— «Questo medesimo Ebreo uccise un soldato Romano sulla piazza del Mercato, qui in Gerusalemme; questo stesso Ebreo possiede tre legioni di Galilei pronte ad arrestare il Governatore Romano questa notte: questo stesso Ebreo ha stretto alleanza con varî principi per una sollevazione generale contro Roma; uno dei suoi alleati è lo sceicco Ilderim.» —

Avvicinandosi a lui, essa gli sibilò nell'orecchio;

— «Tu hai vissuto in Roma. Supponiamo che queste cose vengano ripetute ad alcune persone di nostra conoscenza... Ah — tu cambi colore?» —

Egli si ritrasse da lei, con l'espressione che possiamo immaginare sul volto di un uomo, che credendo di scherzare con un gattino, si trova improvvisamente d'aver fra le mani una tigre. Essa continuò:

— «Tu sei stato nell'anticamera imperiale, e conosci il ministro Seiano. Supponiamo che, con le prove alla mano — o anche senza le prove — gli si dica che questo Ebreo è l'uomo più ricco d'Oriente — anzi di tutto l'impero. I pesci del Tevere mangerebbero di grasso quel giorno, non è vero? E mentr'essi banchettano, o figlio di Hur, — ah, quale splendore regnerebbe negli spettacoli del Circo! Divertire il popolo Romano è un'arte difficile, procurarsi il denaro per divertirlo è un'arte ancora più raffinata; e quale artista ha mai eguagliato Seiano?» —

La commozione di Ben Hur al cospetto della profonda abbiezione che queste parole rivelavano, non era tale da oscurargli la memoria. La scena della sorgente, sulla strada verso il Giordano, gli riapparve davanti agli occhi; ed egli si rammentò il sospetto che gli era venuto intorno alla fedeltà di Ester. Con la medesima convinzione, e forzandosi di parer calmo rispose:

— «Per farti piacere, o figlia d'Egitto, io riconosco la tua abilità, e devo confessare che io sono interamente nelle tue mani. Potrei ucciderti, è vero, ma sei una donna. Ma non dimenticarti che il deserto è pronto ad accogliermi; e quantunque Roma sia assai destra nella caccia all'uomo, dovrebbe seguirmi a lungo prima di prendermi, perchè in quelle steppe vi sono selve di lancie e boschi di rovi, e la sabbia è clemente al Parto invitto. Nelle maglie della tua rete, zimbello e gonzo delle tue arti, un diritto mi rimane tutt'ora: Chi ti riferì tutto ciò che sai di me? Nella fuga e nella cattività, nell'ora della morte persino, mi sarà di consolazione pensare che ho lasciato al traditore la maledizione di un uomo che ha vissuto una vita di tossico e di fiele. Chi mi ha tradito?» —

Fu arte, fu espressione sincera, il volto dell'Egiziana si atteggiò a commiserazione.

— «Vi sono al mio paese, o figlio di Hur,» — essa disse — «operai che fanno dei quadri raccogliendo le conchiglie variopinte sparse qua e là sulla spiaggia dopo una tempesta, sminuzzandole, e ordinando le schegge sopra tavolette di marmo. Vedi tu quale insegnamento contiene quest'arte per coloro che vanno in cerca di segreti? Ti basti sapere ch'io raccolsi un cumulo di piccole circostanze ora da una persona ora da un'altra, e che, con un pochino di perseveranza riuscii a connetterle ed a coordinarle, esultando della riuscita come solo può esultare una donna che viene ad avere nelle proprie mani la fortuna e la vita di un uomo...» — qui s'arrestò e si volse dall'altra parte, come per celargli un subitaneo accesso d'emozione, poscia affettando uno sforzo di penosa risoluzione, completò la sua frase — «un uomo di cui essa non sa che cosa vuol fare.» —

— «No, questo non basta,» — replicò Ben Hur, insensibile a quella manovra, — «non basta. Devi decidere subito ciò che vuoi fare di me. Potrei morire domani.» —