Anno diCristo CDXCVI. Indizione IV.
Anastasio II papa 1.
Anastasio imperadore 6.
Teoderico re 4.

Console

Paolo, senza collega.

Sappiam di certo che questo Paolo fu console orientale, ed inoltre abbiamo da Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] ch'egli era fratello dello stesso imperadore Anastasio. Perchè non si creasse console in Occidente, ne è ignoto a noi il perchè. Forse tra l'imperador di Oriente e il re Teoderico duravano le controversie ed amarezze; e però fu necessario un lungo trattato per aggiustar le discordie, e venire a quella pace che Teoderico chiede ad Anastasio nella lettera prima fra quelle di Cassiodoro. Terminò in quest'anno la sua vita san Gelasio papa [Anastas. Bibl.] a dì 19 di novembre, pontefice dottissimo, e degno di vivere più lungamente per onore e difesa della Chiesa cattolica. Gennadio [Gennadius, de Viris Illustrib.] ed altri scrittori ci assicurano esser egli autore di un libro intitolato De duabus in Christo naturis. Diede egli anche miglior forma al messale romano. Anastasio II fu quegli che nel dì 24 di novembre succedette nel pontificato. Quantunque, siccome abbiam detto, le desolazioni patite nelle turbolenze passate avessero ridotta la Liguria in un misero stato, pure Teoderico, allegando la necessità di mantener le armate, ne esigeva dei gravi tributi con universale lamento di que' popoli. Fecero essi ricorso, siccome abbiamo da Ennodio [Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.], al solito lor protettore, cioè al santo vescovo di Pavia Epifanio, con pregarlo di voler portarsi in persona alla corte per implorar qualche sollievo. Andò nel presente anno il piissimo prelato per acqua verso Ravenna, e il viaggio gli costò di molti patimenti, essendogli convenuto più d'una volta di dormir senza tetto sulle rive del Po, fiume che passato Brescello, o poco più in giù, entrava in que' tempi nelle paludi, nè aveva, come oggidì, regolato e stabile il suo corso. Fu ben accolto da Teoderico, ed impetrò che i popoli fossero sgravati di due parti delle tre che si pagavano di tributo. Ma ritornando addietro, fu preso da un molesto catarro in Parma, ed aggravatosi a poco a poco il male, dappoichè fu arrivato a Pavia, passò a miglior vita nel dì 21 di gennaio. In andando a Ravenna, siccome Ennodio scrive, l'accompagnarono i tuoni; e però intraprese il viaggio circa il settembre dell'anno precedente. Ma ritornò ninguido aere, cioè in tempo nevoso, e per conseguente nel verno; laonde nel gennaio di questo anno accadde la morte sua in età di cinquantotto anni, con restar viva la memoria della sua santità.

Le finezze usate più d'una volta dal re Teoderico a questo santo vescovo servono a maggiormente confermare ciò che abbiamo dall'Anonimo Valesiano [Anonym. Vales.] e da altri scrittori; cioè che quantunque fosse esso re ariano di professione, ed ariani fossero i suoi Goti, come in que' tempi erano anche i re de' Visigoti, Borgognoni e Vandali, dominanti nella Gallia, nella Spagna e nell'Africa, pure da saggio ad accorto principe non inquietò punto i Cattolici, nè fece atto alcuno per turbare la Chiesa cattolica; anzi in molte occasioni si mostrò favorevole alla medesima. Cedreno [Cedren., in Annalib.] e Niceforo [Niceph., lib. 26, cap. 35.] raccontano anche un caso degno di memoria. Cioè, aver egli avuto un ministro assai caro e di molta sua confidenza, benchè di religione cattolico. Costui credendo di maggiormente guadagnarsi la grazia del re, abiurato il cattolicismo, abbracciò l'arianismo. Saputo ciò, Teoderico gli fece mozzare il capo, con dire: Se costui non è stato fedele a Dio, come sarebbe poi fedele a me che son uomo? Nel presente anno venne a morte Gundamondo, ossia Gundabondo re de' Vandali in Africa, con discapito della religion cattolica, stante l'esser egli stato, in paragone di Genserico e di Unnerico suoi predecessori, molto indulgente verso i Cattolici. Veramente Procopio [Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 8.] scrive che li trattò malamente; ma santo Isidoro [Isidor., in Chron. Vandal.] e una storia pubblicata dal Canisio ci avvisano aver egli richiamato dall'esilio Eugenio vescovo di Cartagine, e che nel penultimo anno del suo regno, non solamente permise che si riaprissero le chiese de' Cattolici, ma eziandio, ad istanza d'esso Eugenio, si contentò che tornassero alle lor patrie tanti altri vescovi già esiliati. Succedette a lui nel regno Trasamondo suo fratello, il quale per relazione d'esso Procopio, affine di maggiormente stabilire il suo governo, giacchè gli era stata tolta dalla morte la consorte senza lasciar dopo di sè figliuoli, spedì ambasciatori al re Teoderico, chiedendogli in moglie Amalafreda di lui sorella, e non vi trovò difficoltà. Gli fu inviata questa principessa, coll'accompagnamento di mille nobili Goti, e di circa cinquemila soldati di guardia, ed ebbe per dote il promontorio, ossia capo di Lilibeo in Sicilia. Laonde riuscì Trasamondo il più potente e riguardevole dei re vandali. Era anche assai caro ad Anastasio imperadore. Ma questo matrimonio pare che succedesse solamente nell'anno 500, per quanto si ricava dall'Anonimo Valesiano. Cresceva intanto la potenza di Clodoveo re de' Franchi per varie conquiste fatte nella Gallia e nella Germania. Ebbe egli in questi tempi una pericolosa guerra con gli Alamanni, e per consiglio della piissima regina Clotilde sua moglie, invocato in suo aiuto il Dio dei Cristiani, ne riportò un'insigne vittoria nel territorio di Colonia, colla morte del re loro e coll'acquisto del paese, che abbracciava se non tutta, in parte almeno, la Svevia moderna, ed altre contrade all'Occidente della Svevia. Un sì fortunato successo, congiunto colle esortazioni d'essa regina Clotilde, cristiana cattolica, l'indussero ad abbracciare la fede di Cristo, e però nel dì del Natale del Salvatore dalle mani di san Remigio vescovo di Reims prese il sacro battesimo. L'esempio suo trasse allora alcune migliaia di Franchi ad imitarlo, e assai più da lì innanzi si convertirono, sicchè non andò gran tempo che tutta la nobil nazion de' Franchi si unì al Cristianesimo.


CDXCVII

Anno diCristo CDXCVII. Indizione V.
Anastasio II papa 2.
Anastasio imperadore 7.
Teoderico re 5.

Console

Flavio Anastasio Augusto per la seconda volta, senza collega.