— «Verrà per quello che indubbiamente avrà condotto qui voi, Rabbi; pel decreto di Cesare — e il guardiano gettò uno sguardo interrogativo al Nazareno poi continuò: — tale motivo portò la maggior parte di coloro che alloggiano qui. E ieri arrivò la carovana diretta da Damasco all'Arabia e al Basso Egitto. Questi che voi vedete appartengono a quella carovana, uomini e cammelli.» —

Giuseppe persisteva.

— «La corte è grande» — disse.

— «Sì, ma è ingombra di merci e di balle di seta, di caffè, di aromi e di ogni qualità d'oggetti.» —

Allora, per un momento, il viso del richiedente perdette la sua passività; gli occhi immobili e alteri s'abbassarono. Con calore egli disse: «Non importa per me, ma io ho mia moglie con me e la notte è fredda, più fredda su quest'altura che non la notte di Nazareth. Mia moglie non può già rimanersene all'aria aperta. Che vi sia posto in città?» —

— «Questa gente — il guardiano fece un cenno colla mano additando la folla davanti alla porta — ha investigato la città in tutti i sensi e trovò ogni casa piena.» —

Giuseppe guardò ancora una volta a terra dicendo mezzo fra sè:

— «Ella è così giovane! se le facessi un letto sulla collina il gelo l'ucciderebbe!»

Poi parlò di nuovo al guardiano:

— «Può essere che abbiate conosciuti i di lei genitori, Joachim e Anna, una volta stabiliti a Betlemme, e, come me, discendenti da Davide.» —