DLXI

Anno diCristo DLXI. Indizione IX.
Giovanni III papa 2.
Giustiniano imperadore 35.

L'anno XX dopo il consolato di Basilio.

Era omai giunto Clotario re de' Franchi all'auge delle sue contentezze, perchè divenuto signore di una vasta monarchia. Era anche quietato ogni turbine dianzi commosso, quando gli convenne sloggiare dal mondo. Colpito da una febbre, mentre era alla caccia (famigliare divertimento ed esercizio di quei regnanti), passò a render conto a Dio de' suoi adulterii, della sua crudeltà e di altri suoi vizii, con dar luogo a succedergli ai quattro suoi figliuoli. Toccò il regno di Parigi a Cariberto; a Guntranno quello d'Orleans colla Borgogna; Soissons a Chilperico: il regno di Austria a Sigeberto; e però in quattro regni fu di nuovo divisa la monarchia franzese. Restò eziandio del re Clotario una figliuola per nome Clodosuinda, ossia Clotsuinda. Ebbe questa per marito Alboino re de' longobardi, del quale avremo troppa occasion di parlare andando innanzi. Per ora mi sia lecito di accennare ciò che ci han conservato i frammenti di Menandro Protettore [Hist. Byz., tom. 1, pag. 99.], storico di questo secolo, rapportati fra gli squarci delle Legazioni. Racconta egli che gli Abari, o Avari, mentovati di sopra all'anno 558, una delle numerose tribù e schiatte degli Unni e della Tartaria, spedirono ambasciatori a Giustiniano Augusto, i quali esposero come la lor gente era la più forte e numerosa fra le settentrionali, e si gloriava di essere invincibile. Offerivansi di stringere lega con lui, e di esser a' suoi servigi, purchè loro fosse dato un buon paese da abitarvi, e una annua pensione o regalo. Giustiniano era allora assai vecchio; amava la pace e l'ozio. Si sbrigò di costoro con inviare ed essi Valentino suo legato, il quale, portando seco catene d'oro, letti e vesti di seta ed altri regali, fece così ben valere questi doni, che gl'indusse per qualche tempo a far guerra agli Ongori, o Ungheri, appellati dipoi Ungari, abitanti anch'essi allora nella Tartaria, e ai Sabiri. Tornarono questi Avari, o Unni, che li vogliam dire (che appunto con questi due nomi si trovano mentovati dagli antichi scrittori), tornarono, dico, fra qualche tempo a dimandare all'imperadore un paese da potervi abitare. Mentre egli consulta, costoro si avanzarono fino al Danubio, e s'impossessarono di quel paese probabilmente della Moldavia e Valacchia, minacciando anche di passare di qua. In tal maniera vennero ad accostarsi ai Gepidi, che signoreggiavano nella Dacia ripense, nel Sirmio e in quella che oggidì vien chiamata Servia di qua dal Danubio, confinanti perciò ai Longobordi, i quali aveano la lor sede nella Pannonia e nel Norico. Non è improbabile che circa questi tempi succedesse un tale avanzamento degli Unni, ossia degli Avari, verso i paesi dominati dai Gepidi e Longobardi. Paolo Diacono [Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 1, cap. 27.], favellando degli Avari, dice: Qui primum Hunni, postea a rege proprie nominis Avares appellati sunt. Nell'ottobre ancora dell'anno presente, secondo l'attestato di Teofane [Theoph., in Chronogr.], la fazione prasina, divenuta sempre più insolente col favore dell'imperadore, nei giuochi circensi assalì sotto i suoi occhi la fazione veneta. Seguitarono morti e incendii, e furono messi a sacco tutti i beni de' Veneti. Scappati i delinquenti a Calcedone nel tempio di santa Eufemia, Giustiniano non potè più contenersi dal farne gastigare assaissimi. Nè pure mancarono a quest'anno altre disgrazie, accennate tutte dal medesimo istorico, cioè incendii, pestilenze e sedizioni in Oriente, che io tralascio.


DLXII

Anno diCristo DLXII. Indizione X.
Giovanni III papa 3.
Giustiniano imperadore 36.

L'anno XXI dopo il consolato di Basilio.

Circa questi tempi fu fatta pace tra l'imperadore Giustiniano e Cosroe re di Persia, come si raccoglie da Teofane [Idem, ibid.] e da Menandro Protettore [Tom. 1 Hist. Byz., pag. 133.]. Ma, secondo la misera condizione di quei tempi, bisognò che l'imperadore vilmente la comperasse: cioè si obbligò di pagare ai Persiani trentamila scudi d'oro ogni anno, finchè essa pace durasse, e di sborsare il contante per i primi sette anni avvenire. Altrettanto si praticava bene spesso, allorchè gli Unni, Bulgari ed altri popoli barbari facevano irruzioni nell'imperio d'Oriente. Avrebbe fatto meglio l'imperador Giustiniano ad impiegar quel danaro, e tant'altro oro malamente gittato dietro a persone inutili ed infami, in mantener delle legioni e dei reggimenti di soldati, abili a far fronte a chiunque volea turbar la quiete de' suoi popoli, come usarono i saggi imperadori de' secoli precedenti.