Comunque sia, parte del popolo spronato dalla fame, e mosso dalle grida di moltissimi fanciulli attruppati, condotti da una fanciulla d'alta statura, e di terribile aspetto, creduta dalla buona gente una dea, si mosse in furia, e andò al palazzo di villa, dove dimorava coll'imperadore Cleandro. Quindi, dopo aver gridato: Viva il nostro Augusto! dimandarono di aver in mano il traditore Cleandro, caricandolo intanto d'infinite villanie. Nulla ne intese Commodo, immerso nei suoi divertimenti. Cleandro allora ordinò che il corpo di cavalleria di guardia dissipasse quella gentaglia, e fu puntualmente ubbidito. Misero que' cavalieri in fuga il popolo disarmato, ne uccisero o ferirono molti, inseguendoli fin dentro le porte di Roma. Mossesi allora a rumore tutto il popolo, e correndo ai balconi e su per gli tetti, cominciò a tempestar con sassi e tegole i cavalieri; unissi ancora col popolo parte de' soldati a piedi della città: e tutti con armi e grida cominciarono una fiera battaglia colla peggio de' cavalieri, parte scavalcati o feriti, o morti, e gl'inseguirono sino al palazzo suburbano dell'imperadore. Niuno si attentava a far motto di ciò a Commodo. Marzia, già concubina di Quadrato, che non era già stata uccisa, come si legge in Sifilino, quella fu che ne avvisò l'imperadore. Erodiano, all'incontro, scrive essere stata Fadilla sorella del medesimo Augusto, che, atterrita dal rumore, corse scapigliata a' piedi del fratello, e l'avvertì del pericolo, in cui egli con tutti i suoi si trovava, se non sagrificava allo sdegno del popolo quel suo scelleratissimo ministro. Altri, che ivi si trovavano, calcarono la mano, accrescendogli la paura talmente, ch'egli in fine, fatto chiamar Cleandro, ordinò che gli fosse tagliato il capo, e consegnato sopra un'asta al popolo. Spettacolo di gran letizia fu la testa di costui a chi l'odiava, e strascinò poscia il di lui cadavero per la città. Due piccoli figliuoli suoi vi perderono anch'essi la vita; nè finì questa turbolenza, che anche molti familiari o favoriti di esso Cleandro vennero uccisi: con che restò quieto il tumulto. Lampridio aggiugne che Apolausto ed altri liberti di corte in tal congiuntura rimasero anch'essi vittima del furore popolare; e Commodo, per testimonianza di Dione, fece poi morire il sopra mentovato presidente dell'annona Papirio, dando probabilmente a lui tutta la colpa del nato sconcerto. In luogo di Cleandro creati furono prefetti del pretorio Giuliano e Regillo, e la presidenza dell'annona fu conferita ad Elvio Pertinace, il quale doveva essere poco prima tornato dalla Bretagna, con fama d'aver anch'egli di là incitato Commodo contro di Antistio Burro e di Arrio Antonino, imputando loro che aspirassero all'imperio. Commodo non si attentava più, siccome timidissimo, di rientrare in Roma. Tanto cuore gli fecero i suoi confidenti [Herodianus, Histor., l. 1.], che comparve colà, e fu accolto con grandi acclamazioni del popolo: del che si consolò non poco. Eusebio [Euseb., in Chron.] sotto il presente anno scrive che Commodo fece levar la testa al colosso fabbricato da Nerone, per mettervi la sua. Vedremo ben altri più ridicoli eccessi della di lui vanità.


CXC

Anno diCristo CXC. Indizione XIII.
Vittore papa 5.
Commodo imperadore 11.

Consoli

Marco Aurelio Commodo Augusto per la sesta volta, e Marco Petronio Settimiano.

Fu ben calmata la sedizione popolare descritta di sopra, e ritornossene Commodo Augusto alla sua residenza in Roma [Herodianus, Histor., lib. 1.], ma non si quietò già l'animo suo; anzi il fresco esempio fece in lui crescere le diffidenze e i sospetti. Personaggio non v'era di qualche abilità e credito che non fosse mirato di mal occhio da Commodo, e di cui egli non desiderasse la morte; e, quel ch'è peggio, non la procurasse o col veleno o col ferro. Ogni sinistra relazione o calunnia sufficiente era perchè egli levasse dal mondo i nobili, e massimamente i più amati dal popolo e i più potenti. Ognuno gli facea ombra, perchè non ignorava già quanto fosse l'odio del pubblico contra di lui. Credesi dunque [Lampridius, in Commodo.] che in questi tempi egli privasse di vita Petronio Mamertino suo cognato, cioè marito di una sua sorella, ed Antonino di lui figlio, ed Annia Faustina cugina di suo padre, che stava in Grecia. La sua crudeltà principalmente prendeva di mira chi era stato console. Tali furono Duillio e Servilio Silani, Allio Fosco, Celio Felice, Lucejo Torquato, Larzio Euripiano, Valerio Bassiano e Patulejo Magno co' suoi figliuoli, Sulpizio Crasso proconsole dell'Asia, Claudio Lucano, Giulio Procolo colla sua prole, ed altri infiniti, come dice Lampridio, a' quali tutti o in una maniera o in un'altra procurò la morte. Fece anche bruciar vivi tutti i figliuoli e nipoti del già ribello Avidio Cassio [Vulcat., in Avidio Cassio.], nulla servendo loro il perdono ottenuto dal di lui buon padre Marco Aurelio; e ciò con imputar loro che macchinassero delle novità. Probabil cosa è che non tutte in quest'anno succedessero tali stragi, e che alcune appartengano all'anno seguente. Giuliano e Regillo, già creati prefetti del pretorio, poco la durarono con questa bestia, ed amendue furono ammazzati. E pur Giuliano godea sì forte della grazia di Commodo, che pubblicamente era da lui abbracciato, baciato, e chiamato suo padre. Quinto Emilio Leto ottenne allora il grado di prefetto del pretorio. Accadde ancora verso questi tempi [Dio, lib. 72.] la morte di Giulio Alessandro, personaggio di maraviglioso ardire, uno de' nobili cittadini di Emesa nella Soria, che stando a cavallo avea colla lancia passato da parte a parte un lione. Se crediamo a Lampridio, s'era egli ribellato. Altro non dice Dione, se non che all'udire l'arrivo di un centurione, spedito con una truppa di soldati per ammazzarlo, di notte andò a trovarli, e tutti li tagliò a pezzi. Lo stesso brutto giuoco fece appresso ad alcuni suoi concittadini, coi quali manteneva nimicizia; e poi montato a cavallo con un ragazzo ch'egli amava, se ne fuggì. Si sarebbe egli ridotto in salvo, ma non potendo più reggere il ragazzo alla corsa, nè volendolo egli abbandonare, fu raggiunto dai corridori, che il venivano seguitando. Diede egli allora la morte al ragazzo e a sè stesso, e così terminò la sua tragedia.

Tali erano in questi tempi le barbariche azioni di Commodo. E merita ben d'essere osservato che sotto questo crudel regnante la religion cristiana non patì per conto suo persecuzione veruna; e chi morì martire a que' tempi, non già da lui, ma dai governatori delle provincie, nemici del nome cristiano, riportarono una gloriosa morte. E però, lui regnante, crebbe e sempre più si dilatò il numero de' Cristiani. Questa indulgenza di Commodo vien attribuita da Sifilino [Xiphilinus, in Commodo.] a Marzia, donna di bassa nascita, ch'era stata concubina di Quadrato. Dopo la morte di Quadrato entrò essa talmente in grazia di Commodo, il quale avea relegato a Capri, e poi fatta morire Crispina sua moglie, che, a riserva del nome di Augusta [Dio, lib. 72.], conseguì gli onori delle imperadrici. Poteva ella molto nel cuor di Commodo; e però si pretende che amando essa molto, benchè non cristiana, i cristiani, procurasse loro un buon trattamento ed altri benefizii. Vuole il padre Pagi [Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.] che la peste e la fame, di cui parlammo all'anno precedente, infierissero in questo; e non men Dione che le medaglie sembrano dar peso a così fatta opinione. Ma, secondo Erodiano, sembra più verosimile che fossero preceduti questi flagelli. Parlasi ancora nelle monete [Mediobarbus, in Numismat. Imp.] della Liberalità Settima di Commodo, cioè di qualche congiario dato al popolo per tenerselo amico. E Dione, fra l'altre cose, lasciò scritto che Commodo più volte donò al popolo cinque scudi d'oro e quindici denari per testa.


CXCI