Il terrore delle armi repubblicane aveva spaventato tutta Italia; ma, parendo a chi le reggeva che ciò non bastasse a perfetto servaggio, stavano attenti i ministri del Direttorio presso i diversi potentati italiani nello spiare e nel rapportare il vero ed il falso a Buonaparte, continuamente rappresentandogli i principi della penisola non solamente come avversi alla Francia, ma ancora come macchinatori indefessi di cose nuove contro i Franzesi; nel che avevano per aiutatori, non che i pessimi fra gl'Italiani, anche personaggi di nome, offuscati il lume della ragione dalla gloria guerriera del generalissimo della repubblica.

Intanto agli occhi degli agenti di Francia le chimere diventavano corpi, le visite congiure, i gemiti stimoli a ribellione, i desiderii delitti, ed era l'Italiano ridotto a tale che se non amava il suo male, era riputato nemico. Il papa, secondochè scrivevano questi spaventati o spaventatori, Venezia, il re di Sardegna, il granduca di Toscana, la repubblica di Genova, tutti conspiravano contro la Francia, tutti s'intendevano coll'Austria, tutti prezzolavano gli assassini per uccidere i Franzesi. Buonaparte, che non era uomo da lasciarsi spaventare da questi rapporti, fatti o per adulazione o per paura, era uomo da valersene come di pretesto per peggiorar le condizioni dei principi vinti e per giustificare contro di loro i suoi disegni. Gl'Italiani intanto, in preda a mali presenti e segno a calunnie facili, perchè venivano da chi più poteva, non avevano più speranza.

Ma già le cose di Lombardia non mediocremente travagliavano, e la condizione dei repubblicani in Italia diveniva di nuovo pericolosa. Aveva l'imperatore ardente disposizione di ricuperare le belle e ricche sue provincie, non potendo tollerare che fossero scorporate da' suoi dominii. Aveva egli adunque applicato l'animo a voler ricuperare il Milanese; nè indugiandosi punto affinchè l'imperio de' suoi nemici non si solidasse, la rea stagione non sopravvenisse, Mantova non cedesse, aveva voltato con grande celerità al Tirolo tutte le genti che stanziavano nella Carintia e nella Stiria. I Tirolesi medesimi, gente armigera e devota al nome austriaco, fatta una subita presa d'armi, si ordinavano in reggimenti armati alla leggiera; nè questo bastando alla difficile impresa, si ricorreva ad un più forte sussidio: conciossiachè l'imperatore ordinava che trenta mila soldati, gente eletta e veterana che militavano in Alemagna, se ne marciassero velocemente verso il Tirolo per quivi congiungersi con le reliquie delle genti d'Italia e le altre sopraddette; erano circa cinquanta mila. Perchè poi ad un'oste tanto grossa e destinata a compire una sì alta impresa non mancasse un capitano valoroso, pratico e di gran nome, mandava a governarla il maresciallo Wurmser, guerriero di provato valore nelle guerre germaniche. Stavano gli uomini in grande aspettazione di quello che fosse per avvenire, essendo vicini a cimentarsi due capitani di guerra, dei quali uno era forte, astuto ed attivo, l'altro forte, astuto e prudente. Nè gli eserciti rispettivi discordavano; perchè nè la costanza tedesca era scemata per le sconfitte, nè il coraggio franzese aveva fatto variazione pel tempo. Oltre a questo se erano ingrossati gl'imperiali, anche i repubblicani avevano avuto rinforzi notabili dall'Alpi.

Era il maresciallo Wurmser giunto, sul finire di luglio, in Tirolo, e tosto dava opera al compire l'impresa alla virtù sua stata commessa, scendendo in Italia per la strada più agevole che da Bolzano per Trento e Roveredo porta a Verona; ma il principal suo fine era di liberar Mantova dall'assedio, donde, fatto un capo grosso, potesse o starsene aspettando o correre subitamente contro il Milanese. E sapendo che i Franzesi erano segregati in diversi corpi, gli uni separati dagli altri per molto spazio, per modo che in breve tempo non avrebbero potuto rannodarsi, si deliberava a spartire i suoi in tre schiere: la prima sotto guida del generale Quosnadowich, doveva assaltare Riva e Salò, dove stava a guardia il generale Sauret coi generali Rusca e Guyeux, ma che però non aveva forze sufficienti per resistere. La mezza schiera o la battaglia, condotta dal maresciallo, s'incamminava alla volta di Montebaldo per potere, scendendo vieppiù, assaltare il nervo dei repubblicani tra Peschiera e Mantova. La sinistra, confidata al generale Davidowich, scendeva per Ala e Peri a Dolcè, dove, fatto un ponte, varcava l'Adige con intento di concorrere più da vicino all'opera della schiera Wurmseriana. Ma una parte di quest'ala sinistra, guidata dal generale Mezaros, continuando a scendere per la sinistra sponda del fiume, s'indrizzava verso Verona, donde potea, secondo le occorrenze, o condursi per Villafranca a Mantova o, non discostandosi dall'Adige, marciare a Portolegnago. Di tutte le parti dell'esercito franzese, quella di Massena, che aveva i suoi alloggiamenti a Verona, a Castelnuovo e luoghi adiacenti, si trovava in maggior pericolo, perchè là appunto si dovevano accozzare tutte le forze austriache sulla sinistra del lago.

Era giunto al suo fine il mese di luglio, quando in tale modo ordinati marciavano gl'imperiali all'impresa loro. Già erano vicini alle prime scolte dei Franzesi, che questi, dispersi tuttavia nei diversi campi loro, principalmente in quello che cingeva Mantova, non avevano ancora fatto moto alcuno per mettersi all'ordine di resistere a quella nuova innondazione del nemico. Ma per verità Buonaparte poco poscia con mirabile maestria si riscosse dal pericolo in cui si trovava. Assaltavano gli Austriaci ferocemente l'antiguardo di Massena, governato dal generoso e buon Joubert, che era ai passi di Brentino e della Corona. Fu fortissima e lunga la difesa contro un nemico, che molto superava di numero. Finalmente furono quei forti passi sforzati dagli Austriaci, che, ritirandosi Joubert e Massena verso Castelnuovo, marciavano contro la Chiusa e Verona. Da un'altra parte Quosnadowich, urtato Sauret, che custodiva Salò, l'aveva vinto non però senza una valorosa resistenza, quantunque i Franzesi in questo luogo fossero deboli e non pari a tanto peso. S'impadronivano gli Austriaci di Salò dopo la fazione, e quivi risplendeva chiaramente la virtù di Guyeux, il quale, circondato da ogni banda dal nemico, elesse, piuttosto che arrendersi, di gittarsi dentro una casa, dove, sebbene già gli mancassero le munizioni sì da guerra che da bocca, si difendè con incredibile fortezza due giorni. Occupato Salò, correvano i Tedeschi a Brescia, e se ne impadronivano. I vinti si ritiravano a Lonato e a Desenzano. Avanzavasi intanto minacciosamente Wurmser medesimo e già si avvicinava alle cercate rive del Mincio. Così avevano le cose franzesi fatto una grandissima variazione, ed erano cadute in grave pericolo prima che Buonaparte avesse mosso un soldato per opporsi a tanta ruina. Gli giunsero al tempo medesimo le novelle della rotta di Sauret e della ritirata di Massena. Ordinava incontanente ad Augereau, che già marciava verso Verona per frenar l'impeto, se ancor fosse in tempo, di Mezaros, tornasse indietro prestamente, venisse a Roverbella, rompesse i ponti di Portolegnago, ardesse i carrelli dei cannoni più grossi, trasportasse dai magazzini quanto in sì subito tumulto potesse. Arrivava Augereau a Roverbella; scoverse in tutti una grande confusione mista ad un gran terrore. Vi giungeva ancora Buonaparte al quale Augereau rivoltosi, con parole animosissime il confortava; ed egli con un'arte e con un vigore non comune ordinava quanto alla difficoltà del tempo si convenisse. Avvisandosi che non poteva combattere con vantaggio se non unito, e che anche unito non era abbastanza forte per cimentarsi con l'esercito tedesco intero, se gli desse tempo di rannodarsi, come evidentemente Wurmser aveva in pensiero di fare, si risolveva a raccorre le sue genti in uno, per correre così grosso contro una parte sola del nemico, innanzi che questa avesse potuto congiungersi con le compagne, perchè la speranza, che non aveva di vincerle unite, l'aveva di vincerle separate.

Nè poteva stare lungamente in dubbio, quale delle due parti de' Tedeschi, della mezzana o della destra, ei dovesse assaltare; e fatte, le sue considerazioni, si risolveva Buonaparte a far impeto contro di Quosnadowich, che, vincitore di Salò e di Brescia, turbava ogni cosa a Desenzano, a Lonato, a Ponte-San-Marco, a Montechiaro, e già si accostava per congiungersi con Wurmser; il che se gli fosse venuto fatto, sarebbe stato la ruina de' repubblicani. Perlochè chiamava a sè tutte le sue genti, anche quelle che stavano a campo sotto Mantova, anteponendo con mirabile consiglio il perdere le artiglierie che servivano all'oppugnazione della piazza al perdere l'esercito. Ordinate ed eseguite in men che non si potrebbe credere tutte queste mosse, mandava a corsa considerabili rinforzi a Sauret, perchè ricuperasse Salò e liberasse Guyeux, che tuttavia si difendeva valorosamente. Comandava a Dallemagne assaltasse il nemico a Lonato e cacciasselo; imponeva ad Augereau lo rompesse a Ponte-San-Marco ed a Brescia, e, verso Salò voltandosi, ajutasse Sauret, e facesse opera di tagliare il ritorno a Quosnadowich. Faceva anche attaccare con una grossa banda un corpo forte di Austriaci che custodiva Desenzano a riva il lago. Ebbero tutti questi assalti, ancorchè fossero molto sanguinosi, quel fine che Buonaparte si era proposto: entrarono vincitori Sauret in Salò, Dallemagne in Lonato ed in Desenzano, Augereau in Montechiaro ed in Brescia. Quosnadowich, veduto che era alle mani con la maggior parte degli avversari, che non aveva nuove che Wurmser accorresse in suo aiuto e che temeva che il nemico, correndo a Riva, gli tagliasse il ritorno verso il Tirolo, si ritirava con passi frettolosi a Gavardo. Per tal modo Buonaparte coi suoi movimenti celeri ed ottimamente ordinati, sbaragliava in poco tempo un'ala intiera di Wurmser, che gli aveva già fatto molto male ed avrebbe potuto fargliene un maggiore, se si fosse allargata, come aveva intenzione, nelle pianure verso il Milanese. Intanto, per assicurare i luoghi abbandonati da Augereau, vi surrogava Massena con tutto il suo corpo di truppe.

Mentre tutte queste cose si preparavano e si facevano sulla destra loro, gli Austriaci s'impossessavano di Verona, Wurmser entrava con un grosso corpo ed in sembianza di vincitore in Mantova. Il presidio a gran festa guastava le trincee fatte da' Franzesi e tirava dentro le mura meglio di centoquaranta pezzi di grosse artiglierie, che dalla cittadella di Ancona, dal forte Urbano, dal castello di Ferrara vi avevano condotto per battere la piazza. Wurmser, avuta questa vittoria, sapendo i primi prosperi successi di Quosnadowich ed ignorando i sinistri, dava opera securamente a raccorre vettovaglie e bestiami per provvedere del fodero necessario quella importante fortezza. Ma gli fu breve la sicurezza; conciossiachè gli sopravvennero bentosto le novelle de' disastri accaduti a Quasnodowich. Considerato adunque che quello non era tempo da starsene, usciva da Mantova e se ne giva alle stanze di Goito, correndo la campagna co' suoi corridori fino a Castiglione. Era stato preposto alla guardia di questa terra da Buonaparte il generale Valette, che, veduto comparire il nemico, sbigottitosi con pochezza d'animo inescusabile, abbandonava il posto ed andava con la sua guardia fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in possesso di Montechiaro. Questo accidente improvviso fece cader l'animo a Buonaparte, che quasi volea ritirarsi sul Po; ma appresentatosi ad una mostra di soldati, quando questi videro il capitano loro, con atti di vivezza, di giubilo e d'estro franzese, con lietissime grida il confortavano a star di buon animo, a fidarsi in loro: li conducesse pure alla battaglia; ed esclamando: Viva Buonaparte, viva la repubblica, facevano eccheggiare i colli di Castiglione di quel rumore festivo. Or bene sia, disse Buonaparte, accetto il felice augurio; domani vedrete in viso il nemico.

In questo mezzo Quosnadowich, conoscendo di quanta importanza fosse il fare ogni sforzo per congiungersi con Wurmser ad un impeto comune, od almeno di consuonarvi per una diversione, usciva di nuovo in campagna, e, prostrato Sauret, che gli stava a fronte, e fattosi signore di Salò, velocemente scendeva con forze poderose verso Lonato; ed essendosi già il suo antiguardo, condotto dal generale Ocksay, impossessato di questo luogo, le cose divenivano pericolosissime pei repubblicani. In questo forte punto Massena arrivava col suo antiguardo vicino a Lonato, e volendo ricuperare quel sito, in cui consisteva la somma della fortuna, perchè se gli Alemanni vi si mantenevano, si difficoltava molto l'impedire la unione di Quosnadowich con Wurmser, mandava il generale Pigeon, ma non con gente a sufficienza, ad assaltare Ocksay. Fu durissimo l'incontro: Pigeon non solamente rotto e vinto, ma perdè tre pezzi di artiglierie leggeri, e venne prigioniero in mano degli Austriaci. Udito il caso, accorrevano Massena e Buonaparte per rimediare alla fortuna vacillante. Ordinava il generalissimo un grosso squadrone assai fitto e mandava a serrarsi addosso al centro del nemico, il quale insuperbito per la prima vittoria e credendo non solo di vincere, ma ancora di prendere tutto il corpo repubblicano, distendeva le sue ali con pensiero di cingere i soldati di Buonaparte. Questa mossa, debilitando il mezzo della fronte, diè del tutto la vittoria ai Franzesi; imperciocchè mentre Massena raffrenava l'impeto dell'ali estreme degli imperiali con mandar loro incontro quanti feritori alla leggera potè raccorre, Buonaparte con quel fitto squadrone dava dentro alla mezza schiera. Faceva ella una viril difesa non senza grave uccisione de' repubblicani; ma finalmente, non potendo più reggere a sì impetuoso assalto, sbaragliata cedeva il campo, ritirandosi verso il lago, principalmente a Desenzano. Fu liberato Pigeon; si riacquistarono le perdute artiglierie. I Franzesi seguitavano gli Austriaci a Desenzano, e gli avrebbero condotti all'ultimo fine, se non era che, sopravvenendo con aiuti mandati da Quosnadowich il principe di Reuss, li metteva in salvo col condurgli a luoghi sicuri verso Salò.

Mentre queste fazioni succedevano sulla sinistra dei Franzesi, Augereau, che non voleva che Castiglione fosse perduto, perchè quel sito era il principal impedimento alla unione delle diverse parti dell'esercito tedesco, indirizzava le sue genti al riacquistarlo; ma già i Tedeschi l'avevano munito con un forte presidio, conoscendo l'importanza della terra, con farvi alloggiare una grossa banda di soldati ch'era l'antiguardo di Wurmser governato dal general Liptay. Il castello, i colli vicini ed il ponte erano guerniti di molti e buoni soldati tanto più confidenti in sè medesimi, quanto Wurmser, spuntando da Guidizzolo si avvicinava con tutte le sue genti. Ordinava Augereau per modo i suoi, che il generale Beyrand assalisse il corno sinistro degli Austriaci, e per assicurare vieppiù questa parte, comandava al generale Robert facesse un'imboscata per riuscire alle spalle degli Alemanni. Verdier con un grosso nervo di granatieri era per assaltare nel mezzo il castello di Castiglione, e nella parte superiore il generale Pelletier si apparecchiava ad urtare la destra del nemico. Ma, per provvedere meglio ad ogni caso fortuito, ordinava Buonaparte che la schiera di ultima salute, condotta dal generale Kilmaine, andasse ad unirsi ad Augereau, perchè fosse più fortemente sostenuta la battaglia. Si incominciava a menar le mani molto virilmente da ambe le parti, era il dì 3 di agosto. Dopo un'ostinata difesa, Liptay, non potendo più reggere, si ritirava; ma qualunque fosse la cagione, ripreso animo, ritornava alla battaglia più animoso di prima. Già, con incredibile valore combattendo, rendeva dubbia la vittoria, quando Robert uscendo fuori dall'imboscata, a gran furia l'assaliva. Questo urto improvviso disordinò tanto gli Alemanni, che si ritiravano, lasciando la terra di Castiglione in potestà dei Franzesi. Ebbe in questo punto Liptay qualche rinforzo delle prime truppe di Wurmser che arrivavano. Per la qual cosa si fece forte al ponte e continuava tempestare con singolar costanza. Il contrasto diveniva più sanguinoso di prima, si combatteva fortemente su tutta la fronte. Finalmente i Franzesi, spintisi avanti con la solita concitazione, e non essendo ritardati nè dagli urti che ricevevano sul ponte, nè dalla fama che già tutta l'oste tedesca fosse arrivata, conquistarono il ponte: il che sforzò gl'imperiali a ritirarsi. Ma già i Franzesi, seguitando il favor della fortuna, rompevano, tant'era la pressa che quivi facevano Beyrand e Robert, l'ala sinistra degli Austriaci, e l'avrebbero anche conculcata del tutto se una batteria posta opportunamente sopra di un poggio vicino non avesse raffrenato l'impeto loro. Ciò fu cagione che tenendo ancora gli Austriaci la posizione loro dietro Castiglione, impedirono ai Franzesi d'inoltrarsi nella pianura che separava l'ala destra dalla sinistra degl'imperiali, e si crearono abilità di sostenere nel medesimo luogo, due giorni dopo, un'altra ostinata battaglia.

Nondimeno le sorti d'Italia stavano ancora in pendente. Wurmser aveva raccolto tutte le sue genti e si apparecchiava ad ingaggiare una nuova battaglia. Aveva venticinque mila soldati di pruovato valore; gli schierava per forma che la sinistra si appoggiasse all'eminenza di Medolano, la destra si distendesse fino a Solfarino. Buonaparte ancor egli aveva fatto opera che tutti i suoi venissero a congiungersi insieme per sostenere un cimento tanto pericoloso. Già la più gran parte era raccolta fra la terra di Castiglione e la fronte dei Tedeschi, e per tal modo l'ordinava che l'ala sinistra guidata da Massena potesse assaltare la destra del nemico, Augereau con la mezzana desse dentro al mezzo, e finalmente Verdier con le fanterie e Beaumont coi cavalli urtassero la sinistra. Aveva poi comandato alle schiere di Serrurier, che era sotto la cura di Fiorella e stava alle stanze sulle rive del Po a Bozzolo e Marcaria, camminasse celeremente verso Castiglione e ferisse di fianco la punta sinistra degl'imperiali; consiglio molto a proposito. Nè parendo per la sagacità sua a Buonaparte che questi preparamenti bastassero, s'indirizzava a Lonato per vedere se fosse possibile di far venire altre genti da quella terra al tempo principale.