Ora in quest'anno sembra a me più verisimile che Lodovico II re d'Italia invitato e venuto a Benevento coll'esercito suo, dividesse quel ducato. Nella parte che resta dello strumento d'essa divisione, pubblicata dal suddetto Pellegrino [Camill. Peregrin., Hist. Princ. Longobard.] Radelgiso dice: Et praesentialiter antequam domnus Ludogvicus rex cum suo exercitu exeat de ista terra, do in vestra potestate gastaldatum Montellam, ec. In quest'anno abbiam veduto che l'esercito d'esso re Lodovico era nel ducato di Benevento, nè ci resta memoria che negli anni 850 e 851 esercito alcuno franzese militasse in quelle parti. Adunque piuttosto in questo, che in quegli anni, seguì l'accordo fra i principi litiganti del regno di Napoli. Oltre a ciò, qui Lodovico è appellato solamente re: notizia che, siccome dissi all'anno 843, abbastanza indica non potersi quel fatto riferire all'anno 851, perchè Lodovico sarebbe stato allora appellato imperatore. Ma quel che più fa animo alla mia conghiettura, e forse la rende opinione certa, si è l'autorità di Giovanni Diacono, che fiorì e scrisse ne' medesimi tempi. Dopo aver egli narrato il naufragio della flotta saracenica, di cui s'è parlato nell'anno addietro, seguita a dire [Johann. Diacon., Chron. P. II, tom. 1, Rer. Ital.]: Eodem quoque anno, supplicatione hujus Sergii, principumque langobardorum, direxit Lotharius imperator filium suum Ludogvicum, bonae adolescentiae juvenem, propter catervas Saracenorum Apuliae sub rege commanentes, et omnium fines populantes. Qui adveniens, coelesti comitatus auxilio, de illis Hismahelitis triumphavit, et sagaciter ordinata divisione Beneventani et Salernitani principum victor reversus est. O sia dunque che nell'anno prossimo passato venisse l'armata franzese col re Lodovico a Benevento, ma vincesse e trionfasse nel presente; oppure che eodem anno voglia significare non per anche spirato un anno dopo il naufragio de' Saraceni: abbastanza intendiamo che in quest'anno il re Lodovico pose fine alle lunghe contese dei principi beneventani, e non già nell'anno 850 o pure 851. Era intanto il popolo romano, ma più il buon papa Leone, preso da grave malinconia sì per la fresca ricordanza del sacco dato dai Mori e Saraceni alla basilica vaticana, come pel timore d'altri simili insulti in avvenire. Mosso perciò il Magnanimo pontefice [Anastas. Biblioth., in Vit. Leonis IV.] dal comune lamento, e maggiormente ancora dal suo zelo, determinò di fabbricare intorno ad essa basilica e al borgo una città colle sue mura, porte e fortificazioni per sicurezza della medesima. Era prima di lui stato formato questo disegno da papa Leone III; anzi ne aveva egli anche in molti luoghi poste le fondamenta; ma sorpreso dalla morte, non potè continuarne la fabbrica. Ora Leone IV comunicò la presa risoluzione all'imperadore, e questi non solamente l'approvò e lodò, ma tanto egli come i re suoi fratelli mandarono a Roma una buona somma di danaro per dar principio al lavoro. Quod nutu dei, Francique juvamine regis, dice Frodoardo [Frodoardus in Vitis Pontific. Roman.], cioè di Lottario, fu intrapreso. Ordinò il papa che da tutte le città del ducato romano, da tutti i poderi del pubblico e da ogni monistero si mandassero, secondo la tassa uomini atti a faticare in quella operazione. E così nell'anno presente si cominciò la fabbrica grandiosa di questa nuova città, e nello spazio di quattro anni se ne vide il compimento. Tanto si adoperò in questo anno Lodovico re di Baviera, che ottenne da Lottario Augusto a Giselberto il perdono pel rapimento della figliuola di esso imperadore. Tiene l'Eccardo [Eccard., Rer. Franc. lib. 30.] che da questo Giselberto discendesse quel Giselberto duca di Lorena che fu poi celebre nel secolo X.


DCCCXLIX

Anno diCristo DCCCXLIX. Indizione XII.
Leone IV papa 3.
Lottario imper. 30, 27 e 10.
Lodovico II imperadore 1.

Succedette in quest'anno una perfetta riconciliazione fra l'imperador Lottario e Carlo Calvo re della Francia orientale, il quale nell'anno antecedente era stato accettato per loro re anche da buona parte de' popoli dell'Aquitania, e nel presente entrò in possesso di non poco paese in quelle contrade. Giacchè non apparisce che i Mori e Saraceni avessero per mare contrasto alcuno da' Cristiani, a man salva andavano coloro infestando tutto il littorale del Mediterraneo. Qual fosse la loro crudeltà ne fece in quest'anno pruova la città di Luni in Toscana, che da essi presa e data a sacco, talmente restò desolata, che da lì innanzi non risorse mai più. Il suo vescovato fu trasferito a Sarzana, città nata dalle rovine dell'altra. Anche tutta la spiaggia del mare, partendosi dal fiume Magra sino alla Provenza, ebbe che piangere per gli sbarchi e saccheggi di quegl'infedeli. Crede il p. Pagi [Pagius, ad Annal. Baron.] che nell'anno presente Lottario imperadore dichiarasse Augusto e collega nell'imperio Lodovico II primogenito suo e re d'Italia, deducendolo da alcuni diplomi del monistero di santa Giulia di Brescia [Margarinius, Bullar. Casinens., tom. 2.], dove s'incontra un'epoca d'esso imperadore cominciata prima dell'anno 850. Così ha immaginato esso Pagi, perchè egli pretende seguita la coronazione romana di questo principe nel dicembre dell'anno seguente; e però trovandosi che prima di quel dì Lodovico II conta gli anni dell'imperio, secondo lui, convien ammettere un'epoca precedente ad essa coronazione. Ma di ciò si parlerà all'anno seguente. Dico intanto aver anch'io osservato nell'archivio archiepiscopale di Lucca una pergamena scritta, regnante D. N. Hlothario augusto, anno imperii ejus, postquam in Italia ingressus est, trigesimo tertio, et filio ejus D. N. Hludowico, idemque imperator, anno sexto, X kal. octubris, Indict. quarta, cioè nell'ano 855. Un'altra scritta colle medesime note, ed anno sexto. III kal. julii, Indictione III, il che fa vedere mutata l'indizione del settembre. Un'altra scritta anno XXIX Hlotharii, et II Hludowici, quarto idus septembris, Indictione XV, cioè nell'anno 851. Un'altra scritta anno XXVIII Hlotharii et primo Hludowici imperatoris ejus filii, VI nonas augusti, Indictione XIII, cioè nell'anno 850. Si possono vedere altri documenti simili da me rapportati nelle Antichità italiane. Abbiamo poi da Anastasio bibliotecario [Anastas., in Leon. IV.] che nella dodicesima indizione, cioè nell'anno presente, o pure, secondo un altro testo, nel precedente, l'indefesso papa Leone attese a risarcir le mura, le torri e le porte di Roma. Fece ancora alzar da' fondamenti due torri a Porto alle rive del Tevere con catene di ferro da tenersi dall'una all'altra, qualor si volesse impedire alle navi il salire su per quel fiume. Tutte precauzioni saggiamente prese, perchè appunto in quest'anno giunse avviso a Roma che i Saraceni con assaissimi legni s'erano fermati a Torar vicino all'isola di Sardegna, e si preparavano per tornare a visitare i Romani. Vennero in fatti alla volta di Porto: cosa che recò non poco terrore al popolo romano, se non che Dio per sua misericordia provvide al bisogno: cioè accorsero in aiuto de' Romani colle lor navi i Napoletani, Amalfitani e Gaetani, con animo risoluto di venire alle mani con que' Barbari. Fecero tosto sapere l'arrivo loro al papa, ed egli andato ad Ostia, ne chiamò alcuni alla sua presenza, per intendere con che pensiero fossero venuti. Fra gli altri si presentò ad esso papa Cesario figliuolo di Sergio duca di Napoli, generale di quell'armata, che coi suoi corse a baciargli i piedi. Furono tutti accolti con tenerezza, animati alla difesa, confortati dalle orazioni d'esso pontefice. Ed allorchè comparvero i Mori alla spiaggia di Ostia, attaccarono coraggiosamente la battaglia; ma alzatosi un vento furioso, questo combattè per gli Cristiani, con dividere le armate e dispergere le navi africane, che ruppero in varie isole. Molti di quegl'infedeli furono presi ed uccisi; molti condotti a Roma schiavi; e con sì buon successo terminò quella scena.


DCCCL

Anno diCristo DCCCL. Indizione XIII.
Leone IV papa 4.
Lottario imper. 31, 28 e 11.
Lodovico II imperad. 2 e 1.

Dagli Annali di san Bertino [Annal. Franc. Bertiniani.] abbiamo che nell'anno presente seguì la coronazione romana di Lodovico II, dichiarato Augusto da Lottario suo padre. Lotharius filium suum Ludovicum Romam mittit, qui a Leone papa honorifice susceptus, et in imperatorem unctus est. Gran cosa è che solo questo scrittore ci abbia conservata la memoria di sì importante azione, e non ne abbiano parlato gli altri antichi storici; quel che è più, neppure Anastasio bibliotecario, o chiunque sia l'autore della vita di Leone IV papa, ne ha lasciata parola. E quindi è proceduto che tanto il Sigonio quanto il cardinal Baronio han posta la romana coronazione di Lodovico II e la dignità imperiale a lui conferita, sotto l'anno 844: il che certamente non sussiste. Valendosi il padre Pagi di alcune carte del monistero Casauriense, prodotte dal padre Mabillone, stabilì questa coronazione nel dì 2 di dicembre del corrente anno. Ma io ne dubito forte, e meriterebbe questo punto d'essere con più diligenza esaminato e deciso coll'esatta osservazione di carte originali, e non già di copie e di memorie passate per più mani. Veggansi i documenti dello stesso monistero Casauriense, da me pubblicati [Chron. Casauriens., Append., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], da' quali si riconoscerà che in diversi mesi prima del dì due di dicembre si vede cominciata l'epoca dell'imperio di Lodovico II. E qualora si risponda che allora i notai si sono serviti dell'epoca presa non dalla coronazione romana, ma dal precedente anno, in cui Lottarlo dichiarò imperadore il figliuolo, siccome pretende il padre Pagi, convien replicare che di tal dichiarazione non è fatta menzione da scrittore alcuno antico. Ha il padre Pagi dedotta questa da alcune carte, le cui note cronologiche possono esser fallate per colpa de' copisti; e quando sussistano, indicheranno solamente seguita la coronazione suddetta prima di quello che pensa il padre Pagi. Oltre di che, non sono mancati eruditi che, a tenore delle loro opinioni, hanno acconciate le note cronologiche di varii antichi documenti. Però tuttavia resta da chiarire la sussistenza di queste due epoche, e se la prima cominciasse nell'anno 849 dopo il dì 19 di maggio, e prima nel dì 3 d'ottobre; e se la seconda veramente avesse principio nel dì 2 di dicembre dell'anno presente. Certamente il costume degl'imperadori antichi fu di ricevere la corona in qualche giorno di festa solenne. Ma in quest'anno il dì 2 di dicembre accadde in martedì, nè festa alcuna vi s'incontrò. Fu in quest'anno bensì tenuto un concilio [Labbe, Concilior., tom. 7.] in urbe regia Ticino, al quale presedettero Angilberto arcivescovo di Milano, Teodemano, o, per dir meglio, Teutimaro patriarca d'Aquileia (chiamato corrottamente dall'Ughelli Hindelmario, o Vindelmario) e Giuseppe vescovo (probabilmente d'Ivrea) ed arcicappellano di tutta la Chiesa. V'ha dell'errore in queste ultime parole. Dicesi raunato esso concilio anno Incarnationis dominicae DCCCL, Indictione XIV, et Hlotharii atque Hludovici piissimorum Augustorum XXX, atque primo. fondatamente pretende il padre Pagi che in vece di Indictione XIV, s'abbia quivi a scrivere Indictione XIII, perchè Lottario augusto dopo il dì ultimo di maggio contava non più l'anno XXX, ma bensì il XXXI del suo imperio e regno d'Italia, e per conseguente celebrato questo concilio ne' primi mesi dell'anno presente. L'anno primo di Lodovico II imperadore, secondo lui, è preso dall'epoca dell'anno precedente, in cui dal padre fu dichiarato Augusto. Intorno a questo ultimo punto ho io già proposto qualche mio dubbio. Fecero que' vescovi alcuni decreti assai lodevoli ed utili per la disciplina ecclesiastica; ed essendovi intervenuto anche l'imperator Lodovico, dal canto suo furono formati cinque capitoli riguardanti il buon governo dell'Italia. Non godè molta quiete neppure l'imperator Lottario in quest'anno ne' suoi regni oltramontani. Nella Provenza i Mori diedero un gran guasto sino alla città d'Arles; ma in ritornando al loro paese, restarono anche essi fieramente fracassati da una gagliarda tempesta di mare. Così nella Frisia ed Olanda [Annal. Franc. Bertiniani. Annales Franc. Metens. Annal. Franc. Fuldenses.], paesi d'esso Lottario Augusto, Rorico, fratello o pur nipote d'Erioldo, essendosi ribellato ad esso imperadore, calò con una flotta di masnadieri normanni, e portò la desolazion dappertutto. Non sapendo Lottario come liberarsi da costui, giudicò meglio di guadagnarlo colle buone; e ricevutolo in grazia, gli diede Dorestado ed altri contadi in feudo, ossia in governo perpetuo. Da un importante documento, da me rapportato nelle Antichità italiche [Antiquit. Italic., Dissertat. XX, pag. 117.], si ricava che in quest'anno l'imperador Lodovico II prese per moglie Angilberga, oppure solamente contrasse gli sponsali con esso lei, costituendole in dote due corti, l'una posta nel contado di Modena, l'altra in quello di Reggio. Fu dato quel diploma in Marengo corte regale, III nonas octobris.