Anno diCristo CDXX. Indizione III.
Bonifacio I papa 3.
Onorio imperadore 28 e 26.
Teodosio II imp. 19 e 13.

Consoli

Teodosio Augusto per la nona volta, e Flavio Costanzo per la terza.

Erano, come dissi, assediati gli Svevi nei monti Nervasi della Spagna dai Vandali. Probabilmente costoro mandarono per aver soccorso da Asterio conte delle Spagne; perciocchè Idacio racconta [Idacius, in Chronico apud Sirmond.] che i Vandali, all'udire che si avvicinava con grandi forze questo uffiziale dell'imperadore, levarono tosto l'assedio, ed abbandonata la Galizia, s'inviarono verso la provincie della Betica, con avere nel passaggio per Braga commessi alcuni omicidii. Dovea forse la Betica essere allora scarsa di presidii, e però se ne impadronirono. In Costantinopoli, secondo che riferisce la Cronica Alessandrina [Chron. Alexandrinum.], Teodosio Augusto era già pervenuto ad età competente per ammogliarsi. Pulcheria Augusta sua sorella, donna di gran senno, cercò dappertutto moglie che fosse degna di sì gran principe; e udito ch'egli non curava nè ricchezze nè nobiltà, premendogli solamente le virtù e la bellezza, gliene scelse finalmente una di suo genio; e questa fu Atenaide, figliuola di Eraclito filosofo, giovane di rara beltà, e addottrinata in molte scienze. A lei il padre in morendo avea lasciato solamente cento nummi in sua parte, con dire che a lei bastava per dote il sapere accompagnato dalla bellezza; e tutto il resto della sua eredità pervenne a due maschi, parimente suoi figliuoli. Mancato di vita il padre, Atenaide pretendendosi indebitamente, perchè senza sua colpa, diseredata ed aggravata, dimandò ai fratelli la sua legittima; e la risposta fu che eglino la cacciarono di casa. Ricoverossi ella per questo presso d'una sua zia materna, la quale seco la menò a Costantinopoli, per chiedere giustizia all'imperadore, e presentolla prima d'ogni altra cosa all'Augusta Pulcheria, implorando la di lei protezione. Pulcheria, adocchiato il graziosissimo aspetto di questa giovane, ed inteso ch'era vergine, e vergine dotata di gran prudenza e di molta letteratura, la fece restare in corte. Raccontò poi questa avventura a Teodosio suo fratello, senza tacere le singolari prerogative di corpo e d'animo che si univano in questa donzella. Di più non vi volle perchè Teodosio s'invogliasse di vederla. Fattala dunque di concerto venire nella camera di Pulcheria, il giovane imperadore in compagnia di Paolino suo compagno ed amico, che fu poi maestro degli uffizii, ossia maggiordomo maggiore, stando dietro ad una portiera la guatò ben bene, e in guisa tale, che straordinariamente gli piacque, e massimamente perchè Paolino proruppe in atti di ammirazione. Questa è quella ch'io cerco, disse allora Teodosio in suo cuore; ed indottala ad abbracciar le religion cristiana, perchè era nata ed allevata nel paganesimo, la prese poi nell'anno seguente a dì 7 di giugno per moglie, avendole fatto mettere nel battesimo il nome d'Eudocia. Onorio Augusto in quest'anno a dì 8 di maggio in Ravenna fece una costituzione, indirizzata a Palladio prefetto del pretorio [L. 3, lib. 9, tit. 25. Cod. Theod.], per rinnovar le leggi già fatte contra chi rapisse vergini consacrate a Dio, o in altra guisa insidiasse o pregiudicasse alla lor castità. Nella stessa legge presso il Sirmondo [Sirmondus, Append. ad Cod. Theod.] vien proibito agli ecclesiastici di tenere in casa persona di differente sesso, a riserva della madre, delle sorelle e figliuole, e della moglie, tenuta prima del sacerdozio. Giunto san Girolamo, celebre dottor della Chiesa, all'età di novanta anni, diede fine nel presente alla sua vita ed alle sue penitenze e gran fatiche in pro della Chiesa cattolica.


CDXXI

Anno diCristo CDXXI. Indizione IV.
Bonifacio I papa 4.
Onorio imperad. 29 e 27.
Teodosio II imp. 20 e 14.
Costanzo imperadore 1.

Consoli

Eustazio e Agricola.

Non si quietò mai Galla Placidia, finchè non gli riuscì d'indurre il fratello Onorio Augusto a prendere per suo collega nell'imperio Costanzo di lei marito. Però tali e tante furono le batterie ed istanze sue, che in quest'anno Onorio il dichiarò Augusto a dì 8 di febbraio, per quanto s'ha da Teofane [Theoph., in Chron.]. L'autore della Storia Miscella scrive [Histor. Miscell., lib. 14, tom. 1 Rer. Italic.] che Onorio conoscendo essere appoggiata la propria difesa tanto in guerra che in pace al valore e all'ingegno di Costanzo suo cognato, incitato anche dall'approvazione di tutti, il prese per suo collega. Olimpiodoro [Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.], all'incontro, scrittore di quei tempi, asserisce che Onorio contra sua voglia il creò Augusto. Ma avendo i Greci sentita male questa elezione, può sospettarsi che il greco scrittore parlasse del medesimo tenore. Con tal congiuntura anche Galla Placidia di lui moglie ebbe il titolo e gli onori d'Augusta. Certo è che l'imperadore d'Oriente Teodosio, il quale probabilmente venendo a mancare Onorio senza figliuoli, sperava un dì riunire al suo l'imperio d'Occidente, disapprovò questa promozione; e però non volle ammettere il messo che gliene portò la nuova. Parimente attesta Filostorgio [Philostorg., lib. 12. Hist. Eccl.] che essendo state mandate, secondo il rito d'allora le immagini di Costanzo Augusto a Costantinopoli, Teodosio non le volle ricevere, e che per questo affronto Costanzo si preparava per muovergli guerra, quando Iddio il chiamò a sè dopo sei mesi e venticinque giorni di imperio, cioè a dì 2 di settembre dell'anno presente. Olimpiodoro [Olympiodorus, apud Photium, pag. 195.] pretende che per l'afflizione di vedersi rifiutato in Oriente, e pentito d'essere stato alzato a grado sì sublime, perchè non poteva aver come prima i suoi divertimenti, egli cadesse malato. Ma Costanzo, uomo d'animo grande, non era sì meschino di senno e di cuore, da ammalarsi per questo. Una doglia di costa il portò all'altro mondo. Fama fu che in sogno udì dirsi: I sei son terminati, e il settimo incomincia: parole poscia interpretate dei mesi del suo imperio. Aggiugne il suddetto storico, che dopo la morte di Costanzo, molti vennero da tutte le parti a Ravenna a chiedere giustizia, pretendendosi spogliati indebitamente da lui de' loro beni, senza poterla nondimeno ottenere a cagione della troppa bontà, anzi della soverchia familiarità che passava tra Onorio e Placidia Augusta sua sorella, motivi che affogarono e renderono inutili tutte le doglianze di costoro. Ma se non merita fede questo istorico pagano, allorchè dopo aver fatto sì bell'elogio di Costanzo, cel vuole dipignere per uomo di debolissimo cuore; molto men la merita allorchè soggiugne, che, rimasta vedova Placidia, le mostrò tanto affetto l'Augusto Onorio, con baciarla anche spesso in volto, che corse sospetto d'una scandalosa amicizia fra loro. Queste senza dubbio son ciarle di uno scrittore gentile, nemico de' regnanti cristiani, o ciarle dei Greci, sempre mal affetti ai Latini. La virtù che maggiormente risplendè in Onorio, fu la pietà; e non ne era priva la stessa Galla Placidia.