— «Per Ercole!» — egli gridò — «il foglio mente, e l'Ebreo è un bugiardo. Chi, se non Cesare, ha cinquanta talenti all'ordine? Abbasso il bianco insolente!» —

L'urlo era furioso, e fu ripetuto da venti gole; ma Samballat rimase tranquillamente seduto, col medesimo sorriso provocante sulle labbra. Finalmente Messala parlò.

— «Silenzio! Uno contro uno, con cittadini — uno contro uno, per l'amore del nostro bel nome Romano.» —

Il suo intervento opportuno salvò la sua dignità e gli riconquistò la vacillante supremazia.

— «O cane circonciso!» — egli continuò verso Samballat. — «Tu dicesti sei contro uno, nevvero?» —

— «Sì» — rispose tranquillamente l'Ebreo.

— «Allora lasciami scegliere la posta.» —

— «Come vuoi, a condizione, se è una bagatella, di rifiutarla.» —

— «Scrivi cinque in luogo di venti.» —

— «Possiedi tanto?» —