Imprima tracciò la linea dello steccato, una specie di circolo ("già, non importa che sia ben tracciata," disse), e poi tutta la comitiva entrò nello steccato mettendosi chi quà, chi là. Non si udì "Uno, due, tre,—via!" ma cominciarono a correre a piacere, e si fermarono quando n'ebbero voglia, di tal che non si seppe quando la Corsa fosse terminata. Ad ogni modo, dopo che ebbero corso una mezz'ora o quasi, e si sentirono tutti ben seccati, il Dronte sclamò tutt'a un tratto, "La corsa è finita!" e tutti l'intorniarono anelanti, e sclamando, "Ma chi ha vinto?"

Questa domanda impensierì immensamente il Dronte, perciò sedette e restò lungo tempo con un dito appoggiato alla fronte (tale e quale come è rappresentato Dante), mentre gli altri zittivano. Finalmente il Dronte disse, "Tuttiquanti hanno vinto, e tutti debbon'essere premiati."

"Ma chi distribuirà i premii?" replicò un coro di voci.

"Essa, s'intende," disse il Dronte, indicando Alice con un dito; e tutti si affollarono intorno a lei, gridando confusamente, "I premii! I premii!"

Alice non sapea che fare, e nella disperazione cacciò la mano in tasca, e ne cavò una scatola di confetti (per buona sorte l'acqua non v'era entrata dentro), e ne distribuì tutt'intorno. Ce ne erano appunto uno per uno.

"Ma essa dovrebbe avere un premio," disse il Sorcio.

"S'intende," soggiunse il Dronte assai gravemente. "Che altro ha in saccoccia?" disse, rivolgendosi ad Alice.

"Soltanto un ditale," rispose mestamente la fanciulla.

"Dia quì," replicò il Dronte.