Anno diCristo DLIX. Indizione VII.
Pelagio I papa 5.
Giustiniano imperadore 33.

L'anno XVIII dopo il consolato di Basilio.

Per relazione di san Gregorio Magno [Gregor. Magnus, Dialogor., lib. 2, cap. 15.], Sabino vescovo di Canosa ragionando con san Benedetto, patriarca de' monaci in Occidente, dei fatti di Totila re dei Goti, entrato già in possesso di Roma, gli palesò il suo timore che questo re avrebbe distrutta e renduta inabitabile Roma. Rispose san Benedetto: Roma sarà sterminata, non già dagli uomini, ma sì bene da fieri temporali e da orribili tremuoti. Soggiugne san Gregorio, scrittore di questo secolo, ch'era chiaramente verificata la profezia del santo abate, perchè a' suoi dì si miravano in Roma le mura della città scompaginate, case diroccate, chiese atterrate dai turbini, e gli edifizii per la vecchiaia andar tutto di rovinando. È di parere il padre Mabillone [Mabillonius, Annal. Benedictin., lib. 5.] che nel luglio ed agosto del presente anno tutto quasi l'Oriente e l'Occidente fosse stranamente afflitto dalle inondazioni del mare, dalle tempeste, dai tremuoti e dalla pestilenza; e che da tanti flagelli patisse più Roma che dalla fierezza de' Barbari, con adempiersi allora quanto avea predetto san Benedetto. Onde egli abbia tratta questa notizia, non l'ho potuto scoprire. Trovavasi in gran confusione la corte e città di Costantinopoli, per aver vicini alle porte gli Unni, i quali devastavano la campagna, e minacciavano anche la stessa città. Per attestato di Agatia [Agath., lib. 5 Hist.] e di Teofane [Theophan., in Chron.], altro ripiego non ebbe Giustiniano Augusto, che di ordinare a Belisario patrizio di procedere contra di quegl'insolenti Barbari. Era già venuta la vecchiaia a trovare questo eccellente generale; tuttavia, così esigendo il bisogno, diede di mano alle sue armi, e con quelle poche truppe che potè adunare, consistenti in alcune sole centinaia di cavalli e di alcune altre di pedoni, uscì coraggiosamente in campagna, e raunato un grande stuolo di contadini, si fortificò fuori della città. Poscia più coll'industria e con gli stratagemmi, che colla forza, tanto seppe fare, che obbligò i Barbari a ritirarsi. Giustiniano dipoi per liberarsi da costoro, e mandarli contenti al loro paese, valendosi dell'apparenza di riscattare gli schiavi, votò loro in seno una buona quantità di oro, e n'ebbe la pace.


DLX

Anno diCristo DLX. Indizione VIII.
Giovanni III papa 1.
Giustiniano imperadore 34.

L'anno XIX dopo il consolato di Basilio.

Secondo i conti del cardinal Baronio, diede fine nell'anno precedente alla vita e al pontificato papa Pelagio primo di questo nome. Ma supponendo esso Baronio che il medesimo fosse fatto papa nell'anno 555, e riportando di poi il suo epitafio, da cui apparisce ch'egli tenne il pontificato anni quattro, mesi dieci e giorni dieciotto, e che fu seppellito IV nonas martias, ha ragione il padre Pagi di conchiudere che questo papa mancò di vita nel presente anno, ma non già nel dì primo di marzo, coll'essere stato portato nel dì seguente alla sepoltura, ma sì bene ch'egli nel dì 3 di marzo di esso anno 560 terminò i suoi giorni, e nel dì 4 del mese suddetto fu chiuso nell'avello, venendo le none di quel mese nel dì settimo. Tuttavia, non sapendo noi indubitatamente se papa Vigilio suo antecessore morisse nell'anno 554, o pure nel 555, nè in qual giorno precisamente seguisse la consacrazione di esso papa Pelagio, però non è qui assai sicura la cronologia pontificia. Certo è bensì che succedette a Pelagio nella cattedra di san Pietro Giovanni, terzo di questo nome, dopo tre o quattro mesi di sede vacante. Dappoichè Childeberto re di Parigi passò all'altra vita, venne a mancare il principale suo appoggio a Cranno figliuolo rubello del re Clotario. La necessità il consigliò ad implorare la misericordia del padre, e, per quanto si può intendere dalle parole di Gregorio Turonense [Gregor. Turonensis, lib. 4, cap. 20.], l'ottenne. Ma questo inquieto e torbido giovane da lì a non molto incorse di nuovo nella disgrazia del padre, in guisa che scappò nella Bretagna minore, dove essendo stato per qualche tempo nascoso, tanto si seppe adoperare, che Conoboro, ossia Conoberto, conte e signore di quella provincia, imprese la sua protezione, ed allestì una potente armata in difesa di lui. Clotario con tutte le sue forze e con Childerico suo figliuolo entrò nella Bretagna; si venne ad un fatto d'arme, in cui restarono sconfitti i Bretoni, ucciso il loro conte, e Cranno, colla moglie e colle figliuole, abbruciato per ordine del padre, con lasciare una funesta memoria non meno de' suoi misfatti che della sua morte. Mario Aventinese [Marius Aventicensis, in Chron.] riferisce all'anno presente questa brutta tragedia. In Costantinopoli poi a dì 9 di settembre, per relazione di Teofane [Theoph., in Chron.], essendo tornato dalla Tracia infermo Giustiniano Augusto, senza lasciarsi vedere e senza dare udienza ad alcuno, corse voce per la città ch'egli era morto. Ne seguì uno non lieve tumulto nel popolo, e si chiusero tutte le botteghe. Ma guarito esso imperadore per intercessione de' santi Cosma e Damiano, mandò l'ordine che si facesse festa ed illuminazione per tutta la città, e ritornò la quiete primiera.