Spiritus at saevis retineri non valet antris;

Emicat immo aethra decreta sedilia scandens.

In questi medesimi tempi fioriva e scriveva Frodoardo, e la testimonianza sua vale ben più di quella di Liutprando, che era allora un ragazzo, e cresciuto poscia in età, pescò le notizie di questi tempi nei libelli infamatorii e romanzi d'allora. E s'egli fosse ben informato di quegli affari, basta leggere ciò ch'egli dopo il suddetto empio fatto soggiugne: Quo mortuo, ipsum Marotiae filium nomine Johannem, quem ex Sergio papa meretrix ipsa genuerat, papam constituunt. Ma questa è una spropositata asserzione. Imperocchè di certo sappiamo che dopo Giovanni X fu eletto e consecrato papa Leone VI nel mese di giugno, secondo i conti del padre Pagi. E dopo Leone venne papa Stefano VII, e dipoi Giovanni figliuolo di Marozia. Ora vatti a fidare di Liutprando. Frodoardo differisce la morte di papa Giovanni X sino all'anno seguente. Abbiam veduto che esso papa fu patricia deceptus iniqua, cioè da Marozia; ma nella Storia Frodoardo stesso [Idem. in Chronic. tom. II Rer. Francis Du-Chesne.] asserisce che Guido duca di Toscana, fratello del re Ugo, ebbe mano in quella empietà. Una carta esistente nell'archivio archiepiscopale di Lucca, e da me veduta, porta le seguenti note cronologiche: Hugo gratia Dei rex anno regni ejus, Deo propitio, secundo, ipsa die kalend. januarii Indictione prima, cioè nel dì primo di gennaio del presente anno, confermandosi che Ugo non conseguì il regno nell'anno 925. Contiene quel documento una permuta di beni fatta da Pietro vescovo di Lucca, et Wido dux direxit missos suos, per chiarire che non interveniva danno o frode in quel contratto: dal che intendiamo ch'egli soggiornava allora in Lucca. Circa il mese di settembre dovette il re Ugo fare una scorsa ai suoi Stati di Provenza. Abbiamo questa particolarità a noi conservata dal sopraddetto Frodoardo. Heribertus comes, dice egli, cum Rodulfo (re di Francia) proficiscitur in Burgundiam obviam Hugoni Italiae regi. Aggiugne ancora che Hugo rex habens colloquium cum Rodulfo, dedit Heriberto comiti provinciam viennensem vice filii sui Odonis. Però il re Ugo, vedendo di non poter tener quegli Stati, dovette farne un sacrifizio alla potenza di Eriberto conte di Vermandois, arbitro allora del regno di Francia. Rapporta il padre Dachery [Frodoardus, de Roman. Pontific.] un diploma d'esso re Ugo, dato pridie idus novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII, regni vero domni Hugonis piissimi regis tertio, Indictione prima. Da questo ricaviamo il tempo in cui egli era in Vienna, e che o non avea ceduto per anche quegli Stati, oppure gli avea ceduti con ritenersi la sovranità. Nella Cronica d'Amalfi [Dachery, in Spicileg., tom. 3 postrem. edition.], correndo questi tempi, noi troviamo duca di quella città ed imperial patrizio Mastaro figlio del già duca Mansone. Il titolo di patrizio fa intendere che quella città continuava a riconoscere la sovranità de' greci imperadori.


DCCCCXXIX

Anno diCristo DCCCCXXIX. Indiz. II.
Stefano VII papa 1.
Ugo re d'Italia 4.

Non più di sette mesi e cinque giorni durò il pontificato di Leone VI papa, attestandolo Frodoardo [Antiquit. Ital., Dissert. V, pag. 210.] con questi versi, dopo aver parlato della morte di papa Giovanni X:

Pro quo celsa Petri sextus Leo regmina sumens,

Mensibus haec septem servat, quinisque diebus,

Praedecessorumque petit consortia vatum.