— «Tu parli della razza, ed io, madre, della famiglia, della nostra famiglia. Negli anni dopo Abramo che cosa ha operato, che cosa ha conseguito? Quali sono le grandi gesta che la innalzano sopra il livello de' suoi pari?» —
Essa esitò, pensando che forse si era tutto questo tempo ingannata sul conto suo. I ragguagli che egli cercava potevano avere uno scopo ulteriore, che non la soddisfazione dell'orgoglio offeso. La gioventù non è che un guscio dipinto in cui risiede quella meraviglia che è lo spirito dell'uomo il quale non aspetta che una certa età per far pompa di sè, più precoce negli uni che negli altri. Essa tremava pensando che questo poteva essere il momento decisivo della vita di Giuda; che, come i bambini appena nati tendono le loro mani inesperte ad afferrare le ombre e piangendo, così l'anima sua, ancora cieca, brancolava in cerca del suo ignoto avvenire. Quelli a cui un giovane viene chiedendo: «Chi sono io e che cosa devo essere?» hanno bisogno di usare di tutta la loro prudenza. Ogni parola della loro risposta potrà essere, nella vita futura, ciò che l'impronta delle dita dell'artefice è per la creta che egli sta modellando.
— «Io provo il sentimento, o mio Giuda» — ella disse, accarezzandogli il capo con la mano che egli aveva stretta fra le sue — «io provo il sentimento di chi lotta contro un avversario ancora sconosciuto. Se Messala è il tuo nemico, dimmi tutto quanto ti ha detto.» —
CAPITOLO V.
Il giovane Israelita raccontò il suo colloquio con Messala, fermandosi specialmente sulle espressioni di scherno usate da costui contro gli Ebrei, i loro costumi e la loro vita.
Temendo di parlare, la madre ascoltò in silenzio. Giuda si era recato in Piazza del Mercato attratto dall'affetto per un suo compagno d'infanzia che egli credeva di trovare quale era cinque anni prima, quando egli era partito: aveva all'opposto incontrato un uomo, che invece di ricordargli le risa ed i trastulli passati, gli aveva parlato del futuro, gli aveva fatto balenare alla mente la gloria dei conquistatori, le loro ricchezze, la loro potenza, e il visitatore era tornato a casa ferito nell'orgoglio, ma animato da una naturale ambizione; la madre, gelosa, lo intuì, e non sapendo quale piega potessero prendere le aspirazioni del figlio, s'intimorì subito. Se ella lo avesse distolto dalla fede dei suoi padri? Agli occhi di lei questa conseguenza apparve più terribile di tutte le altre. Non scorgeva che un solo mezzo per evitarla, e si accinse a questo compito con tutte le forze della sua intelligenza, acuite a tal punto dall'affetto, che, il suo dire, diventò quasi maschile nella foga, e, a momenti, assunse quasi l'ispirazione di un poeta.
— «Non v'è mai stato un popolo» — cominciò — «che non si sia creduto almeno pari a qualunque altro; mai una grande nazione che non si sia creduta massima fra tutte. Quando il Romano, guarda dall'alto in basso Israele non fa che ripetere la follìa dell'Egizio, dell'Assiro, del Macedone; e siccome Dio è dalla nostra parte, il risultato è sempre il medesimo.» —
La sua voce divenne più sicura.
— «Non vi è una legge che determini la superiorità dei popoli; quindi vana è la pretesa e inutili sono le dispute. Un popolo sorge; percorre il suo cammino, e muore o di morte naturale o per insidia di un altro che gli succede nella sua potenza, occupa il suo posto, e sopra i suoi monumenti scrive nomi nuovi; tale è la storia. Se dovessi esprimere simbolicamente Dio e l'uomo nella forma più semplice, io traccerei una linea retta ed un cerchio; e della linea direi: — «Questo è Dio, perchè egli solo procede diritto in eterno; e del cerchio: Questo è l'uomo: tale è il suo cammino.» — Io non intendo dire che non vi sia differenza fra la vita delle singole nazioni; non ve ne sono due che abbian vite compagne. Tuttavia la differenza non consiste, come alcuni sostengono, nell'ampiezza del cerchio che descrivono o nello spazio di terra che coprono, ma dall'altezza della sfera ove si compie il loro ambito, le più alte sfere essendo le più vicine a Dio.
Se ci fermassimo qui, o mio figlio, abbandoneremmo il tema della nostra conversazione senza averlo trattato. Continuiamo. Vi sono dei segni coi quali si misura l'altezza del cerchio che compie ogni nazione del quale dirò solo che è base a questi, paragoniamo l'Ebreo col Romano. La vita quotidiana del popolo è il più semplice di tali segni del quale dirò solo che Israele ha dunque talora dimenticato Dio, mentre il Romano non lo ha mai conosciuto; il paragone dunque non regge.