Dopo pochi istanti comparve la straniera. Nel vederla, l'Ebrea si alzò e stava per parlare; poi esitò, cambiò colore, e finalmente disse, tirandosi indietro: — «Mi pare di riconoscervi, buona donna — siete....» —

— «Iras, la figlia di Balthasar.» —

Ester celò la sua sorpresa, ed ordinò al domestico di portare una sedia.

— «No,» — disse Iras, freddamente — «parto subito.» —

Le due donne si guardarono in viso. Sappiamo ciò che fosse Ester — una bellissima donna, una madre felice, una sposa contenta. D'altra parte era chiaro che la sorte non aveva trattato con egual favore la sua antica rivale. La figura alta e slanciata riteneva ancora parte della sua grazia; ma una vita cattiva aveva impresso le sue traccie su tutta la persona. Il viso s'era fatto volgare; i grandi occhi erano rossi, e gonfie le palpebre; le guancie erano pallide ed infossate, le labbra dure e ciniche, e la generale trascuratezza la invecchiarono anzi tempo. La veste era laida e bruttata dal fango della via. Iras ruppe per prima il silenzio penoso.

— «Sono questi i tuoi bimbi?» —

Ester li guardò e sorrise.

— «Si. Vuoi parlare con essi?» —

— «Li spaventerei» — rispose Iras. Poi si avvicinò ad Ester, e vedendola indietreggiare lievemente, disse, — «Non aver paura. Io reco un messaggio per tuo marito. Digli che il suo nemico è morto, e che, per la miseria che mi ha fatto soffrire, io l'uccisi.» —

— «Il suo nemico?» —