Non sussiste ciò che il Sigonio scrive, che essendo Adelaide in possesso di Pavia, Berengario fu necessitato ad espugnar quella città. Fu quivi egli eletto re, siccome vedemmo, e ne prese allora la signoria, e quivi diede anche i diplomi suddetti. Nè Pavia, come vuol Girolamo Rossi [Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], era città dotale di essa Adelaide. Vien riferita dal Browero [Browerus, Annal. Trevir., lib. 9.] una memoria posta nella cattedrale di Treviri con queste parole:
XII. KALENDAS MAII
CAPTA EST ADELHEIDIS IMPERATRIX
CVMIS A BERENGARIO REGE
XIII. KALENDAS SEPTEMBRIS
LIBERAVIT, DOMINVS
ADELHEIDAM REGINAM A VINCVLIS.
La credo fattura de' secoli posteriori; potrebbe nondimeno essere che contenesse qualche verità. Che questa regina fosse imprigionata, non già nel lago di Como, ma bensì nella rocca di Garda sul lago Benaco, oggidì lago di Garda, l'abbiamo da Donizone [Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, tom. 5 Rer. Ital.]; e pare che così porti il contesto delle sue avventure. Parimente l'Annalista sassone [Annalista Saxo, tom. 1 Corp. Hist. Eccard.], pubblicato dall'Eccardo, scrive che Berengario Adeleidem XII kalendas maii captam Cumis depraedavit, et in custodia media (scrivi et inedia) lacrymabiliter afflixit. E leggonsi tali parole anche in Ditmaro [Ditmarus, Chronic., lib. 2.] autore più antico. Forse qui fu ricavata l'iscrizione di Treviri. Per altro falla l'Annalista sassone rapportando la prigionia di Adelaide all'anno 949, quando essa non può essere seguita se non nell'anno presente 951; perchè Berengario fu eletto re solamente nel dì 15 decembre dell'anno precedente 950, nè sì subito dovette egli mettere le mani addosso alla sfortunata regina. Ora de' mali trattamenti fatti ad Adelaide non meno da lui che da Willa ossia Guilla sua moglie, donna che anche da Liutprando ci viene dipinta per un vaso di tutti i vizii, ne abbiamo un buon testimonio, cioè sant'Odilone [Odilo, in Vita S. Adelheidis apud Canis.] abbate di Clugnì, e personaggio confidente di questa medesima santa principessa. Postquam, dice egli, mortuus esset Lotharius vir ejus, honorem italici regni adeptus est quidam vir nomine Berengarius, qui habebat uxorem nomine Willam. A quibus innocens capta, diversis angustiata cruciatibus, capillis caesariei distractis, frequenter pugnis exagitata et calcibus; una tantum comite famula, ad ultimum tetris inclusa carceribus, divinitus postmodum, ordinante Deo, imperialibus est sublimata culminibus. E la monaca Rosvida [Hrosvitha, de Gest. Oddon.], poetessa di quel secolo, che narra a lungo questa scena, attesta che Adelaide fu anche spogliata di tutte quante le sue gioie, vesti ed altre suppellettili.
Secondochè s'ha dal suddetto Donizone, per molto tempo stette confinata Adelaide con una sola damigella in fondo di una torre. Ma essendo riuscito ad un prete appellato Martino di fare una apertura nel muro di quella prigione, oppure, come altri vogliono, con una cava fatta sotterra, una notte la cavò fuori, e dopo aver vestita lei e la sua damigella da uomo, trovò un pescatore che in una barchetta li condusse tutti e tre ad una selva contigua al lago di Garda, a cui Odilone dà il nome di palude; dove fra quegli alberi o fra quelle canne si appiattarono, ma con pericolo di morir di fame, se un pescatore non avesse loro somministrato del pesce. Fu spedito il prete dalla regina ad Adelardo vescovo di Reggio, in cui essa confidava non poco, per ottener soccorso; il vescovo raccomandò questo affare ad Attone (lo stesso è che dire Azzo), il quale riconosceva in feudo dalla chiesa di Reggio la fortezza di Canossa. Convien ora sapere che questo Azzo, bisavolo della rinomata contessa Matilde, di cui avremo assai da parlare, era figliuolo di Sigifredo appellato da Donizone
Princeps praeclarus lucensi de comitatu;
il quale co' suoi figliuoli si protesta di nazione longobarda. Venuto Sigifredo in Lombardia, crebbe in potenza e ricchezze, ed oltre a due altri figliuoli che stabilirono due doviziose case in Parma, ebbe il suddetto Azzo, chiamato anche nelle vecchie carte Adalbertus, qui et Atto, che più de' fratelli s'ingrandì, e fra gli altri beni acquistò dal suddetto Adelardo vescovo di Reggio in feudo Canossa, dove fabbricò una inespugnabil fortezza. È situato questo celebre luogo nelle prime montagne del distretto di Reggio, verso il fiume Enza. Ivi s'alza ben in alto un sasso, tutto isolato, la cui sommità con buone mura e torri fortificata non avea paura nè di assalti, nè di macchine militari; e però, purchè la vettovaglia non mancasse, si rideva la guarnigion di Canossa anche delle più grandi armate. Prese Alberto Azzo l'impegno di soccorrere la perseguitata regina; e messa a cavallo una mano de' suoi armati, andò con essi in persona a levar Adelaide, e condussela a Canossa. Lo attesta anche il suddetto santo Odilone con dire che supervenit quidam clericus, qui ejus fuerat captivitatis et fugae socius, nuncians adesse exercitum militum armatorum, qui eam cum gaudio accipientes, deduxerunt secum in quoddam inexpugnabile castrum. Scrive Donizone [Donizo, lib. 1, cap. 1.] che Alberto Azzo diede avviso di questa sua risoluzione a papa Giovanni, il quale la lodò. Aggiugne aver esso Alberto Azzo trattato con Ottone re di Germania per dargli in moglie Adelaide; ed essendo segretamente venuto Ottone a Verona, gliela condusse colà; ed egli, sposatala, seco la menò in Germania: il che non sussiste, siccome vedremo. Seguita poi a dire Donizone, che scoperto l'affare da Berengario, spedì l'esercito all'assedio di Canossa. E questo assedio, se vogliam credere a Leone Ostiense, durò ben tre anni [Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 61.]. Lo stesso si legge nella Cronica della Novalesa [Chronic. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Di qui poi han preso motivo alcuni moderni scrittori, e fra gli altri il padre Pagi [Pagius, ad Annal. Baron.], di credere assediata in quest'anno Adelaide entro Canossa, e di dire che si sono ingannati i suddetti storici parlanti di un assedio di sì lunga durata. Ma non hanno avvertito (l'avvertì bensì il Sigonio) che l'assedio di Canossa vien raccontato da Donizone come impresa fatta dappoichè il re Ottone ebbe sposata e condotta in Germania Adelaide. Però fu così ben condotta la fuga di questa regina e il suo passaggio a Canossa, che non ne ebbe sentore il re Berengario, se non dappoichè fu calato in Italia Ottone il grande. Per altro Leone Ostiense e Donizone hanno disavvedutamente confuse le circostanze dell'affare. Viveva allora papa Agapito II, e non già papa Giovanni. Le nozze di Adelaide furono celebrate in Pavia, e non già in Verona. Rosvida, più antica che Donizone di un secolo, neppur ella racconta che Adelaide fosse assediata in Canossa, e solamente dice che fu ricoverata da Adelardo vescovo di Reggio in una sua forte città, volendo significare Canossa, dove essa fu servita con tutto onore, finchè Ottone calò in Italia, e la fece andare a Pavia. Ora, tornando indietro, si dee mettere per cosa certa che fece gran rumore anche nella corte di Ottone il grande re di Germania la crudeltà di Berengario, e la sventura e prigionia dell'innocente regina. Bisogna eziandio supporre, come troppo verisimile, che Ottone fosse informato del luogo ove ella era celata, per avergliene scritto o ella, o il vescovo Adelardo, oppure Azzo signore di Canossa. Nè mancarono alcuni di lui cortigiani, che conoscendo di vista le rare doti di questa principessa, il consigliarono a prenderla per moglie, giacchè la regina Editta sua consorte era mancata di vita cinque o sei anni prima, con aggiugnere ancora che, così facendo, egli poteva aprirsi la strada a conquistare il regno d'Italia.
Preparossi dunque per tale spedizione il re germanico. Mandò innanzi Lodolfo suo figliuolo, il quale, se vogliam credere al continuatore di Reginone [Continuator Rheginonis, ad ann. 951.] e all'Annalista sassone [Annalista Saxo, in Chronico.], trovò dappertutto degli ostacoli e degl'incomodi, perchè niuna città o castello il volle ricevere; e tutto ciò per colpa di Arrigo duca di Baviera suo zio paterno, che portando invidia agli avanzamenti del nipote, per tre anni andò facendo sapere agl'Italiani quanto si macchinava in Germania, ed alienava quanti poteva in Italia dall'amore di lui. Ma temo che si sieno ingannati questi autori in riferir tali circostanze. Certamente Rosvida [Hrosvitha, de Gestis Oddoni.], istorica di questo secolo, scrive tutto il contrario, dicendo di Lodolfo:
Perpaucis secum sociis secreto resumptis
Italiam petiit, fortique manu penetravit.
Exhortans patris imperio populum dare collum;