Così dicendo Ben Hur riempi la coppa e la porse a Balthasar che alzò gli occhi in segno di muta preghiera.

Intanto lo schiavo portò i tovagliuoli, ed i tre, dopo di essersi lavate ed asciugate le mani, si sedettero secondo l'uso orientale, sotto la medesima tenda, che, molti anni prima, aveva servito per l'incontro dei tre Saggi nel deserto.

CAPITOLO III.

La tenda era comodamente spiegata sotto un albero, in vicinanza al ruscello; sopra di essa, le larghe foglie pendevano immobili dai loro rami; più in là sorgevano i delicati steli delle canne ritti come freccie. Di tanto in tanto, attraverso al vapore perlaceo, un'ape ritornando col suo profumato bottino, passava ronzando e spariva, ed una pernice, sbucando dalle siepi beveva, chiamava la sua compagna e volava via. La quiete della valle, la freschezza dell'aria, la bellezza del luogo, il silenzio quasi domenicale, sembrava avessero intenerito l'animo dell'Egiziano; la sua voce, i suoi gesti, ed i suoi modi, erano più dell'usato, gentili, e spesso, mentre guardava Ben Hur conversando con Iras, ebbe negli occhi un'espressione di infinita pietà.

— «Quando ti raggiungemmo, o figlio di Hur,» — egli disse alla fine del pasto, — «sembrava che tu pure fossi diretto a Gerusalemme. Posso domandarti, senza offenderti, se ti rechi fin là?» —

— «Io vado alla Città Santa.» —

— «Per il grande bisogno che ho di risparmiare una fatica, ti domanderò ancora, se v'è una via più breve di quella di Rabbath-Ammon?» —

— «Una via scabrosa, ma più corta, conduce da Gerasa a Rabbath Gileat. È quella che ho deciso di prender io.» —

— «Sono impaziente,» — disse Balthasar. — «Recentemente il mio sonno fu disturbato da sogni — o piuttosto dallo stesso sogno che si ripeteva. Una voce veniva a dirmi: — «Presto, alzati! Colui che tu hai tanto aspettato, è arrivato.» —

— «Intendete colui che dev'essere Re degli Ebrei?» — domandò Ben Hur, fissando l'Egiziano con meraviglia.