai suoi seguaci ch'egli era il Messia.» —

Il velo della donna si alzò con rapidità e per un secondo tutto il suo volto fu visibile. Gli occhi del Rabbi si volsero verso di lei e fecero in tempo a vedere un sembiante di rara bellezza, reso più attraente da uno sguardo di intenso interesse; ma un lieve rossore si sparse per le sue gote e sulla sua fronte ed il velo tornò a coprirla agli occhi dei curiosi.

Colui che discorreva di politica dimenticò il suo tema favorito.

— «Vostra figlia è avvenente» — disse parlando quasi fra sè.