"Ripetetemi 'Guglielmo, tu sei vecchio,'" disse il Bruco.

Alice incrociò le mani sul petto, e cominciò:

"Guglielmo! tu sei vecchio,"—gli disse il giovanetto,
"Son bianchi i tuoi capelli—e meriti rispetto;
Eppur col capo in terra—ti veggo camminare—
Ma credi che convenga—a un vecchio un tale andare?"

"Quand'ero giovanetto"—rispose il Vecchierello,
"Credea che questo giuoco—sbalzasse il mio cervello;
Ma ormai che son persuaso—che in zucca non ho nulla,
Col capo in giù men vado—quando il cervel mi frulla."

"Guglielmo! tu sei vecchio,"—soggiunse il suo figliuolo,
"Sei grosso e grasso e tondo—che sembri un cedrïuolo,
Eppur fai salti a ruota!—oh dimmi a quale scuola
S'insegna a sfondar l'uscio—con una caprïola?"

Rispose il buon Vecchino—"Nella mia giovinezza
Studiai di conservare—al corpo la sveltezza;
Virtù di quest'unguento—un franco per vasetto,
Ne vuoi comprare un pajo—garbato giovanetto?"

"Guglielmo! tu sei vecchio,—e fiacche hai le mascelle,
Ed ingollar potresti—brodose minestrelle,
Ed hai mangiato un'oca—con l'ossa, e il becco intero?
O Babbo, com'hai fatto?—oh spiegami il mistero!"