| Anno di | Cristo DCCCCXXVI. Indiz. XIV. |
| Giovanni X papa 13. | |
| Ugo re d'Italia 1. |
Ricevette in quest'anno l'Italia un nuovo re, cioè Ugo marchese e duca, e non già re di Provenza, come osservò il padre Pagi [Pagius, ad Annales Baron.]. Se vogliam credere allo storico Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.], molte virtù concorrevano in questo principe. Fuit rex Hugo, dice egli, non minoris scientiae quam audaciae, nec inferioris fortitudinis quam calliditatis. Dei etiam cultor, sanctaeque Religionis amatorum amator; in pauperum necessitatibus curiosus; erga ecclesias sollicitus, religiosus. Philosophosque viros non solum amabat, verum etiam fortiter honorabat. Qui etsi tot virtutibus clarebat, mulierum tamen illecebris eas foedabat. Così Liutprando, che da fanciullo fu paggio nella corte d'esso re Ugo, ma forse non dovette allora per la sua età saper bene scandagliare le qualità di questo principe. Noi, pesando le di lui azioni nel progresso della storia, inclineremo piuttosto a crederlo un picciolo Tiberio, una solennissima volpe ed un vero ipocrita, che per fini umani mostrava gran venerazione alle chiese e persone sacre, ma poca nelle sue operazioni verso Dio e verso la giustizia. Non solamente tirò egli, stando in Provenza, nel suo partito Lamberto arcivescovo di Milano e buona parte dei principi d'Italia, e specialmente i suoi fratelli uterini, ma anche lo stesso papa Giovanni X, facendo credere a tutti ch'egli porterebbe in Italia il secolo d'oro, e principalmente sosterrebbe l'autorità del papa entro e fuori di Roma. Dagli effetti ce ne accorgeremo. Venuto per mare, sbarcò egli a Pisa, quae est Tusciae provinciae caput (lo dice Liutprando), ed appena giunto colà, vi comparvero gli ambasciatori di papa Giovanni, anzi vi concorsero a braccia aperte quasi tutti i principi d'Italia, per accogliere questo creduto novello ristoratore del regno, ed invitarlo a prendere la corona ch'egli vagheggiava da tanto tempo. Passò dipoi a Pavia, dove concordemente fu eletto re, ed appresso coronato in Milano nella basilica ambrosiana dal suddetto arcivescovo Lamberto. Non è sì facile il determinare, non dirò solamente il giorno e il mese, ma neppur l'anno in cui questo principe ottenne il titolo e la corona di re. Il Sigonio fu d'opinione [Sigonius, de Reg. Ital., lib. 6.] ch'egli giugnesse a Pisa nel luglio di questo anno, e poscia in Milano fosse innalzato al trono. Il signor Sassi [Saxius, in Not. ad Sigonium.] bibliotecario dell'ambrosiana inclinò a crederlo creato re fra il maggio e l'agosto dell'anno precedente 925, e ne addusse alcune ragioni. Ho io all'incontro osservato dei combattimenti fra gli stessi diplomi di questo principe, o per colpa de' copisti, o perchè alcuni d'essi esistenti negli archivii paiono bene a prima vista originali, ma tali non sono in fatti, ed alcun d'essi è anche fattura di falsarii. S'aggiugne l'imbroglio altre volte accennato di tre diverse ere dall'Incarnazione, cioè dell'anno volgare preso dal dì 25 di dicembre, o dal primo di gennaio, e dell'anno pisano e del fiorentino; oltre a quello delle indizioni ora mutate nel settembre, ed ora sul principio dell'anno nostro. In questa controversia ecco ciò che io sono andato osservando.
Due diplomi originali, da me veduti in Verona, già sono alla luce [Antiquit. Ital., Dissert. LXX.]. L'uno ha queste note: Data anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII pridie idus februarii, Indictione prima, regni vero domni Hugonis gloriosissimi regis secundo. Actum Verona. L'altro ha le medesime note, a riserva dell'essere stato dato XVIII kalendas martii; e in questo tuttavia si conserva il sigillo di cera coll'effigie d'esso Ugo coronato e barbato, e colle lettere intorno Ugo GRA DI REX. Quel XVIII kalendas martii ha qualche cosa di straniero, ma non ne mancano esempli. Adunque nel dì 12 di febbraio dell'anno 926 non dovette peranche Ugo aver presa la corona del regno d'Italia. Un placito lucchese ha parimente queste note [Ibid., Dissertat. X.]: Anno regni domni Hugonis, ec. quintodecimo, VIII kalendas aprilis Indictione quartadecima, cioè nel dì 25 di marzo dell'anno 941: dalle quali note risulta che neppure nel dì 25 di marzo questo principe avea cominciato a contar gli anni del suo regno. Un altro diploma conforme a questi ho io prodotto altrove [Ibid., Dissert. LXII.], dato VII kalendas aprilis dello stesso anno 941. E nell'archivio de' canonici di Modena v'ha uno strumento di donazione fatto a Gotifredo vescovo, regnante domno Ugho rex ic in Italia anno quinto, de mense aprilis, Indictione quarta, cioè nell'anno 931, che conferma la verità suddetta. Rapporta l'Ughelli un altro diploma dato [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.] anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVII, decimotertio kalendas martii, Indictione XV, anno Hugonis primo, che va d'accordo con gli antecedenti. Ne riferisce poi un altro dato IV idus maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXXIX regni Hugonis IV, Indictione II. Se non vi ha errore in questo documento, vegniamo a conoscere che prima del dì 12 di maggio dell'anno 926 Ugo fu promosso alla dignità regale. Ma forse ivi sarà scritto regni anno III, trovando io altre memorie indicanti che neppure nel dì 7 di giugno dell'anno 926 egli contò l'anno primo del regno. Uno strumento dell'archivio dei canonici di Modena è scritto: Regnante domno nostro Ugho rex ic in Italia anno tercio, de mense julio, Indictione quintadecima, cioè nell'anno 927. Adunque nel mese di luglio dell'anno 925 si truova che egli avea già conseguita la corona del regno d'Italia. Un altro è scritto regnante domno nostro Hugo, gratia dei rex in Italia anno octavo, et regnante domno nostro Lottario filio ejus, gratia Dei rex ic in Italia anno tertio, et dies XII de mense julio per Indictione VI, cioè nell'anno 933. Queste note significano che egli era già re nel dì 12 di luglio dell'anno 926. Uno strumento, riferito dal padre Tatti [Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.], fu scritto: Ugo gratia Dei rex. Anni regni ejus in Italia quinto, mense maii, Indictione quarta, cioè nell'anno 931: fa conoscere che nel maggio del 926 egli non era per anche re. Sicchè dopo tanto scandaglio sembra potersi decidere che il regno di questo principe cominciò nell'anno presente 926 nel mese di giugno, o poco prima, o poco dopo. Truovasi poi esso Ugo [Antiq. Ital., Dissertat. XV, p. 851.] in Verona VII idus augusti dell'anno presente, come costa da un altro suo diploma, in cui è espresso l'anno primo del suo regno. Chi avendo sotto gli occhi le carte di qualche antico e dovizioso archivio, le esaminerà con pazienza, potrà più sicuramente decidere questo punto di controversia.
Intanto non è improbabile che accadesse nei primi mesi dell'anno presente l'ultima venuta in Italia del re Rodolfo, e la morte di Burcardo duca di Suevia, narrata sotto quest'anno da Ermanno Contratto [Hermannus Contractus, in Chronico.]: del che abbiamo favellato nell'anno precedente. Per attestato di Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 4.], dacchè fu entrato Ugo in possesso del regno, post paululum Mantuam abiit: ubi et Johannes papa ei occurrens, foedus cum eo percussit. Questa lega di papa Giovanni col re Ugo non si può attribuire ad altro che alla speranza che questo principe gli desse braccio per sostenere il suo dominio in Roma. Andava quivi probabilmente ogni dì più venendo meno la di lui autorità a cagion di Marozia, assistita dalle forze di Guido marchese e duca di Toscana, marito suo, laonde il papa cercò questo appoggio, ma appoggio sopra di un principe che non avea se non un solo interesse, cioè quello della propria grandezza. Nel dì 12 di novembre di quest'anno il re Ugo trovandosi in Asti, confermò a quel vescovo [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Astens.] tutti i suoi privilegii e beni. Secondo la Cronica arabica di Cantabrigia [Cronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], il re de' Saraceni facendo guerra ai Cristiani in Calabria, prese un luogo nominato Urah, che forse è Oria, caduta, secondo il Protospata, nelle mani di quegl'infedeli nell'anno 924. Poscia fece tregua coi Calabresi, ed ebbe per ostaggio Leone vescovo siciliano, governatore allora della Calabria. Attesta inoltre il suddetto Protospata [Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.] che in quest'anno comprehendit Michael Sclabus Sipontum mense julii. E Romoaldo salernitano [Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.] ne parla anch'egli con iscrivere: Venerunt Sclavi in Apuliam, et civitatem Sipontum hostili direptione et gladio vastaverunt. Sicchè quelle contrade non men dai Saraceni che dagli Schiavoni miseramente infestate si truovano in questi tempi.
DCCCCXXVII
| Anno di | Cristo DCCCCXXVII. Indiz. XV. |
| Giovanni X papa 14. | |
| Ugo re d'Italia 2. |
Attese in quest'anno l'accorto re Ugo a trattar amicizia e lega con tutti i vicini potentati. Pensò ancora a spedire ambasciatori alla corte imperiale di Costantinopoli, e scelse per tale incumbenza il padre di Liutprando storico [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.], siccome persona di gran credito per l'onoratezza de' suoi costumi e per essere bel parlatore. Andò questi, e fu ben ricevuto da Romano allora imperador de' Greci. Liutprando non fa menzione se non di lui, quasichè il primo fra i greci Augusti non fosse in que' tempi Costantino VIII figliuolo di Leone il Saggio. Nè si sazia d'encomiar esso Romano, come principe dotato di valore non ordinario, e di pietà, liberalità e prudenza, che non avea pari. Portò questo ambasciatore dei gran regali a quella corte. Ma ciò che riuscì più caro all'Augusto Romano, fu che essendo stato assalito nel viaggio esso ambasciatore da alcuni Sclavi, o vogliam dire Schiavoni, ribelli all'imperio greco, gli riuscì di farli prigioni e di presentarli vivi in Costantinopoli all'imperadore, che ne fece gran festa. Non così avvenne per un altro bizzarro regalo portato a lui d'Italia. Consisteva questo in due cani, non so se corsi o mastini, o pur di altra fatta, certo incogniti in quelle parti. Queste bestie, allorchè furono presentate all'imperadore, al vedere quella strana figura, quasi mirassero non un uomo, ma un mostro, a cagion dell'abito de' greci imperadori, che tuttavia comparisce nei bassi rilievi e nelle monete d'allora, troppo straniero agli occhi di genti e bestie avvezze all'Italia, con poca creanza s'avventarono contra di sua maestà imperiale; e se non erano presi colle braccia da molti, faceano un bruttissimo scherzo al dominator de' Greci. Tornò poscia in Italia tutto contento questo ambasciatore al re Ugo; ma stette poco ad ammalarsi, e scorgendo di non poterla scappare, si ritirò in un monistero, secondo l'uso di que' tempi, e preso l'abito monastico, da lì a quindici giorni passò da questa all'altra vita, con lasciare il figliuolo Liutprando in età fanciullesca. Stando in Pavia, confermò il re Ugo [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.] nel dì 17 di febbraio dell'anno presente i privilegii ai canonici di Parma. Crebbero intanto le calamità de' Cristiani in Calabria per la potenza de' Saraceni. Secondo la relazione di Lupo protospata [Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.], assediarono que' Barbari Taranto; e quantunque una valorosa difesa facessero que' cittadini, pure toccò loro in fine di soccombere. Anno 927 (scrive egli così) fuit excidium Tarenti patratum; et peremti sunt omnes viriliter pugnando; reliqui vero deportati sunt in Africam. Id factum est mense augusti in festivitate sanctae Mariae. Romoaldo salernitano [Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7, Rer. Ital.] riferisce all'anno 926 questa disavventura de' Tarentini, e l'attribuisce agli Ungheri, scrivendo che dopo la presa di Siponto fatta dagli Sclavi, non post multum temporis Ungri venerunt in Apuliam: et capta Auria civitate ceperunt Tarentum. Dehinc Campaniam ingressi, non modicam ipsius provinciae partem igni ac direptioni dederunt. Il Protospata è scrittore più antico di Romoaldo.