Ermanno Contratto [Hermannus Contractus, in Chronico.] mette sotto quest'anno la morte del re Lottario, e fu in ciò seguitato dal Sigonio [Sigonius, de Regno Ital.]. Ma indubitata cosa ella è ch'egli mancò di vita solamente nell'anno seguente. Noi il troviamo tuttavia vivo e regnante nel dì 11 di decembre di quest'anno, in cui fu scritto uno strumento, pubblicato dal Campi [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.] con queste note: Lotharius gratia Dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, nonodecimo, XI die intrante decembri, Indictione octava, cominciata nel settembre. Troveremo anche de' suoi diplomi nel seguente anno. Da gran tempo era in controversia l'arcivescovato di Rems, combattuto da due antagonisti, cioè da Artaldo ed Ugo, per colpa dei principi e re di questi tempi, i quali, mettendo la mano nel santuario, deponevano i legittimi prelati, e ne sustituivano degli altri a loro capriccio. Marino legato della santa Sede, spedito colà da papa Agapito [Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 35.], in un concilio tenuto in Engeleim l'anno precedente, avea rimesso in quella sedia Artaldo indebitamente deposto. Nel presente anno, per attestato di Frodoardo [Idem, in Chronico.], Agapitus papa synodum habuit apud sanctum Petrum, in qua damnationem Hugonis episcopi apud Ingulenheim factam confirmavit; excommunicans etiam Hugonem (duca di Francia) principem, donec Ludovico regi satisfaciat. Anche la chiesa archiepiscopale di Milano era per questi tempi involta in un grave disordine. Il Puricelli [Puricell., Monument. Basil. Ambrosian.] e i padri Ughelli e Papebrochio tengono che in quest'anno finisse di vivere Arderico vecchio arcivescovo di quella città. Il Sigonio, la cui asserzione è sostenuta dal testo della storia di Arnolfo antico storico milanese [Arnulf., Mediolan. Hist., tom. 4 Rer. Ital.], riferisce la di lui morte all'anno 947, ed altri la mettono nel 948. Comunque sia, l'ambizioso arcivescovo d'Arles Manasse, che divorava anche le chiese di Trento, Verona e Mantova, assistito, come si può credere, o dal re Lottario suo parente, o piuttosto da Berengario marchese, secondo le promesse a lui fatte, fu eletto arcivescovo da una parte del clero e popolo di Milano. Ma stette forte un'altra non men vigorosa parte in eleggere e volere arcivescovo Adelmanno prete milanese. Niun d'essi, per cagione di questa discordia, giunse mai ed esser consecrato o riconosciuto per legittimo pastore di quella insigne chiesa. Non lasciarono per questo i due pertinaci competitori di mettere le mani sopra le rendite dell'arcivescovato; anzi vennero a qualche accordo con partirle fra loro: il che produsse un incredibil danno ad essa chiesa, perchè ora l'uno ora l'altro andarono svaligiando il tesoro della medesima, che era dei più riguardevoli d'Italia, con servirsene a sostener le loro gare e pretensioni. Simili sconcerti di questo miserabil secolo abbondavano allora in altre chiese, e in assaissimi monisteri d'Italia. Secondo la Cronica arabica [Chronic. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], in questo anno i Siciliani tramarono una congiura contra di Assano, signore, o vogliam dire governatore di quell'isola. Ma scoperto il trattato, e presi i capi della fazione, pagarono colle lor teste la pena di questo mal condotto affare. Truovasi ancora nella Cronica di Volturno [Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.] un atto di Leone abbate di quel monistero, scritto anno tricesimo sexto regnante domno Constantino magno imperatore, et decimo anno principatus domni Landulfi gloriosi principis (di Benevento e Capua), et anno sexto principatus domni Pandulfi filii ejus, mense julio, septima Indictione, cioè nell'anno presente. Altri documenti abbiamo in essa Cronica, dove sono annoverati gli anni di Costantino imperadore dei Greci, che vanno coerenti con questo. È da vedere come il padre Pagi metta sotto l'anno presente l'anno XXXVII e XXXVIII di esso imperadore.
DCCCCL
| Anno di | Cristo DCCCCL. Indiz. VIII. |
| Agapito II papa 5. | |
| Lottario re d'Italia 20. | |
| Berengario II re d'Italia 1. | |
| Adalberto re d'Italia 1. |
Ci si presenta tuttavia vivo e regnante in quest'anno il re Lottario, ciò apparendo da una pergamena da me veduta nell'archivio insigne dell'arcivescovato di Lucca, e scritta anno XIX Lotharii regis, quarto nonas martii, Indictione VIII. Abbiamo parimente rapportato dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., lib. 5, in Episc. Comens.] e dal Tatti [Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.] un diploma di esso Lottario, dato pridie kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero Lotharii XX. Actum Papiae. Ma questo infelice principe, dotato d'ottimi costumi, e degno di vivere e regnar lungamente, fu rapito dalla morte nel più bel fiore dell'età sua. Leone Ostiense [Leo Ostiensis, in Chronic. lib. 1, cap. 61.] altro non dice, se non che in subitam phrenesim incidens, ultimam diem explevit. Ma Frodoardo scrittore di questi tempi [Frodoardus, in Chronico.] riferisce la voce comune che allora corse, cioè che Berengario col veleno lo spedisse all'altra vita. Berengarius, dic'egli, quidam princeps Italiae, veneno (ut ferunt) necato Lothario rege Hugonis filio, rex Italiae efficitur. Lo stesso volle dire lo storico Liutprando [Liutprand., Hist., lib. 5, cap. 4.], allorchè dopo aver narrato che il giovinetto Lottario salvò Berengario dall'ira del padre, aggiugne: Sed oh! quod sibi decipulam Lotharius praeparavit, futuri ignarus videre non potuit. Dum enim Berengario consuluit, qui regnum et vitam auferret, sibimet praeparavit. Abbiamo il giorno certo della di lui morte dalla Cronica della Novalesa [Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Italic.]. Così scrive di Lottario quell'autore: Hic dum aliquando de Papia veniret Taurinum cum uxore sua (la regina Adelaide) feria quarta, quae est XII die (manca qui, a mio credere, kalendas) mensis novembris, praeceptum dedit Arduino marchioni (creduto marchese di Susa) abbatiae bremetensis. Qui non post multum tempus mortuus est, transacto vix spatio unius mensis, feria sexta, quae est X kalendas decembris, et Mediolanum vectus: ibique tumulatur in sepulchro sui genitoris. Ma non sussiste che Ugo suo padre fosse seppellito in Milano; possiamo bensì tenere per fermo che il re Lottario nel dì 22 di novembre di quest'anno, giorno di venerdì, terminasse i suoi giorni, perchè con tale asserzione si accorda anche l'antica Cronichetta dei re d'Italia da me data alla luce [Chron. Regum Italiae, tom. 2 Anecdot. Latin., et tom. 4 Rer. Ital.], dove è scritto, che post decessum ipsius Ughonis regnavit ipse Lautharius anno III expletos, et menses VII, et dies II. Obitavit die veneris, qui est decimo kalendas decembris, civitate Taurinensium.
Per attestato della medesima Cronichetta, stette vacante ventiquattro giorni il regno d'Italia, essendo probabilmente occorso questo tempo per radunare i principi italiani, dall'elezione de' quali dipendeva il conseguimento della corona. Finalmente tanti furono i maneggi dell'accorto Berengario marchese d'Ivrea, nipote del fu imperadore Berengario per parte di Gisla sua madre, che tanto egli quanto Adalberto suo figliuolo furono eletti re, e coronati nel dì 15 di dicembre di quest'anno, giorno di domenica, nella chiesa di san Michele maggiore di Pavia. Le parole della Cronichetta son queste: Die dominico, XV die decembris in basilica S. Michaelis, quae dicitur major, fuerunt electi et coronati Berengarius et Adalbertus filius ejus in regibus. Cadde appunto la domenica nel dì 15 dì dicembre di quest'anno; e però resta fisso il principio dell'epoca di Berengario e di Adalberto re d'Italia; nè è da ascoltare chi diversamente ne ha scritto. Erano questi principi di nazione salica, e però di origine franzese. La regina Adelaide vedova del re Lottario restò in Pavia. È considerabile ciò che scrive sant'Odilone nella di lei vita [Odilo, in Vita S. Adalheidis apud Canis.]. Dopo aver detto ch'essa regina non partorì a Lottario se non una figliola appellata Emma, che fu poi maritata nell'anno 966 con Lottario re di Francia, padre di Lodovico V, re parimente di Francia, seguita a dire: Supradicto vero Lothario ante annum circiter tertium, postquam dominam Adelheidam duxerat, defuncto, remansit ipsa vidua viro, destituta maritali consilio. Se dunque Adelaide, non per anche compiuti i tre anni del suo matrimonio, restò vedova per la morte del re Lottario, non sussiste l'opinione de' padri Mabillone e Pagi, che all'anno 938 (siccome accennammo di sopra) riferiscono le di lei nozze. Convien conchiudere inoltre che il diploma esistente in san Salvatore di Pavia indica solamente i di lei sponsali conchiusi sul fine dell'anno 937, in tempo ch'essa per la sua tenera età non dovea essere atta alle funzioni maritali. Giunta poi all'età di sedici anni nell'anno 947, allora dovette effettuarsi il matrimonio suo col re Lottario. E importa bene il conoscere l'età di questa memorabil principessa, perchè in breve la vedremo sposata da un gran monarca, e poscia imperadrice gloriosa. Scrive Lupo Protospata [Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.] sotto quest'anno che i Greci obsederunt Asculum, et obtinuerunt.
DCCCCLI
| Anno di | Cristo DCCCCLI. Indiz. IX. |
| Agapito II papa 6. | |
| Berengario re d'Italia 2. | |
| Adalberto re d'Italia 2. |
Il Sillingardi [Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. edito anno 1606.] diede già alla luce un diploma dei re Berengario e Adalberto, che si legge anco appresso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinens.]. Le note di quel documento son queste: Datum decima die kalend. februar. anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero piissimorum Berengarii et Adalberti regum primo, Indictione nona. Actum Papiae. L'indizione nona corrente nel febbraio di quest'anno, e distesamente scritta, fa conoscere che qui si parla dell'anno 951, e che vi è adoperato l'anno fiorentino e veneto, il quale corre sino al dì 25 di marzo dell'anno nostro volgare. Dicesi ivi fatta la donazione di quattro castella a Guido vescovo di Modena, che aveva molto cooperato all'esaltazione di Berengario, interventu ac petitione Odeberti marchionis, atque Magnifredi comitis. M'è incresciuto forte di non poter coi miei occhi vedere questo diploma, esistente allora nel dovizioso archivio del capitolo de' canonici di Modena, ma oggidì smarrito o perduto. Perciocchè, siccome ho provato nelle Antichità estensi [Antichità Estensi, P. I, cap. 15 et seq.], questo Odeberto ossia Otberto, illustre marchese e principe di questi tempi, è uno de' progenitori della nobilissima casa di Este. Ne fo ora solamente menzione, per parlarne poi ex professo, andando innanzi. Anche il Sigonio [Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.] cita un diploma dei suddetti re in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, dato anno DCCCCL, regni vero domni Berengarii, et domni Adalberti piissimorum regum primo, Indictione nona. Non cita il mese, ma sarà il gennaio o febbraio di quest'anno, riconoscendosi anche ivi adoperato l'anno fiorentino, giacchè Indictione nona indica infallibilmente l'anno volgare DCCCCLI. Nell'anno presente ancora, per testimonianza del Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], il re Berengario stando nella Corte Olonna, renovavit foedus inter Venetos et subjectos suos; et eorum civitatum fines, ab urbibus italici regni distinxit, et a Venetis quadragesimam solummodo debere declaravit. Diede poi principio al suo governo il re Berengario con una iniquità che fece incredibile strepito per tutta l'Italia e Germania. Era, come dissi, rimasta in Italia Adelaide vedova del re Lottario, giovanetta di diciannove in venti anni, in cui non si sa se maggior fosse la bellezza, o la pietà e saviezza. Ossia che Berengario temesse che ella, passando alle seconde nozze con qualche principe, potesse turbargli il dominio di questo regno, o ch'egli, bramando di maritarla col figliuolo Adalberto, la trovasse troppo renitente a questa alleanza, stante l'avversione da lei conceputa contra chi comunemente si credea che avesse tolto di vita il re suo consorte: la verità si è che Berengario, passando dalle dolci alle brusche, rinserrò la misera ed innocente principessa in una prigione.