DCCCLI
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| Anno di | Cristo DCCCLI. Indizione XIV. |
| Leone IV papa 5. |
| Lottario imperad. 32, 29 e 12. |
| Lodovico II imperad. 3 e 2. |
Terminò il corso di sua vita questo anno l'imperadrice Ermengarda, moglie di Lottario Augusto, con lasciar dopo di sè [Annales Franc. Metenses.] tre figliuoli, cioè Lodovico II imperadore, Lottario e Carlo, ed alcune figliuole, delle quali una fu Gisela o Gisla, badessa nell'insigne monistero di santa Giulia di Brescia, come risulta dai documenti pubblicati dal padre Margarino [Bullar. Casinens., tom. 2.], ma non colla dovuta attenzione. Obiit Ermengardis regina conjux Lotharii imperatoris, dicono sotto quest'anno gli Annali di Metz. Le imperadrici spesso si veggono chiamate regine. Leggesi anche l'epitaffio suo in versi, composto da Rabano Mauro, dopo il quale vien confermata la sua morte sotto l'anno presente. A me diede da pensare una carta del monistero casauriense, che pubblicai nell'appendice alla Cronica di quel monistero [Chron. Casauriens. P. II. tom. 2 Rer. Ital.], scritta nell'anno VII dell'imperio di Lodovico, nel mese di giugno, correndo l'indizione IV, cioè nell'anno 856, dove Liutardo diacono e Contardo fratello vendono tibi domnae Hermengardae reginae alcune lor corti. Se non fosse stata certa la morte dell'imperadrice Ermengarda in quest'anno, si sarebbe dovuto crederla tuttavia vivente nell'anno suddetto. Ma e chi è questa Ermengarda regina nell'anno 856? Quanto più vi penso, tanto meno so io trovarne conto. So che l'imperador Lodovico II veramente ebbe una figliuola di questo nome, e ne parleremo anche andando innanzi. Ma come dare il titolo di regina ad una principessa nubile, quale essa era allora? E poi come mai una principessa tale faceva ella degli acquisti? e massimamente se questa fosse stata figliuola dell'imperadrice Angilberga, perchè sarebbe stata di molto tenera età. Potrebbe nondimeno essere stata di altra madre. Il Sigonio, il cardinal Baronio, il padre Pagi, anzi la comune degli storici, seguitando in questo anno Leone Ostiense [Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 31.], scrivono, che portatosi l'imperador Lodovico II a Benevento, cacciò da quella città i Saraceni, partì il ducato di Benevento fra Siconolfo e Radelgiso, e, ciò fatto, se ne tornò a Pavia. Ma di sopra pare a me d'aver dimostrato che non possiamo in questo luogo fidarci della Cronologia d'esso Ostiense, e sembrar più probabile, anzi parer come certo che nell'anno 848 accadesse un tal fatto. Era in questi tempi stranamente afflitta la Francia dai corsari normanni, cioè settentrionali [Chron. Fontanell. apud Du-Chesne tom. 2, Rer. Franc. Mirac. S. Bavon. apud Mabillon. Saec. II Bened.]. Una parte d'essi tornò per la Senna a desolar quei paesi sottoposti al re Carlo Calvo, e lasciò dappertutto innumerabili segni della lor barbarie. Un'altra parte con dugento cinquantadue legni mise a sacco di nuovo nel regno dell'imperador Lottario la Frisia e l'Olanda. Giunsero dipoi fino a Gant, che diedero alle fiamme. Arrivati al famoso palazzo imperiale di Aquisgrana, dopo averlo spogliato, l'incendiarono anch'esso con tutti i monisteri del contorno. Presero le nobili città di Treveri e Colonia; misero a fil di spada chi non era fuggito degli abitanti, e ad esse città in fine attaccarono il fuoco. Non si racconta che l'imperador Lottario uscisse in campo contra di costoro, nè che seguisse alcuna importante prodezza dei Cristiani. Circa questi medesimi tempi crede Camillo Pellegrino che s'abbia a mettere la morte di Siconolfo principe di Salerno, narrata da Erchemperto [Erchempertus, Hist., cap. 19.] e dall'Anonimo salernitano [Anonymus Salernitan., Paralipom. cap. 78.]. Dubito io che nel precedente, e fors'anche prima morisse Siconolfo; perciocchè il suddetto Anonimo gli dà anni dieci ed alcuni mesi di principato, e questi convien dedurli dall'anno 839. Lasciò egli per successore Sicone suo figliuolo; ma per esser questi in tenera età, ne dichiarò tutore ed aio un certo Pietro che l'aveva tenuto al sacro fonte, con esigere da lui un forte giuramento di fedeltà al figliuolo. Poco stette a mancar di vita dopo Siconolfo anche Radelgiso principe di Benevento, in luogo del quale succedette Radelgario suo figliuolo, uomo per pietà, per valore e per altre doti assai grato al popolo. Noi troviamo circa questi tempi l'Augusto Lodovico II in Pavia, applicato ad ascoltare i ricorsi de' popoli, e a rendere giustizia a tutti, ciò apparendo da un documento da me prodotto altrove [Antiquit. Italic., Dissertat. XXXI, pag. 951.].
DCCCLII
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| Anno di | Cristo DCCCLII. Indizione XV. |
| Leone IV papa 6. |
| Lottario imperad. 33, 30 e 13. |
| Lodovico II imperad. 4 e 3. |
Tale e tanta fu l'assistenza e premura del sommo pontefice Leone per la fabbrica della già ideata ed incominciata città intorno alla basilica vaticana, che in questo anno essa si vide felicemente compiuta [Anast. Biblioth., in Vit. Leonis IV.]. Scelse egli il dì 28 di giugno, cioè la vigilia della festa de' santi apostoli Pietro e Paolo per benedirla: il che fu fatto con incredibil letizia di tutto il popolo romano, e coll'intervento di tutti i vescovi e sacerdoti, con una divota processione d'esso papa e clero, che a piè nudi e colla cenere sul capo fecero il giro delle mura, ed implorarono l'aiuto e la protezione di Dio sopra la nuova città. Ad essa fu posto il nome di città leonina; e il papa in tal occasione fece dei magnifici regali al clero, alla nobiltà romana e a varie altre persone. Nè qui si fermò l'insigne vigilanza di questo pontefice. Andava egli tutto dì pensando come si potesse rimettere in buono stato la disabitata città di Porto, per assicurarla dai tentativi de' Saraceni che erano in questi tempi il terrore del litorale mediterraneo de' Cristiani in Italia, siccome i Normanni erano per la Francia. Volle Dio che circa questi tempi capitassero a Roma, per chiedere a lui soccorso, alcune migliaia di Corsi fuggiti dal loro paese per paura de' suddetti Mori. Gli accolse con amore di padre il buon papa, ascoltò con tenerezza tutti i loro affanni, e ad essi in fine esibì il soggiorno nella suddetta città, e terre e prati e vigne per le loro famiglie, che erano della camera pontificia e dei monasteri e d'altre persone, purchè promettessero d'essere fedeli a lui e ai successori pontefici in avvenire. Promise quella gente non solamente la dovuta fedeltà, ma eziandio di vivere sempre e morire in quel luogo; e però il pontefice a titolo di limosina in benefizio delle anime degl'imperadori Lottario e Lodovico, e della sua propria, assegnò loro quelle abitazioni, e ne spedì la bolla, con dichiarare che quel dono durerebbe finchè essi Corsi fossero fedeli ed ubbidienti ai papi e al popolo romano. Trovavansi parimente diroccate le mura e porte d'Orta e d'Ameria, cioè aperto il campo ai ladri ed assassini di danneggiar gli abitatori di quelle città. Accorse al bisogno loro la munificenza dell'ottimo pontefice; nè passò molto che di nuove mura e porte avendole cinte, le assicurò dai pericoli ne' tempi avvenire. In quest'anno ci assicurano gli Annali di san Bertino [Annales Franc. Bertiniani.] che l'imperador Lodovico II, il quale si trovava in Mantova nel dì VIII kal. martias, come risulta da un diploma [Antiquit. Italic., Dissert. XXIX, p. 867.], si portò con una buona armata nel ducato di Benevento, ed assediò la città di Bari, tempo fa occupata, come di sopra dicemmo, e signoreggiata dai Saraceni, da dove poi facevano spesso scorrerie a danneggiare i circonvicini paesi. Avevano già le sue macchine, dopo molto tempo e fatiche, aperta la breccia, ed egli era risoluto di passare all'assalto con tutta apparenza di potervi entrar colla forza: quando alcuni suoi poco saggi consiglieri il fecero desistere, col pretesto che molto tesoro era in quella raunato, e tutto si perderebbe, se la città restava presa per assalto, e che era meglio guadagnarla per capitolazione. Ma i Mori nella notte seguente seppero così ben profittare del tempo loro lasciato, che chiusero la breccia con una forte travata, dimodochè nel dì seguente si risero della bravura ossia della semplicità degli assedianti. E l'Augusto Lodovico non volendo maggiormente consumar la sua armata intorno a sì forte città, se ne tornò con poca gloria in Lombardia. Erchemperto [Erchempertus Hist., cap. 20.] anch'egli fa menzione di questo fatto, con dire che i Saraceni, chiamati da lui Agareni, ed Ismaeliti da altri, abitanti in Bari, non cessavano di fare scorrerie per tutta la Puglia e Calabria, e di mettere a poco a poco tutto il ducato di Benevento non men che quello di Salerno a sacco. Spronati da tante miserie Bassacio abbate di Monte Casino e Jacopo abbate di san Vincenzo di Volturno, andarono a trovare l'imperador Lodovico II, ed eccitata in lui la compassione, il trassero di nuovo all'assedio di Bari. Ma da' Capuani, che doveano concorrere a quell'impresa, egli si trovò burlato. Niun d'essi vi comparve. Solamente v'inviarono il loro vescovo Landolfo a fargli de' complimenti. Stomacato l'imperadore della lor doppiezza, e veggendo di perdere il tempo intorno a quella città, ricondusse l'esercito suo a casa, concesso principatu salernitano Ademario fortissimo et illustri viro, et Siconolfi filium exulem fecit. Di ciò parleremo all'anno seguente, in cui probabilmente questo fatto accadde. Dagli atti del concilio romano tenuto nell'anno seguente apparisce che papa Leone s'era fermato per qualche giorno in Ravenna insieme coll'imperador Lodovico per trattare di varii affari. Si può credere che ciò avvenisse nel suo ritorno dall'assedio di Bari.
DCCCLIII
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| Anno di | Cristo DCCCLIII. Indizione I. |
| Leone IV papa 7. |
| Lottario imp. 34, 31 e 14. |
| Lodovico II imperadore 5 e 4. |