Quanto ad esso Guido, sappiam di certo ch'egli era Franzese d'origine; e che fosse anche parente dei re della schiatta di Carlo Magno, se n'ha bastevol indizio, ma senza sapersi la precisa catena di tal parentela. Gli Annali del Freero [Annales Fuldenses Freheri.] e di Reginone [Rhegino, in Chron.] il chiamano figliuolo di Lamberto, anch'esso duca di Spoleti. Ma sembra più degno in ciò di credenza, siccome già accennai all'anno 880, Erchemperto [Erchempertus, Hist., cap. 58.] storico italiano e contemporaneo, che cel rappresenta figliuolo di Guido seniore, duca parimente di Spoleti. Secondo questo autore, esso Guido, avuto che ebbe sentore qualmente Carlo il Grosso era vicino agli ultimi respiri, cupiditate regnandi devictus, deceptusque a contribulibus suis, relinquens Beneventanam provinciam sibi subactam, et spolitensium ducatum, abiit Galliam regnaturus. Come Guido avesse ridotto Benevento sotto il suo dominio, nell'anno antecedente si è veduto coll'autorità di Erchemperto. Ma certamente Ajone era tornato in possesso di quel principato. Se si può prestar fede a Liutprando da Pavia [Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.], storico del secolo susseguente, passava fra questi due potenti principi italiani, cioè fra esso Guido e Berengario, una stretta amicizia, ed era seguita convenzion fra loro, che qualora Carlo il Grosso imperadore terminasse i suoi dì, Guido si procaccerebbe il regno della Francia romana, cioè della Gallia, così appellata a differenza della Germania, chiamata Francia tedesca ed orientale; e resterebbe a Berengario il regno d'Italia. Scrive inoltre esso Liutprando che Guido, appena udita la morte dell'Augusto Carlo, Romam profectus est, et absque Francorum consilio totius Franciae unctionem suscepit imperii. Di questa coronazione romana di Guido niun altro storico ha fatta menzione, e Dio sa se sussiste. Tuttavia non è inverisimile, perchè Guido era tutto di papa Stefano V, e, siccome è detto di sopra, fu da lui adottato per figliuolo. Colla sponda dunque del romano pontefice, e tratto dalle speranze che gli porgeva Folco arcivescovo di Rems suo parente, il duca Guido se ne andò in Francia colla bocca aperta, credendo preparato per lui, o facile da acquistare quel regno. Forse in quel capo, pieno sempre d'ambiziosi disegni, v'era entrato quello di conquistare prima la Francia, per poter poi con quelle forze anche dispossessar chi signoreggiava in Italia, ed unir facilmente in questa maniera i due regni. Intanto Berengario duca del Friuli, trovandosi senza gagliardo alcuno competitore, fu pacificamente eletto re d'Italia da molti principi del regno. La città di Padova ha per buona fortuna a noi conservato il panegirico di questo principe, composto da un contemporaneo poeta anonimo, dato alla luce da Adriano Valesio, e da me ristampato nella mia Raccolta Rerum italicarum. Un buon fanale per questi tempi è quell'operetta, benchè scura in alquanti siti. Ora da essa impariamo che Berengario, pregato dai baroni del regno italico, si portò a Pavia, e quivi prese la corona del regno, certamente per le mani di Anselmo arcivescovo di Milano; e ci è permesso di credere che allora si cominciasse ad usar la corona ferrea, conservata tuttavia nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, che divenne poi celebre ne' tempi susseguenti, siccome ho dimostrato in una mia dissertazione [Anecdot. Latin. tom. 2.]. Così parla quell'anonimo panegirista:

His motus gressum precibus contendit ad urbem

Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis.

Sustulit heic postquam regale insigne coronam, ec.

Da' varii diplomi che restano del medesimo re Berengario, alcuni de' quali ho anch'io dati alla luce nelle mie Antichità italiane, noi siam condotti a credere che nel gennaio o febbraio del presente anno 888 Berengario salisse sul trono, e cominciasse a numerare gli anni del regno d'Italia. Da un suo diploma [Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.] conceduto ad Angilberga imperadrice vedova, si raccoglie che nel dì 8 di maggio dell'anno presente, egli dimorava in Pavia, correndo l'anno I del suo regno. Ma non tutti i principi e popoli dell'Italia concorsero nell'elezione di Berengario, e nominatamente son io di parere che i ducati insigni di Spoleti e Camerino sospendessero il loro assenso, nè volessero riconoscere lui per re, finchè non apparisse se la fortuna si dichiarava in favore del duca Guido, che era passato in Francia. Gli Annali del Freero [Annales Fuldens. Freheri.] dicono ch'egli Galliam belgicam (cioè il regno della Lorena) prout rex habere proposuerat. Il padre Daniello [Daniel, Hist. de France, tom. 2.] pretende che Folco arcivescovo di Rems, già da noi veduto parente d'esso Guido, avesse guadagnato a favore di lui alcuni vescovi e signori dei reami della Borgogna e Lorena; che perciò il medesimo Guido giunto a Langres, si fece quivi coronare da Geilone vescovo di quella città, e ch'egli condusse seco un'armata dall'Italia. Onde abbia preso tali notizie questo scrittore nol so immaginare. Gli autori da lui citati non ne parlano; e, per attestato di Frodoardo [Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.], Folco protestava di non aver promosso gli affari di Guido. Molto meno si sa, perchè esso padre Daniello francamente asserisse che il duca Guido era figliuolo di una figliuola di Pippino re d'Italia, figliuolo di Carlo Magno. Nè sussiste, a mio credere, il dirsi da Liutprando [Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 6.], che avendo Guido mandato innanzi alla città di Metz un suo scalco, per preparargli la tappa more regio, quel vescovo fece una gran provvisione di cibi; ma intendendo che lo scalco d'ordine di Guido volea pochissima provianda, una tale spilorceria gli fece mutar pensiero di favorir Guido, talmente che si dichiarò in favore d'Odone conte, che poi fu eletto re. La città di Metz riconosceva allora per suo signore Arnolfo re di Germania, se è vero che fosse quivi tenuto un concilio [Labbe, Concil., tom. 9.] anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXVIII, regni domni Arnulfi gloriosissimi regis primo, die kalendarum majarum, o martiarum. E però nè a Guido nè ad Odone potè essere favorevole Roberto vescovo di quella città.

Quel che è fuor di dubbio, il duca Guido chiarito fra poco delle vane speranze che l'aveano condotto in Lorena, invisus et inauditus dai suoi Franzesi, come scrive Erchemperto, se ne tornò mal contento in Italia. E giacchè non gli era riuscito di afferrar parte alcuna della monarchia oltramontana de' Franchi, cominciò a rivolgere tutti i suoi pensieri alla conquista del regno d'Italia, e ad abbattere il già divenuto re Berengario. Questi intanto il meglio che poteva si andava assodando nel nuovo suo regno; ma era minacciato da Arnolfo re di Germania, che già ammannito un possente esercito, si disponeva a calare in Italia. Berengario, per attestato degli Annali del Freero [Annales Fuldenses Freheri.], hoc praecavens, ne italicum regnum cum tam valida manu ingressuro perperam pateretur, missis ante se principibus suis, ipse vero in oppido tarentino (ha da dire tridentino) regi se praesentavit. Ob id ergo et a rege est clementer susceptus, nihilque ei ante quaesiti regni abstrahitur. Excipiuntur Curtes Navium, et Sagum. Si può credere che anche Berengario riconoscesse dal re Arnolfo, come da suo sovrano, il regno d'Italia. Vuole l'Eccardo [Eccard., Rer. German., lib. 31.] che Navium significhi una villa situata sopra di Trento, ed appellata oggidì la Nave, e può stare: ma non giù che Sagum diventasse poi città, ora perduta, da cui trasse il suo nome Sagis, picciolo porto di Comacchio alle rive dell'Adriatico, appellato oggidì Porto di Magnavacca. Non può stare che Arnolfo si facesse cedere quel sito, troppo lontano da' confini de' suoi stati. Arnolfo se ne tornò indietro pel Friuli nella Carintia, dove celebrò il santo Natale, ma con una terribil perdita di cavalli, perchè entrata fra essi un'epidemia, ne fece un aspro macello. Io so che in questo medesimo anno gli Annali suddetti del Freero e Reginone (copiato poi da altri susseguenti storici) mettono la guerra succeduta fra esso Berengario re e Guido duca di Spoleti, che assunse anch'egli il titolo di re; e le due sanguinose battaglie, colle quali questi due emuli si disputarono la corona del regno d'Italia, prima ancora che seguisse l'abboccamento suddetto fra il re Arnolfo e Berengario. E che questi autori tedeschi non possano aver fallato intorno a tali fatti, pare che non se ne abbia a dubitare, dacchè anche Erchemperto [Erchempertus, Hist., cap 81 et 82.] storico italiano, il quale in questi tempi appunto terminò la sua storia, dopo avere scritto che l'armata navale de' Greci diede una rotta a quella de' Saraceni vicino allo stretto di Sicilia nel mese di ottobre dell'anno 888, aggiugne tosto: Hoc etiam anno reversus est Guido ad Italiam, quam principare cupit; sed obtinere nequit. In Italiam juxta civitatem brescianam cum Berengario et ipso duce conflictu utriusque partis acies crudeliter caesa est. Spolia autem caesorum a Berengario recollecta sunt. Pacti sunt tantum ad invicem usque in Epiphania, quae celebratur VIII idus januarii. Quum autem uterque se junxerint ad pactum, vel ad bellandum, quod deinceps egerunt, praesenti opusculo inseram. Qui finisce la storia di Erchemperto, con lasciar noi al buio di quel che poscia avvenne. Non si può negare: la storia d'Italia è qui imbrogliata non poco. Due battaglie senza dubbio si diedero da Guido a Berengario; la prima svantaggiosa e l'altra favorevole ad esso Guido. Per quanto apparisce dal panegirista di Berengario, passò non poco tempo fra l'una e l'altra. Non so io immaginare che Guido duca di Spoleti in un solo anno passasse in Francia, o, per dir meglio, nel regno della Lorena; quivi facesse maneggi per ottener quella corona, e dopo aver raunato molte brigate d'armati, ritornasse in Italia, e potesse mettere insieme un esercito per la prima giornata campale, e un altro per la seconda. Quel che è più, esso panegirista, autore se non contemporaneo, che almeno gode la presunzione d'essere stato non lievamente informato di quegli affari, sembra dire, che dopo essere stato eletto re Berengario, egli si godette quasi un anno di pace [Anonymus, in Paneg. Berengarii, P. I, tom. 2 Rer. Ital.]:

Annua vix toto rutilarunt sidera mundo

Pace sub hac.

E però, ciò posto, cadrebbe la guerra con amendue le battaglie suddette nell'anno seguente 889. Ma perchè il suo dire quasi un anno, ci lascia luogo a credere ritornato Guido in Italia negli ultimi mesi dell'anno presente; però mi figuro che gli restasse tempo di dare prima del verno una battaglia a Berengario. Confessa il poeta suddetto, non sì tosto essere giunto in Italia il duca Guido, che si diede ad allestir un'armata d'Italiani. Alcune brigate di Franzesi (l'abbiamo anche da Liutprando) avea egli seco condotto in Italia. Camerinos atque Spoletinos, fiducialiter, ut propinquos adiit, dice lo stesso Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.]. Berengarii etiam partibus faventes, ut infidos, pecuniarum gratia acquirit. Aggiugne il poeta, che specialmente la Toscana, la quale dianzi avea giurata fedeltà a Berengario, ribellata prese l'armi in aiuto di Guido. Nè è da maravigliarsene. Quivi, siccome vedremo, domina Adalberto II marchese e duca, suo nipote.

. . . . . . . Mala fide recessit