Che esso Berengario si trovasse in Ceneda nell'anno presente, l'abbiamo da un suo diploma riferito nelle mie Antichità italiane [Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 97.]. Fece in quest'anno Stefano VI papa un fine indegno del sacrosanto suo grado, ma frutto dell'iniquità da lui praticata contro la memoria di papa Formoso in disonore della santa Chiesa romana. Talmente restarono stomacati i Romani del sacrilego strapazzo da lui fatto del cadavero di quel pontefice, il cui elogio si può leggere nell'operetta d'Ausilio e presso altri scrittori, che fatta fra loro congiura, gli misero le mani addosso, e cacciatolo in una prigione, quivi da lì a poco lo strangolarono. Frodoardo così ne scrive:

Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebris

Carceris injicitur, vinclisque innectitur atris,

Et suffocatum crudo premit ultio leto.

E nell'epitaffio fattogli dipoi da papa Sergio III, e rapportato dal cardinal Baronio, si legge lo stesso.

CVMQVE PATER MVLTVM CERTARET
DOGMATE SANCTO,
CAPTVS, ET A SEDE PVLSVS
AD IMA FVIT.
CARCERIS INTEREA VINCLIS
CONSTRICTVS, ET IMO
STRANGVLATVS NERBO,
EXVIT ET HOMINEM.

Pretende il padre Pagi che a questo pontefice s'abbia da riferire un decreto, a noi conservato da Graziano [Gratianus Dist. XXXIII, cap. 28.], e dal cardinal Baronio rapportato all'anno 816, e non già ad uno degli antecessori Stefani: cioè che si rimettesse in uso il divieto di non consecrare il nuovo papa eletto senza la licenza e approvazione dell'imperadore regnante. Il decreto è questo: Quia sancta romana Ecclesia, cui auctore Deo praesidemus, a pluribus patitur violentias, pontifice obeunte: quae ob hoc inferuntur, quia absque imperiali notitia pontificis fit consecratio, nec canonico ritu et consuetudine ab imperatore directi intersunt nuncii, qui scandala fieri vetent: Volumus, ut quum instituendus est pontifex, convenientibus episcopis et universo clero, eligatur, praesente senatu et populo, qui ordinandus est. Et sic ab omnibus electus, praesentibus legatis imperialibus consecretur. Nullusque sine periculo sui, juramenta vel promissiones aliquas nova adiventione audeat extorquere, nisi quae antiqua exigit consuetudo, ne Ecclesia scandalizetur, et imperialis honorificentia minuatur. Vien chiamato canonicus ritus quel costume. Tale non parve poi, siccome vedremo, nel secolo undecimo. Ma è ben più probabile che questo papa Stefano non facesse questo decreto, e che s'ingannasse Graziano con attribuirlo ad un altro papa Stefano, quando esso indubitatamente si legge nel concilio di Ravenna nell'anno seguente celebrato da papa Giovanni IX. Il giorno preciso, in cui fu levato dal mondo questo pontefice, è tuttavia ignoto. Bensì è certo ch'egli ebbe per successore nella cattedra di san Pietro Romano. Due sue bolle, rapportate dal Baluzio [Baluz., in Append. ad Marcam Hispan. de Marca.], ci assicurano ch'egli era papa nel mese d'ottobre del presente anno, essendo scritte idibus octobris, imperante domno nostro piissimo perpetuo augusto Lamberto a Deo coronato magno imperatore anno VI, et post consulatum anno VI, Indictione prima. Per attestato del Dandolo, questo papa mandò il pallio archiepiscopale [Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.] a Vitale II, patriarca di Grado. Se vogliam creder alla farraggine indigesta della Cronica della Novalesa [Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 763.], in questi tempi fiorì Ammolo ossia Ammolone vescovo di Torino, di cui quell'autore narra un fatto assai strano. Lamberti regis tempore fuit Maginfredus, quem interfecit; nec non et Ammulus episcopus taurinensis, qui ejusdem civitatis turres et muros perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt, fuitque tribus annis absque episcopali cathedra. Qui postmodum pace peracta reversus, et manu valida cinctus, destruxit, sicut diximus. Fuerat haec siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios, cum propugnaculis desuper atque antemuralibus. Veramente i vescovi aveano già acquistate forze tali e ricchezze, che già cominciavano non pochi d'essi a prendere un'aria principesca; e però non è tanto difficile a credere questa gara e vendetta fra quel vescovo e i cittadini. Che poi questo Ammolone vescovo di Torino veramente vivesse in questi tempi, lo abbiamo dal concilio romano tenuto nell'anno seguente da papa Giovanni IX, apparendo da un frammento di esso, dato alla luce dal padre Mabillone [Mabill., Append. ad Rer. Ital.], che esso Ammolone v'intervenne, e fu uno de' più zelanti per la memoria e gloria di papa Formoso.


DCCCXCVIII

Anno diCristo DCCCXCVIII. Indizione I.
Teodoro II papa 1.
Giovanni IX papa 1.
Lamberto imperadore 7 e 5.
Arnolfo imperadore 3.
Berengario re d'Italia 11.