— «Sì.» —

— «Allora non avete sentito parlare di lui?» —

— «Nulla, tranne le parole della voce del sogno.» —

— «Io ho notizie che vi rallegreranno, come rallegrarono me.» —

Dalla sua sopravveste, Ben Hur estrasse la lettera ricevuta da Malluch. La mano che l'Egiziano stese tremò. Egli lesse ad alta voce, con crescente emozione; le vene del collo gli si gonfiarono e pulsarono con violenza. Alla fine egli alzò gli occhi in atto di ringraziamento e di preghiera. Non fece alcuna domanda, perchè non aveva dubbî.

— «Tu sei stato molto buono verso di me, o Dio,» — egli disse. — «Sì, sì, ti prego, che io possa rivedere il Salvatore, ed adorarlo, ed il tuo servo sarà pronto ad andarsene in pace.» —

Le parole, il modo, la stranezza della semplice preghiera, fecero su Ben Hur un'impressione nuova e duratura. Iddio non gli era mai apparso così vero e così vicino; sembrava fosse lì curvato, su loro, o seduto al loro fianco — un amico, da pregarsi alla buona, — un Padre che amava tutti ugualmente i suoi figli — Padre degli Ebrei come dei Pagani — Padre universale, che non aveva bisogno di intermediarî, nè di Rabbini, nè di sacerdoti, nè di dottori. L'idea che tale Dio potesse mandare all'umanità un Salvatore invece di un Re apparve a Ben Hur con una luce non soltanto nuova, ma così vivida, ch'egli potè quasi afferrare la maggior importanza di questo dono, e insieme la più grande coerenza di esso con la natura della Divinità. Non potè a meno di domandare:

— «Adesso che egli è venuto, o Balthasar, credi ancora ch'egli debba essere un Salvatore e non un Re?» —

Balthasar gli lanciò uno sguardo pensoso e tenero.

— «Come dovrò rispondere?» — egli disse. — «Lo Spirito che in forma di stella fu da tanto tempo la mia guida, non mi apparve più dacchè t'incontrai nella tenda del buon sceicco; credo però che la voce che mi parlò in sogno sia la medesima; ma eccettuata quella non ho altre rivelazioni.» —