Ben Hur prese il foglio e lesse.
Nota degli schiavi di Hur, tenuta da Simonide suo amministratore.
- 1. Amrah, Egiziana, custode del palazzo in Gerusalemme.
- 2. Simonide, Agente in Antiochia.
- 3. Ester figlia di Simonide.
Ora, in tutte le sue riflessioni intorno a Simonide, Ben Hur non aveva mai lontanamente pensato che, per legge, i figli seguono la condizione dei genitori. In tutte le sue visioni la soave persona di Ester figurava come una rivale dell'Egiziana, oggetto del suo affetto e forse del suo amore. Egli rabbrividì alla rivelazione così bruscamente presentatagli, e vedendo la fanciulla arrossire e chinare gli occhi mentre egli avvoltolava di nuovo il papiro nelle sue mani, egli disse:
— «Un uomo con seicento talenti è ricco in verità, e può fare ciò che gli piace; ma più preziosi del denaro, più preziosi dei beni, sono l'intelligenza che ha saputo ammassare quella ricchezza, e il cuore che, in mezzo a quella ricchezza, non s'è lasciato corrompere.
O Simonide, e tu Ester, non temete. Lo sceicco Ilderim attesterà che da questo momento io vi dichiaro liberi e affrancati, e questo confermerò con una scrittura. Vi basta?» —
— «Figlio di Hur» — disse Simonide — «tu rendi dolce anche la servitù. Ma sappi che io ebbi torto: vi sono cose che tu non puoi fare, nemmeno con le tue ricchezze. Tu non puoi liberarci. Io sono tuo schiavo, perchè spontaneamente mi lasciai forare l'orecchio con la lesina per mano di tuo padre, e i segni rimangono ancora.» —
— «E mio padre fece questo?» —
— «Non biasimarlo,» — si affrettò a dire Simonide. — «Egli mi accettò quale schiavo di questa categoria, perchè io lo supplicai di fatto. Non mi sono mai pentito. Fu questo il prezzo che pagai per Rachele, la madre di mia figlia; perchè Rachele non volle diventare mia moglie, se io non fossi diventato ciò che essa era.» —
— «Essa era schiava in perpetuo?» —