E tutti l'accerchiarono di nuovo, mentre il Dronte con molta gravità le offrì il ditale, e disse, "La preghiamo di accettare quest'elegante ditale;" e appena finito questo breve discorso, tutti applaudirono.
Alice giudicò tutto quest'affare come una cosa sovranamente stupida, ma avevano tutti un contegno talmente grave ch'ella non osò ridere, pure non seppe che cosa rispondere, ma semplicemente s'inchinò e prese il ditale assumendo la migliore serietà del mondo.
Rimaneva ora il mangiare i confetti; ciò produsse un po' di rumore e di confusione, poichè gli uccelli grandi si lagnavano che non avean potuto assaporarne il gusto, e gli uccelli piccoli avendoli inghiottiti ne rimasero pressochè strozzati e si dovette loro picchiar la schiena. Ma anche ciò ebbe un termine e sedettero in circolo, pregando il Sorcio di dir loro qualcosuccia di più.
"Si rammenti che mi ha promesso di raccontarmi la sua storia," disse Alice, "e la ragione per cui odia i 'G' e i 'C'" soggiunse sommessamente, e un poco con paura che di nuovo si offendesse.
"La mia è una storia lunga e trista, e con la coda!" rispose il Sorcio, rivolgendosi con un sospiro ad Alice.
"Certo è una lunga coda," disse Alice, guardando con meraviglia alla coda del Sorcio; "ma perchè la chiama trista?" E continuò a pensarvi sopra imbarazzata mentre il Sorcio parlava; e così l'idea che si fece di quella storia con la coda fu presso a poco questa:
Furietta disse
al Sorcio,
che in casa
avea
trovato:
Andiamo
al Tribunale,
ti voglio
processare.
Non chiedo
le tue scuse,
o Sorcio
indiavolato,
Quest'oggi
non ho nulla
a casa mia
da fare.—
Disse a
Furietta
il Sorcio:
Ma come
andremo
in Corte?
Senza giurì
nè giudici?
Sarebbe
una vendetta!
Sarò giurì
e giudice,
rispose
allor
Furietta,
E passerò
latrando,
La tua
sentenza
a morte.
"Ella non presta attenzione!" disse il Sorcio ad Alice con tuono severo. "A che cosa sta pensando?"
"Le domando scusa," rispose umilmente Alice: "ella è giunta alla quinta curvatura della coda, non è vero?"