Aveva Ferdinando di Napoli, siccome si è narrato, stipulato la neutralità; ma quando appunto la guerra si definiva in favor di Francia in Germania e nell'Italia superiore, essendo già corso oltre il suo mezzo il mese di novembre, arrivavano nel golfo di Napoli due navi inglesi con molte onerarie, sopra le quali erano quindici mila soldati, dodici mila Russi venuti da Corfù, tre mila Inglesi venuti da Malta. Sbarcarono soldati, armi e munizioni tra Napoli e Portici, annunziando, venire non solo per proteggere il regno, ma ancora per correre verso Italia superiore in aiuto degli Austriaci. Non fece il re, non bene considerando quel che potesse portare seco il tempo futuro, alcuna dimostrazione nè protesta per impedire lo sbarco di queste genti nemiche a Francia. L'ambasciator di Napoleone, viste le insegne del nemico, molto acerbamente si risentiva, e, calati gl'imperiali stemmi dalla fronte del suo palazzo, richiedeva il re dei passaporti, e l'infedele terra (come diceva) abbandonando, se ne partiva alla volta di Roma. Per mitigarlo, mandava fuori il governo un editto, per cui prometteva ai Franzesi, Italiani, Liguri e ad altre nazioni unite all'impero franzese, che sarebbero le proprietà loro ed i traffici sicuri e salvi. Fu la dimostrazione indarno, perchè non solo nissuna protestazione conteneva contro il moto dei confederati, ma nemmeno mostrava alcun dispiacere di quello che la Francia avea sentito sì acremente. Gli effetti che ne seguitarono, e che per molti anni tolsero al re la possessione del regno di qua dal Faro, saranno fra breve raccontati.
Vinceva Napoleone nei campi d'Austerlitz una campale battaglia. Vinti i Russi ausiliarii, fu l'Austria costretta a consentire ai patti. Si fermarono a Presborgo in Ungheria il dì 26 dicembre. Consentiva l'imperatore di Alemagna e d'Austria a tutte le unioni dei territorii italiani; riconosceva le risoluzioni prese dall'imperator di Francia rispetto a Lucca ed a Piombino; riconosceva l'imperator di Francia come re d'Italia con ciò però che, seguita la pace generale, le due corone, a seconda delle promesse fatte dall'imperator Napoleone, l'una dall'altra fossero separate, nè mai in perpetuo potessero esser riunite; dava in potestà dell'imperatore medesimo di Francia tutti gli Stati dell'antica repubblica di Venezia a lui ceduti pel trattato di Campo Formio, e consentiva che fossero uniti al regno d'Italia; riconosceva ancora nei duchi di Vittemberga e di Baviera la qualità ed il titolo di re; cedeva a quest'ultimo, oltre parecchi paesi, i principati di Brissio e di Bolzano, le sette signorie di Voralberga e parecchi altri paesi sulle rive del lago di Costanza; dal canto suo l'imperator Napoleone guarentiva l'interezza dell'impero d'Austria, consentiva che Salisborgo, già dato all'arciduca Ferdinando di Toscana, al medesimo imperio si unisse, e si obbligava ad intromettersi appresso al re di Baviera, perchè cedesse Visborgo all'arciduca in compenso di Salisborgo.
MDCCCVI
| Anno di | Cristo MDCCCVI. Indizione IX. |
| Pio VII papa 7. | |
| Francesco II imperadore 15. |
Si mandava ad effetto il trattato del 26 dicembre. Venezia e gli antichi suoi territorii, dopo otto anni di dominio austriaco, tornavano sotto quello di Francia. Venne Law Lauriston a prenderne possesso da parte del re d'Italia. Il dì 19 gennaio arrivarono in Venezia i soldati di Napoleone; li comandava Miollis. Arrivava il dì 5 di febbraio in Venezia Eugenio vicerè, testè sposato ad Amelia di Baviera. Fecersi i soliti rallegramenti.
A questo tempo rinfrescavansi le napolitane ruine. Napoleone vittorioso pensava a soddisfare all'ambizione ed alla vendetta. Già sull'uscire del precedente anno aveva pubblicato, parlando a' suoi soldati, queste parole:
«Da dieci anni io feci quanto per me si potè per salvare il re di Napoli e da dieci anni ei fece quanto per lui si potè per perdersi. Dopo le battaglie di Dego, di Mondovì e di Lodi, deboli forze gli restavano per resistermi: fidaimi nelle sue parole, anteposi la generosità alla forza. Risolvè poscia Marengo la seconda lega: aveva il re, di tutti il primo, incominciato la guerra: da' suoi alleati abbandonato a Luneville, solo e senza difesa rimase. Implorò perdono, gliel concedei. Voi, a Napoli già vicini, avevate in poter vostro il regno: i tradimenti io sospettava, le vendette poteva fare: novella generosità amaimi; che sgombraste il regno, ordinarvi; la terza volta restommi della salute sua la casa dei reali di Napoli obbligata. Perdonerò io la quarta ad una corte senza fede, senza onore, senza ragione? No; ceda dal regno la napolitana famiglia: non può ella col riposo d'Europa, coll'onore della mia corona sussistervi. Ite, marciate, precipitate nell'onde quei deboli battaglioni dei tiranni del mare, seppure a loro basterà l'animo di aspettarvi; ite, e mostrate al mondo come da noi si puniscano gli spergiuri; ite e fate ch'egli presto s'accorga che nostra è l'Italia, che il più bel paese della terra ha ormai gettato via dal collo il giogo d'uomini perfidissimi: ite, e mostrate che è la santità dei trattati vendicata, che sono le ombre de' miei soldati, sopravvissuti ai naufragii, ai deserti, a cento battaglie ed alle uccisioni nei porti della Sicilia, mentre tornavano dall'Egitto, placate e paghe. Guideravvi mio fratello; partecipe della mia potenza, partecipe dei miei consigli, in lui fidatevi, come io in lui mi fido.»
A queste aspre parole del terribile vincitore di Austerlitz tenevan dietro consenzienti fatti. Giuseppe fratello con esercito poderoso marciava contro il regno; gli aveva dato Napoleone, conoscendolo irresoluto e solito a lasciarsi portare dalla volontà degli altri, per compagno e sostenitore de' suoi consigli Massena. Pruovossi Ferdinando di stornare la tempesta con mandar Ruffo cardinale appresso allo sdegnato signore per iscusare il fatto dello sbarco. Mostrossi Napoleone inesorabile; preparava reali seggi ai fratelli; voleva formare in ogni luogo Stati dipendenti intieramente da lui.
Quando pervennero a Ferdinando le novelle della volontà di Napoleone, si ristrinsero insieme i suoi consiglieri per deliberare su quanto la necessità del caso richiedesse. Ma la partenza dei Russi per Corfù, con corriero espresso comandata dall'imperatore Alessandro, rendè necessaria anche quella degl'Inglesi, che passarono in Sicilia, lasciato Ferdinando nell'ultima ruina.