La luce lasciò vedere anche la donna. Avvicinando una sedia al divano, essa vi pose il vassoio e poi si inginocchiò vicino al suo signore, pronta a servirlo. Il suo volto era quello di una persona di cinquant'anni, scura di carnagione, nera d'occhi, i quali, in quel momento, erano raddolciti da un'espressione di tenerezza quasi materna. Un turbante bianco copriva la sua testa, lasciando esposta parte delle orecchie e in quelle i segni che rivelavano la sua condizione, — dei fori praticati con una grossa lesina. Era una schiava, di origine Egiziana, alla quale neppure il sacro cinquantesimo anno avrebbe potuto portare la libertà; nè essa l'avrebbe accettata, perchè il ragazzo, cui stava attendendo, formava la gioia della sua vita. Essa lo aveva allattato infante, lo aveva curato bambino, e non poteva tralasciare di servirlo. Per il suo affetto egli non sarebbe mai stato un uomo.

Egli parlò una sola volta durante il pasto.

— «Ti ricordi, o mia Amrah» — disse — «di quel Messala che soleva venire a trovarmi per giorni intieri?» —

— «Lo rammento.» —

— «Egli andò a Roma alcuni anni fa, ed è ritornato oggi. Sono stato a fargli visita.» —

Un brivido scosse il giovane.

— «Io avevo indovinato che ti era accaduto qualche cosa di grave.» — disse Amrah, con profonda sollecitudine. — «Io non ho mai amato Messala. Dimmi tutto.» —

Ma egli era tornato sopra pensieri, e alle sue ripetute domande rispose soltanto:

— «Egli è molto mutato, ed io non voglio aver nulla più a che fare con lui.» —

Quando Amrah portò via il vassoio, egli uscì insieme a lei, e salì dal terrazzo sopra il tetto.