— «E tu, figlia di Rachele, parla!» — continuò Simonide, sollevando il braccio di lei dalla sua spalla.

Ester, lasciata così sola, rimase confusa un istante; poi andò da Ben Hur, e con tutta la grazia della sua femminilità, disse:

— «Io non sono diversa da mia madre; e poichè essa è morta, lascia, padrone, che io prenda cura di mio padre.» —

Ben Hur prese la sua mano e la condusse presso la poltrona. — «Sei una buona figliuola» — disse. — «Sia fatta la tua volontà.» —

Essa cinse di nuovo il collo di suo padre e per qualche tempo regnò il silenzio nella stanza.

CAPITOLO VIII.

Simonide alzò il capo.

— «Ester, egli disse dolcemente, la notte è inoltrata; portaci da bere, affinchè ciò che ancora dobbiamo dire non ci affatichi.» —

Essa suonò il campanello. Un domestico entrò con vino e pane.

— «Qualche cosa rimane ancora da chiarirsi, mio buon padrone» — disse Simonide. — «D'ora innanzi le nostre vite dovranno correre insieme come due fiumi che hanno unite le loro acque e scorrono verso la medesima foce. È meglio che ogni nube sia dissipata. Quando tu partisti l'altro giorno dalla mia porta tu credesti che io ti avessi negato quei tuoi diritti che ora conosco in tutta la loro ampiezza. Ma non fu così, no, non fu così. Ester può attestare che io ti riconobbi, e che non ti perdei di vista lo può dire Malluch, il quale...» —