Che la sovranità del regno apparterrebbe sempre alla repubblica;
Che agli antichi proprietarii, mostratene le identità, si restituissero tutti i beni confiscati;
Che i Corsi fossero veri sudditi della Francia tutto il tempo che l'isola possederebbe;
Che la Francia fosse obbligata a mantenere in Corsica sedici battaglioni;
Che guarentirebbe la repubblica dai corsari turchi e corsi, acciocchè la bandiera genovese potesse liberamente trafficare ne' suoi mari.
Che il re desse libero possesso della Capraia a Genova.
Si sparse prima un certo rumore; poi si ebbe certo avviso del trattato. Quindi si udirono novelle che nei porti della Provenza si allestiva un armamento per portare i nuovi battaglioni nell'isola, cui doveva condurre e governare il marchese di Chauvelin, tenente generale. Arrivarono finalmente avvisi, siccome già nel porto d'Aiaccio erano sbarcati due battaglioni del reggimento di Bretagna.
A tal annunzio gl'isolani si commossero a gravissimo sdegno; la padronanza di loro medesimi vedevano in grandissimo pericolo, la libertà parimente, tanto sangue inutilmente sparso, spenti i lunghi desiderii, gli antichi costumi, la nativa lingua stessa andava in dileguo. Bene non isfuggiva loro che la potente mano della Francia avrebbe procacciato la quiete nelle loro città e campagne, e protetto le navigazioni per l'esercizio del commercio: ma i popoli che mirano alla franchigia, non misurano la felicità dalla quiete nè dalla ricchezza; ma stimano pazzamente felicità suprema il travagliarsi nelle faccende pubbliche, il maneggiarsi come pare e piace.
Chiamata Paoli in fretta la nazione a parlamento, fecesi la consulta in Corte a dì 22 di maggio; e quivi il generale favellò con temperatissime parole non disgiunte da dignità e fermezza. Sdegno destossi nelle anime feroci che altamente deliberarono. Fu quindi decretato che si crescesse numero ai soldati regolari, che in ogni luogo uniformemente si ordinasse la milizia, che in ogni pieve si annotassero le armi da fuoco, e chi fosse atto a portarle, le pigliasse, e difendesse la patria; che i beni sì mobili che stabili e le mercanzie ed ogni altro fondo fruttifero pagassero una nuova tassa del quattro per migliaio, e quanto la tassa gettasse, tutto s'impiegasse nella bisogna della guerra; che il clero secolare la decima pagasse di tutti i benefizii, ed i regolari cento lire per convento; che fossero vietate le tratte delle biade; che si ordinassero più severe forme di giustizia; che tutte le persone civili non impiegate in servizii pubblici dovessero uscirne a campo per guardia del generale. E chiamavano sacro quel denaro, sacri quei battaglioni, quell'impeto sacro.
Quindi parlarono alla gioventù di Corsica, e le infiammative parole trovarono in tutti un'ottima volontà verso la patria. Udivansi pei piani e pei monti grida commiste, un fracasso d'armi, un suonar di corni: tutta la silvestre Corsica si moveva, e nel periglioso cimento si avventava.