I Genovesi, in ciò compiacendo alla Spagna, avevano dispiaciuto alla Francia, che anch'essa aveva pochi anni innanzi espulsi gl'Ignaziani da' suoi dominii, sì che poco mancò che per questa cagione non si partisse dall'amicizia di Genova. Con acerbissime parole se ne lagnò col senato, protestando che ne avrebbe fatto giusti risentimenti; ed in fatti il re mandò ordine a Marbeuf che tosto sgombrasse dalle piazze dove entrati fossero i Gesuiti.

Non così tosto vide Marbeuf a comparire in Algaiola, Calvi ed Aiaccio gli ospiti che la Spagna espelleva, che, uniformandosi alla volontà del re, le lasciò, ritirando i passi verso Bastia e San Fiorenzo. Subitamente Algaiola venne in potere dei nazionali; per poco anzi stette che Calvi non vi venisse, come vennevi la città di Aiaccio, e la cittadella stessa, la quale, battuta aspramente dai Corsi e ridotta in grandissima necessità di viveri, già stava in sul punto di darsi. Così i Genovesi, per aver dato ricovero agli esuli di Spagna, sdegnarono la Francia, e perdettero parecchi forti ed importanti luoghi; chè i soldati franzesi cessero il luogo ai monaci spagnuoli. Esuli erano questi religiosi, e per tale titolo meritavano che alcuno cura ne prendesse; ma quivi portavano un fatale pregiudizio. Veramente i Corsi se ne prevalevano, nè mai furono così vicini al conseguimento totale dei loro pensieri e di arrivare a quella franchigia che, fin allora stata sanguinosa e torbida, speravano finalmente di vedere felice, lieta e sicura.

Mentre la fortezza di Aiaccio stava in grave pericolo, e nelle altre terre ancor tenute da' Genovesi si trepidava, pervenne avviso che tra Marbeuf e Paoli era stata conchiusa una sospensione di offese da durare insino a che, compiti i quattro anni di soggiorno stati stipulati, i Franzesi dovessero fare la loro partenza dall'isola, il qual termine era di pochi mesi lontano. La Francia minacciosamente affermava di non voler acconsentire ad alcuna prolungazione: assai, diceva, essersi travagliata per quella disordinata Corsica; facessero i Genovesi da sè, e come potevano e come l'intendevano colle loro proprie forze terminassero l'antica lite.

I Gesuiti intanto instavano perchè fosse loro permesso d'introdursi nell'interno del regno per fabbricarvi a loro spese chiese e collegi e adoperarsi allo ammaestramento della gioventù. Paoli ed il supremo consiglio inclinavano a contentarli; ma i professori dell'università con molta costanza si opposero, onde furono loro proibite non solamente le fabbriche, ma ancora l'internarsi nella isola senza un passaporto di Paoli.

Se non che, acconciatesi frattanto le cose tra Spagna e Roma, i Gesuiti tornarono nello Stato pontificio, dove ebbero pur ricetto quelli del regno delle Due Sicilie e dell'isola di Malta, in questo medesimo anno espulsi, quivi alimentati della pensione dai rispettivi sovrani loro assicurata.


MDCCLXVIII

Anno diCristo MDCCLXVIII. Indizione I.
Clemente XIII papa 11.
Giuseppe II imperadore 4.

Genova si accorse finalmente che bisognava veder la fine di un tormento che la teneva impedita e dolorosa già quasi da un mezzo secolo: soggiogare quei forti e pertinaci isolani da sè non poteva, e colla Francia più non lo sperava. Il mondo aspettava di vedere un'Olanda nel mezzo del Mediterraneo; sorse in quella vece una nuova provincia di Francia.

Ai 15 di maggio, dopo di essersi agitate molte pratiche, si fermò finalmente a Versaglies tra la Francia e Genova un accordo appartato da' Corsi, per cui si stipulò che la repubblica cedeva alla Francia il regno di Corsica comprese le fortezze, le artiglierie ed ogni attrezzo militare, con patto però che per le artiglierie e gli attrezzi militari, secondo la stima che se ne farebbe dai periti, il re corrispondesse in denaro l'equivalenza;