Mandò in dono Gustavo al papa le medaglie dei sovrani e degli uomini più insigni in diversi tempi dalla Svezia prodotti; ed essendo andato a visitare il collegio di Propaganda, fu a lui offerto un omaggio che indarno sarebbesi cercato ed ottenuto in qualunque altro paese: il suo elogio in versi, stampato in quarantasei diversi linguaggi antichi e moderni. La sorpresa del re fu viva, e soprattutto vivamente espressa.
Congedatosi Gustavo da Pio, per la via di Firenze e Parma giunse a Venezia il giorno 3 di maggio, e Venezia con la solita sua splendidezza delizioso e grato rese al monarca il suo soggiorno, con regate e balli i più sontuosi. Di qui partito, passando per Milano e Torino in Francia, al suo regno affrettatamente il richiamarono le vicissitudini della Danimarca.
Già da quindici anni il granduca Leopoldo felicitava la Toscana. Non solo la Italia, ma l'Europa tutta ammirava la saviezza delle sue leggi, e applaudiva all'affetto dei sudditi pel sovrano. Ne abbiam fatto più d'un cenno negli anni precedenti, non meno che delle riforme tanto nel civile quanto nell'ecclesiastico da lui fatte. Ma ciò non ostante, e quantunque delle cose ecclesiastiche sia per presentarsi altrove l'occasione di parlare, non può tacersi delle forme politiche, le quali, secondo che alcuni scrivono, egli voleva dare alla felice provincia. Narrano adunque ch'egli avesse in animo di statuire, per suprema legislazione dello Stato, quanto segue:
Che alla creazione della legge dovesse intervenire il voto del granduca e quello della nazione;
Che la legge dovesse consegnarsi al granduca per l'esecuzione; perciò fosse investito dell'autorità e del comando della forza, siccome per la legge constituita veniva ordinato;
Che la nazione rappresentata fosse dalle assemblee comunitative, dalle provinciali e dalla generale;
Che la petizione fosse libera ad ogni individuo maschio sopra ai venticinque anni davanti alle assemblee comunitative del luogo di suo domicilio, ma per oggetti meramente locali e compresi nelle facoltà dei magistrati delle medesime comunità;
Dall'aggregato di varie comunità si formasse il distretto o circondario provinciale, e che quivi tener si dovessero le assemblee provinciali;
Che le assemblee provinciali composte fossero dai deputati delle rispettive comunità, e che appresso loro fosse libera la petizione, ma soltanto per oggetti risguardanti l'intera provincia;
Come nelle assemblee comunitative si dovevano sentire le petizioni delle rispettive comunità e quelle dei particolari comunisti, così si dovessero anco discutere e passare al partito dei voti, e poi le ammesse consegnare ai deputati, perchè le presentassero alle assemblee provinciali, per quindi discutersi e mandarsi a partito partitamente;