Del rimanente, Vittorio Amedeo fu principe di buono ed alto animo, nè gli dispiacevano i generosi pensieri. Lasciò che nella università di Torino da professori egregi s'insegnassero le dottrine che la potestà temporale dagli abusi della spirituale preservavano, ancorchè il cardinale delle Lance alcuna volta lo sgridasse; e taluno ricorda che, volendo un famoso libero muratore fondare in Torino una di quelle sue congreghe, e domandatane la permissione al re Vittorio gli rispose: «Lasciatemi stare, che il cardinale mi sgrida; non voglio brighe coi preti. Oh, va, ed abbi pazienza, che anch'io l'ho.» Dilettavasi della conversazione de' letterati, e si faceva spesso venire avanti l'abbate Morando, prete acerbo, ma che scriveva libri a dilungo con qualche novità, e fra quegli ori il faceva sedere, e parlava con lui di lettere, e tratto tratto apriva il forzierino, e dava doppie d'oro all'abbate, che poi sen andava molto ben contento. Tal era Vittorio.

Per la sua natura benigna e generosa, questo principe era fatto per ordinare utili riforme e cambiare il male in bene. Forse le avrebbe fatte in un tempo massimamente in cui suonava tanta fama di quelle che Giuseppe e Leopoldo andavano facendo in Lombardia ed in Toscana, se non fosse stato ritenuto da una nobiltà superba ed imperiosa, nè tanto disposta all'obbedienza delle inclinazioni soldatesche. Il buon uomo non capiva in sè dal piacere, quando vedeva i suoi soldati schierati, e più ancora quando li faceva vedere ai principi che il venivano visitando, a Paolo di Russia, a Gustavo di Svezia e Ferdinando di Napoli. Nè poca noia sentì, quando Paolo gli disse che i fucili de' suoi soldati erano, non so se troppo lunghi o troppo grevi, o per sè stessi o per le baionette, onde i colpi, per la stanchezza delle braccia troppo abbassandosi, andavano verso terra, e non potevano bene ammazzare la gente. Non poteva sopportare che i suoi soldati fossero criticati. In somma soldato era ed amava i soldati, e portava il collo piegato a guisa di Federigo di Prussia. Infelice, che non prevedeva che oltr'Alpi un tale sobbisso di guerra si andava preparando che, i proprii soldati soperchiando, avrebbe condotto lui, il suo Stato e la sua casa in perdizione!

Erasi bensì Clemente XIV riconciliato destramente colla corte di Portogallo, ma ricuperato non aveva tuttavia il potere di cui la romana corte godeva in Lisbona al cominciare nel pontificato di Clemente XIII. Si sospettava da alcuni che la controversia fosse ravvivata dal marchese di Pombal, da altri, che opera fosse del partito de' Gesuiti, il quale ancora si agitava dopo la soppressione loro. Tornato era bensì un ambasciatore portoghese in Roma, e un nunzio apostolico era egualmente passato a Lisbona; ma eretto erasi in quella città un tribunale che ristringeva ne' più angustissimi limiti la giurisdizione della corte di Roma, e que' diritti che i papi in quel regno per lungo tempo conservati avevano con grandissima gelosia. In quest'anno morto essendo il re Giuseppe I, la regina Maria esiliato aveva il Pombal, e abolito il tribunale destinato a frenare la pontificia autorità, al quale dovevano presentarsi tutti gli atti alla nunziatura relativi. Non fu dunque se non sotto il pontificato di Pio VI, e precisamente in questo tempo, che tutti i diritti della nunziatura furono ristabiliti, e che con una specie di trattato si venne ad un'aperta concordia tra le due corti.

Dopo le cose maggiori, non farà dispiacere il trovare in questi Annali registrate alcune altre glorie dell'Italia nostra. Padova e Bologna in due differenti secoli avevano veduto un singolare spettacolo. Lucrezia Elena Cornaro Piscopia nel 1678 era stata decorata della laurea dottorale di filosofia nell'università di Padova alla presenza di un numero grande di dotti, di nobili veneziani e di altri gran signori ivi concorsi da tutta Italia per sì estraordinaria funzione. Lo stesso onore del dottorato ebbesi in Bologna nel 1732 pel suo gran sapere e pe' talenti suoi sommi Laura Bassi, alla presenza de' cardinali Lambertini e Polignac. Ora anche Pavia vide in quest'anno premiarsi il merito d'una valorosa giovanetta. Maria Pellegrina Amoretti d'Oneglia, sostenuti rigorosi esami in quella università, ricevette la dottoral corona in legge, vera ed estrema ammirazione destando in ognuno colla profonda sua dottrina in tutti i rami della giurisprudenza.


MDCCLXXVIII

Anno diCristo MDCCLXXVIII. Indiz. XI.
Pio VI papa 4.
Giuseppe II imperadore 14.

Tutti i principi, tutti gli Stati d'Italia studiavansi a gara di aumentare, in seno alla pace, la ricchezza territoriale de' loro sudditi, promuovendo regolarmente la agricoltura ed il traffico. Regnava, come ognun sa, sulla Lombardia l'imperatrice Maria Teresa, e colle più savie leggi, coi più opportuni regolamenti promoveva essa pure la prosperità di quella provincia. Nè deve omettersi, tra le più gloriose imprese del suo regno, il compimento dato allora alla grande opera del censimento della Lombardia medesima.

Il papa sembrava che emular volesse a quegli sforzi generosi, e studiavasi a trarre le provincie della Chiesa dallo stato di languore nel quale da più secoli giacevano relativamente al traffico ed all'agricoltura. Il desiderio ardente di rendere alla coltivazione un gran numero di terreni incolti e deserti l'idea gli suggerì di asciugare con immenso spendio le paludi Pontine. Il disegno n'era già stato conceputo più volte, le operazioni relative erano state proposte dal celebre Eustachio Zanotti; ma, morto questi senza poterle eseguire, Pio adottati ne aveva con calore i suggerimenti. Credettero alcuni che la brama egli nudrisse di segnalarsi e rendersi immortale con una impresa, nella quale riusciti non erano Martino V, Sisto V e molti altri pontefici, senza dire de' Romani e de' Goti che nel difficile esperimento gli avevano preceduti; furono altri d'avviso che, riducendo a coltivamento quella immensa pianura, disegnasse già di formarne un bellissimo principato pe' nipoti. È d'uopo però notare, dice il ch. Bossi, contro il parere di varii storici, massime oltramontani, ingannati sovente da false relazioni, che per più anni dopo il suo innalzamento non volle mai il pontefice usare di alcuna compiacenza, nè, molto meno, di alcuna distinzione verso i nipoti suoi, e solo per le replicate istanze del cardinale Giraud s'indusse a chiamarli in Roma da Cesena, dove per lungo tempo lasciati gli aveva. Il disegno dell'asciugamento delle paludi Pontine di qualche tempo prevenne adunque il supposto nepotismo di questo papa. Non potè egli però ne' primi anni del suo regno attendere a quel grande lavoro, nè gli fu tampoco dato, di compierlo interamente benchè dopo il 1780 già fosse aperto un grandioso canale per condurre al Mediterraneo le acque che da prima impaludavano, e formata fosse già a canto a quel canale una strada magnifica, che framezzo alle paludi medesime guida i viaggiatori a Terracina. Non è di questo luogo l'investigare le cagioni per cui quell'opera grandiosa non fu condotta al suo termine, o almeno ad un risultamento che proporzionato fosse alle immense somme in essa profuse; ma la storica verità domanda che si annunzii quello come uno de' tentativi più nobili, più grandiosi e più profittevoli allo Stato pontificio, e come un'impresa che, sebbene non compiuta, renderà tuttavia immortale il nome di quel pontefice.

Di tutte le cose che dette si sono da scrittori imprudenti, e sovente ignoranti o parziali, intorno all'opera soprammentovata, opera degna dei secoli dell'antica Roma, da notarsi è come la più giusta, la riflessione fatta da alcuni che, per ridonare alla coltivazione ed alla prosperità lo Stato ecclesiastico, cominciare dovevasi dal render salubre e dal popolare la campagna di Roma, la quale, forse senza lo sborso di somme eccessive, si sarebbe potuta rendere uno dei paesi più ricchi e più fertili dell'Italia, se ai coltivatori soltanto si fosse accordata piena libertà di comperare e di vendere; principio, senza del quale non si risveglia la operosità e l'industria d'una nazione, ma che direttamente si opponeva al modo di accivimento della moderna Roma, ed ai politici regolamenti che concernevano al commercio de' grani. Cosa ella è assai facile da comprendere che con questi politici impedimenti formata non si sarebbe, anche colla perfezione delle opere, una fertile provincia nelle paludi Pontine.