DXI

Anno diCristo DXI. Indizione IV.
Simmaco papa 14.
Anastasio imperadore 21.
Teoderico re 19 ed 1.

Consoli

Secondino e Felice.

Secondino, creato console, come s'ha da Teofane, ebbe per moglie Magna, sorella d'Anastasio imperadore, e per figliuolo Flavio Ipazio, stato console nell'anno 500. Felice, creato console in Occidente, era nato nella Gallia, oppur discendente da nobil famiglia di quel paese, e forse avolo suo fu Flavio Felice, stato parimente console nell'anno 428. Abbiamo presso Cassiodoro [Cassiodor., lib. 2, ep. 1.] la lettera scritta dal re Teoderico nel precedente anno ad Anastasio Augusto (indizio certo della ristabilita amicizia fra loro), in cui l'avvisa dell'elezione fatta di questo Felice console informandoci con ciò della maniera tenuta in que' tempi, perchè tanto in Oriente che in Occidente fossero accettati i consoli eletti. Era fuggito in Africa Gesalico, siccome abbiam veduto nell'anno precedente. Quivi fu bene accolto da Trasamondo re de' Vandali. Teodorico, che il teneva d'occhio dappertutto, ebbe nuova dell'accoglienza fattagli da esso re, e che dipoi licenziato con molte ricchezze, s'era portato in paesi stranieri. Di questo fatto si dolse Teoderico con Trasamondo, con ispedirgli apposta degli ambasciatori, e scrivergli una lettera, a noi conservata da Cassiodoro [Cassiod., lib. 5, ep. 43.] suo segretario. In essa fa doglianze, perchè, dimentico d'essergli cognato, abbia preso in difesa Gesalico, il quale giunto in Africa nudo, si sapeva che carico di danari era stato poi trasmesso in paesi forestieri. Se Trasamondo avea compassione di lui, dovea ritenerlo. Avendolo mandato via con sì buona provvisione d'oro, non poteano se non nascere i sospetti di poco buona amicizia e lealtà. Trasamondo sinceramente confessò quanto era avvenuto, e addusse le sue scuse, per quanto s'ha dalla susseguente lettera [Idem, lib. 2, ep. 44.] di Teoderico. Gli mandò ancora dei regali, e Teoderico mostrò d'avergli graditi, ma glieli rimandò indietro, avvertendolo di camminar meglio in avvenire. Abbiam da sant'Isidoro [Isidor., in Chron. Goth.] che Gesalico, non avendo potuto ottener soccorso da' Vandali, tornò dall'Africa, e per paura di Teoderico si ritirò nell'Aquitania, dove si fermò nascosto per un anno. Poscia raunati quanti seguaci potè, se ne tornò in Ispagna con disegnò di far delle sollevazioni; ma dodici miglia lungi da Barcellona raggiunto da Ebbane (ossia da Ibba) generale del re Teoderico, dopo una breve battaglia fu rotto e messo in fuga. Finalmente preso nella Gallia di là dal fiume Druenza, quivi perdè la vita. Però in quest'anno cominciò Teoderico a numerare il primo anno del suo regno ispanico, ossia visigoto, siccome attesta il suddetto santo Isidoro. Procopio [Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.] scrive che dopo la morte di Gesalico, succeduta nel presente anno, Teoderico trasferì il regno della Spagna in Amalarico figliuolo di una sua figliuola, con assumerne egli la tutela. Appoggiato a queste parole il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron. ad ann. 508, et ad ann. 511, n. 15.], fu di avviso che veramente seguisse una tal traslazione di dominio; ma non sussiste. Solamente lasciò Teoderico prima di morire quel regno al nipote, ed egli finchè visse ne fu assoluto padrone. Ciò chiaramente è attestato dal suddetto sant'Isidoro, là dove dice che Teoderico Hispaniae regnum quindecim annis obtinuit, quod superstiti Amalarico nepoti suo reliquit. Parimente questa verità si conosce dalle antiche memorie della Spagna, perchè si cominciarono a contare gli anni dal regno di Teoderico, e non già di Amalarico. Veggansi presso il cardinal d'Aguirre [Aguirre, Concilior. Hispan., tom. 2.] i concilii tenuti allora in quel regno, giacchè questo saggio principe, tuttochè ariano, lasciava ai vescovi cattolici la libertà del sacro lor ministero, nè molestava alcuno per cagion della religione. Lo stesso Procopio aggiugne appresso che Teoderico coll'inviare magistrati ed eserciti nella Gallia e Spagna, diligentemente si studiava di assodar per sempre quelle corone sulla sua testa.

Le parole ultime di Procopio mi fan sovvenire che Teoderico, probabilmente circa questi tempi, avendo fatto un trattato coi Gepidi, ne prese al suo servigio un buon corpo per inviarlo di presidio nella Gallia. Merita attenzione e plauso la premura di questo principe, perchè passando per l'Italia que' Barbari, non inferissero danno agli abitanti. Scrisse egli perciò [Cassiod., lib. 5, ep. 10.] a Verano Sajone, con avvisarlo del passaggio che dovea fare per la Venezia e Liguria l'esercito dei Gepidi, destinato di guardia alla Gallia, acciocchè procurasse che nulla mancasse loro di tappe, ossia di vettovaglie, nè seguisse saccheggio alcuno nel paese, perciocchè l'importanza maggiore era il salvare i beni del suo popolo, in difesa, e non in offesa dei quali egli faceva venir quell'armata. Ma non bastò questo alla somma provvidenza di Teodorico. Nella seguente lettera [Idem, ibid., ep. 11.] scritta ai Gepidi destinati per le Gallie, fa loro sapere aver ben egli disposto tutto, affinchè nulla mancasse loro di viveri nel loro passaggio; tuttavia perchè non nascano liti per la qualità e quantità di viveri, aver egli destinato di pagare tre soldi d'oro (poco diversi dagli scudi di oro d'oggidì) a cadaun di loro per ciascuna settimana, acciocchè ognuno a suo talento possa comperarsi ciò che gli sarà in grado. Termina la lettera con dire: Movete feliciter, ite moderati; tale sit iter vestrum, quale debet esse qui laborant pro salute cunctorum. Grossa paga che era questa in paragon della miserabile che a' tempi nostri si pratica coi soldati, e saggia attenzion di Teodorico per difesa de' sudditi suoi. Queste disposizioni e precauzioni vo io credendo specialmente fossero prese da Teoderico, perchè osservava quanto fosse manesco Clodoveo re de' Franchi suo confinante nelle Gallie. Ma per sua buona ventura Clodoveo nel dì 27 di novembre [Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 43.] del presente anno diede fine in Parigi alla sua vita, per quanto si crede, in età di quarantacinque anni e trenta di regno: principe glorioso nella Storia ecclesiastica, perchè il primo che abbracciasse la santa religione di Cristo, e la dilatasse nella sua nazione, che costantemente l'ha dipoi sempre mantenuta, col meritare perciò i re loro il titolo di Cristianissimi. Principe parimente glorioso nella storia del secolo, perchè gran conquistatore, e il primo che fondasse l'insigne monarchia franzese, florida più che mai oggidì; ma principe che maggiore e più pura gloria avrebbe conseguito, se alle sue belle doti avesse unito men d'ambizione, ossia d'ansietà di dilatare il suo regno, anche a forza di scelleraggini e di crudeltà. Egli lasciò dopo di sè quattro figliuoli, cioè Teoderico nato da una concubina, prima di prendere per moglie la piissima principessa Clotilde, maggiore per conseguente d'età de' suoi fratelli, e già sperto nel mestier della guerra. Clodomiro, Childeberto e Clotario, nati da essa Clotilde, furono gli altri suoi figliuoli, che in quattro parti divisero gli stati del paese, siccome può vedersi presso gli storici franzesi. Nondimeno a Teoderico toccò molto vantaggio in questa divisione sopra gli altri fratelli, essendo specialmente restati in suo dominio tutti i paesi confinanti nella Gallia con gli Ostrogoti, ossia colla giurisdizione di Teoderico re d'Italia. In questo anno seguirono in Costantinopoli dei gravissimi sconcerti per cagione della religione. Anastasio Augusto, sempre più scoprendosi partigiano e protettore delle eresie e degli eretici, cominciò nell'anno precedente a perseguitare Macedonio vescovo di Costantinopoli [Theoph., in Chron. Theod. Lector, lib. 2 Histor.], prelato costante nella difesa del concilio calcedonense e della dottrina della Chiesa cattolica. Nel presente anno il cacciò in esilio, con sostituirgli un certo Timoteo prete. Questi ed altri passi dell'empio imperadore furono cagione di tumulto nel popolo. Ma intorno a questi fatti io rimetto il lettore agli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio, del padre Pagi e del Fleury.


DXII

Anno diCristo DXII. Indizione V.
Simmaco papa 15.
Anastasio imperadore 22.
Teoderico re 20 e 2.

Consoli