Seguitava intanto in Oriente la guerra mossa agl'Isauri; [Marcell. Comes, in Chron.] ed Anastasio imperadore cominciò in quest'anno a scoprire il suo mal animo contra di Eufemio patriarca di Costantinopoli, perchè egli stava saldo nella difesa della dottrina e chiesa cattolica, e si opponeva alle mire d'esso imperadore, fautor degli eretici. Teofane [Theoph., in Chronogr.] aggiugne che Anastasio concepì ancora de' sospetti contra di Eufemio, quasichè egli fomentasse la ribellion degl'Isauri; e perciò ben per due volte tentò di fargli levar la vita; ma non gli riuscì il disegno. Finalmente astrinse il piissimo patriarca a restituirgli la obbligazione da lui fatta con iscrittura privata di non far novità in pregiudizio della religion cattolica. Circa questi tempi Gelasio papa pubblicò il celebre suo decreto intorno ai libri della sacra Scrittura, e agli altri che trattano delle cose sacre, determinando quali s'abbiano o non s'abbiano da ricevere come autentici e di sana dottrina. Scrisse ancora un sensatissimo apologetico all'imperadore Anastasio, che intero vien rapportato dal cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.]. Forse ancora appartiene a questi tempi l'essere entrato ai servigi del re Teoderico Magno Aurelio Cassiodoro, o Cassiodorio, insigne scrittore e letterato del presente e del prossimo secolo, nato di nobil famiglia nella città di Squillaci in Calabria, e parente di Simmaco patrizio. Aveva egli sotto il re Odoacre sostenute due riguardevoli cariche; dopo la cui morte ritiratosi alla patria, si acquistò gran merito anche presso il nuovo re Teoderico coll'aver portati i Siciliani, benchè non senza gran fatica, a riconoscerlo per sovrano. Perciò chiamato alla corte, ebbe per ricompensa il governo della Calabria per un anno; e, terminato questo, passò ad essere segretario delle lettere di Teoderico con tal fortuna e lode, che quel re, quantunque avvezzo solamente fra l'armi, e neppur tinto delle prime lettere, pure si dilettava assaissimo di udirlo parlare di fisica, astronomia e geografia. Salì dipoi Cassiodoro alle prime dignità, cioè a quella di senatore, di prefetto del pretorio e del consolato; del che son testimonio le fioritissime epistole sue. Fu eziandio in gran pregio presso il medesimo re Severino Boezio, uomo letteratissimo, che arrivò poi anch'egli ad essere console nell'anno 522. E da due lettere di Cassiodoro [Cassiodorus, lib. 4, ep. 45 et 46.] abbiamo che avendo il sopra mentovato re de' Borgognoni Gundobado richiesti al re Teoderico degli orologi da acqua e da sole, ch'egli avea una volta veduti in Roma, Teoderico per averli, ricorse a Boezio patrizio, con lodarlo per le traslazioni da lui fatte di diversi autori greci, e per la sua rara perizia nelle matematiche. Sono senza data queste due lettere di Cassiodoro, e potrebbe darsi che questo Boezio fosse il padre del filosofo. Tuttavia più verisimilmente ad esso filosofo è indirizzata quella lettera di Teoderico, scritta da Cassiodoro suo segretario. E si vuol ben ricordare per tempo, che esso Teoderico, tuttochè nato Barbaro, pure siccome allevato nella corte imperiale di Costantinopoli, e persona di gran mente, nulla tralasciava di quello che serve a farsi amare ed ammirare dai sudditi, sì pel buon governo, come per la pulizia, per la magnificenza, per la stima delle lettere e de' letterati, ancorchè egli neppur sapesse scrivere il suo nome; di manierachè salì in tal riputazione da essere paragonato ai più riguardevoli imperatori che mai s'abbia avuto Roma. Non è il paese, ma il cuore che fa gli eroi.


CDXCV

Anno diCristo CDXCV. Indizione III.
Gelasio papa 4.
Anastasio imperadore 5.
Teoderico re 3.

Console

Flavio Viatore, senza collega.

In Occidente fu creato questo console. Il Relando [Reland., Fast. Cons.] ne aggiugne un altro, cioè Emiliano, adducendo una legge di Anastasio imperadore [L. 2, G. de bon. possess. contra Tab. lib.], indirizzata Viatore et Æmiliano coss. ad Asclepiodoto. Ma il codice di Giustiniano è in assaissimi luoghi scorretto per conto delle date. Certo è che in tutti i Fasti, anche greci, e nell'altre memorie antiche, il presente anno è segnato solamente col nome di Viatore console. E s'egli avesse avuto un collega, non è probabile che tanti l'avessero ommesso. Perciò si dee più presto tenere per guasta la data di quella legge. Ne abbiamo una altra [L. 8, C. de Codicillis.], indirizzata da Teodosio II Augusto ad Asclepiodoto prefetto del pretorio Victore V. C. cos., cioè nell'anno 424. A me sembra assai credibile che al medesimo anno sia da riferire ancora la precedente, in cui il console Victore dagli ignoranti copisti fu mutato in Viatore, e da qualche erudito venne poi messo il nome di Anastasio in vece di quello di Teodosio. Fu fatta menzione di sopra all'anno 493 della spedizione di Festo capo del senato, fatta da Teodosio all'imperador Zenone, per ottener da lui la veste regale, ossia l'approvazion cesarea pel regno d'Italia in favor d'esso Teoderico. Nè l'ambasciatore, nè la desiderata approvazione veniva giammai; e però Teoderico, senza aspettare il consenso di Anastasio Augusto, assunse il titolo e gli ornamenti regali. Quando ritornasse Festo, e seguisse la concordia fra l'imperadore e Teoderico, non si può ben conoscere. Probabilmente il maneggio fu lungo, perchè ad Anastasio e ai suoi ministri non dovea molto piacere il mirar l'imperio romano spogliato di una parte sì riguardevole. E certo in Oriente dispiacque non poco il vedere che Teoderico non aveva aspettato ad assumere il titolo di re, che gliene avesse data licenza l'imperadore. Teoderico inoltre pretendeva che si rimandassero le corone, gioie ed altre suppellettili, spettanti al palazzo imperiale d'Occidente, che Odoacre avea nel tempo delle sue disavventure inviate a Costantinopoli per farsene merito coll'imperadore in caso di bisogno. Possiam credere che finalmente Anastasio si arrendesse, perchè Teoderico era persona da fargli paura. Abbiamo in fatti dall'Anonimo cronista del Valesio [Anonymus Vales.], che essendo seguita pace per mezzo di Festo ambasciatore tra Anastasio imperadore intorno all'aver Teoderico, prima d'ottenere il consentimento imperiale, preso il titolo di re d'Italia, esso imperadore rimandò tutti gli ornamenti del palazzo che Odoacre avea trafugati a Costantinopoli. Questo fatto io il rapporto al presente anno; ma sembra succeduto più tardi, mentre dopo il suddetto racconto seguita a dire l'Anonimo, che nel medesimo tempo nacque in Roma la controversia pel papato fra Simmaco e Lorenzo, la quale appartiene all'anno 498, siccome vedremo. E che Festo patrizio andasse nell'anno 497 coi legati della santa sede a Costantinopoli, si raccoglie dagli atti riferiti a quell'anno dal cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.], se pur due diversi viaggi non fece Festo colà. Per testimonianza di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] e di Cedreno [Cedren., in Annal.], durante quest'anno, Anastasio imperadore sfogò il suo sdegno contra di Eufemio vescovo di Costantinopoli (la cui condotta per altro neppur piaceva alla sede apostolica di Roma) con farlo deporre, cacciarlo in esilio, e dargli per successore in quella cattedra Macedonio. Il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron. ad ann. 496.], coll'autorità di Teofane [Theoph., in Chronogr.], pretende succeduta questa iniqua prepotenza di Anastasio nell'anno seguente. Ma per cagion de' copisti non è a noi pervenuta fedele la Cronologia di Teofane. Oltre di che quello stesso storico sembra ammettere l'elezion di Macedonio nel presente anno. Leggasi ancora un concilio romano, tenuto sotto questo consolato da san Gelasio papa, in cui fu rimesso in grazia della Chiesa Miseno vescovo già mandato per legato a Costantinopoli, che si era lasciato sedurre da Acacio vescovo di quella città.


CDXCVI