Moxque redit, clarum referens sine Marte triumphum.
Calò poscia il re Ottone, fingendo (come vuole Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 2.], e dopo lui l'abbate urspergense [Urspergensis, in Chronico.]), di fare un viaggio di divozione a Roma, e all'improvviso s'incamminò verso Pavia, che gli aprì le porte. Niuna opposizione fu fatta dal re Berengario, perchè egli solamente attese a salvarsi in un suo forte castello. Ma è ben da maravigliarsi come così accorto principe, quale era Berengario, si lasciasse cogliere sì all'impensata, e pare piuttosto da credere che il re Ottone conducesse seco un gagliardo esercito, o che tenesse di grandi intelligenze in Italia. Arrivato egli a Pavia, ed impadronitosi di quella città, fece tosto sapere alla regina Adelaide il suo desiderio di vederla, insinuandole ancora, colla giunta di molti regali, l'intenzion sua di averla per moglie. Colà portossi Adelaide, incontrata fuor della città dal suddetto duca di Baviera Arrigo, e poi ricevuta con tutto onore dal re Ottone. Sì Frodoardo [Frodoardus, in Chronico.] come Rosvida, e gli altri antichi storiografi ci assicurano che le nozze di esso re vedovo colla giovane vedova Adelaide solennemente si celebrarono nella stessa città di Pavia. Il padre Pagi [Pagius, ad Annal. Baron.], fidatosi dell'iscrizione sopraccitata di Treveri, vuol sostenere che circa il mese d'agosto seguì il loro matrimonio. Ma egli s'appoggiò ad una memoria dubbiosa, e quando pur questa contenga verità, altro non se ne può dedurre, se non che Adelaide ebbe nel dì 20 d'agosto la fortuna di salvarsi dalla prigione di Garda, e non già che in quel mese ella arrivasse al talamo del re Ottone. Che tuttavia nel dì 22 di settembre di quest'anno Berengario e Adalberto signoreggiassero in Pavia, ne fa fede un loro diploma, da me dato alla luce [Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], con queste note: Data X kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum Papiae. Così nella Cronica di Volturno [Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.] si ha un altro loro diploma dato VI kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum in plebe sancti Marini. Che stesse pochi dì appresso ad entrare in Pavia il re Ottone, ne abbiamo il riscontro in un diploma [Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.] d'esso re, dato VI idus octobris, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi nongentesimo quinquagesimo primo, Indictione decima, anno regni Otthonis regis in Francia decimosexto, in Italia primo. Actum Papiae. Un altro simile ne esibisce il Puricelli [Puricellius, Monument. Eccles. Ambrosian., num. 172.], dato nel medesimo giorno. E qui si vuol osservare che Ottone cominciò ad intitolarsi re d'Italia, quasichè Berengario e Adalberto fossero affatto decaduti dal loro diritto. Celebrò egli dipoi il santo Natale in Pavia; ed allora fu, secondo l'Annalista sassone [Annalista Saxo, tom. 1 Eccard.], ch'egli cum suis fidelibus in Italia Papiae natale Domini celebravit, et celebratis juxta magnificentiam regalem nuptiis, sicque dispositis negotiis proficiscitur inde, ec. Abbiamo dalla Cronica arabica [Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.] che nel dì 2 di luglio dell'anno presente venne dall'Africa a Palermo un nuovo generale d'armi moro, appellato Saclabio, forse quello stesso che era stato nell'anno 950, oppure un suo figlio, menando seco una buona armata da valersene per terra e per mare, ed assai cammelli. Assano padron dell'isola, uniti i Siciliani con questi Africani, passò al castello di Riva, che si trovò abbandonato dagli abitanti. Assediò Geragia ma essendo osso duro, accordò pace a quel popolo, con ricevere gli ostaggi della lor fede; e fece poi lo stesso con quei di Cassana. In questi tempi, per testimonianza di Frodoardo [Frodoardus, in Chronic.], i Saraceni, che già furono cacciati da Frassineto, tenevano occupati i passaggi dell'Alpi, di manierachè chiunque volea venire dalla Francia, o dagli Svizzeri e Grigioni, in Italia, era costretto a pagar loro una somma tassata di danaro. Aggiugne che gli Ungheri in quest'anno, passando per l'Italia, arrivarono in Aquitania, dove per tutta la state commisero grandi ruberie e ammazzamenti di persone; e che poi, ripassando per l'Italia, se ne tornarono alle case loro. Non dovea già succedere passaggio alcuno di questi masnadieri, che non lasciassero dappertutto segni della loro avidità e barbarie.
DCCCCLII
| Anno di | Cristo DCCCCLII. Indizione X. |
| Agapito II papa 7. | |
| Berengario II re d'Italia 3. | |
| Adalberto re d'Italia 3. |
Ci ha conservata il suddetto Frodoardo una particolarità dei disegni del re Ottone: cioè ch'egli legationem pro susceptione sui Romam dirigit. Qua non obtenta, cum uxore in sua regreditur. Dovette il re Ottone tentare se papa Agapito volesse concedergli la corona imperiale, giacchè al vasto regno della Germania pareva ormai aggiunto quello ancora dell'Italia. Ma fece male i suoi conti. Alberico patrizio era tuttavia padrone di Roma, nè voglia si sentiva di deporre quel manto sì luminoso. Si può credere che le risposte date colla negativa dal pontefice ad Ottone, fossero dettate dal medesimo Alberico. Truovo io il re Ottone sul principio del febbraio di quest'anno tuttavia dimorante in Pavia, dove confermò tutti i beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma [Antiq. Ital., Dissert. LXV.] dato VIII idus februarii, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCLII, Indictione decima, anno vero domni Ottonis in Italia primo, in Francia XVI. Actum Papiae. Ma insorsero liti in essa città di Pavia fra Lodolfo figliuolo del re Ottone ed Arrigo duca di Baviera fratello del medesimo Ottone, che misero di mal umore quel giovane principe. S'aggiunse ancora che egli s'indispettì non poco per le nozze del re Ottone suo padre [Ditmarus, Chronic., lib. 2. Uspergensis, in Chron.]. Era Ottone in età alquanto avanzata, nè di maschi avea se non quel figliuolo, a lui nato dalla moglie Editta, prima d'essere re. Concepì Lodolfo un timore, e timore anche non mal fondato, che se dal secondo matrimonio nascessero figliuoli, questi potessero disputare la successione al regno, perchè nati dal padre re. Perciò in collera partitosi da Pavia prese il cammino verso la Sassonia, dove cominciò a macchinar delle novità contra del padre. Questo accidente foce risolvere il re Ottone a tornarsene in Germania. Lasciò in Pavia Corrado duca di Lorena suo genero (maritato con Liutgarda sua figliuola) con sufficienti milizie per guardia di quella capitale contro i tentativi di Berengario. E, giunto in Sassonia, quivi celebrò la santa Pasqua. Ma Berengario che la sapeva lunga, non volle già impugnar l'armi contra di un re di tanta possanza, e a cui mostrava egli molte obbligazioni, per le finezze usategli in tempo del suo esilio. Mise egli il suo studio in guadagnarsi, come si può sospettare, con de' segreti regali il cuore del duca Corrado, governator di Pavia. Il consiglio ch'esso Corrado gli diede, fu di gittarsi alla misericordia del re Ottone. Da un principe sì magnanimo si poteva sperar tutto. Abbracciato questo parere, e preventivamente, come si può conietturare, avvertito di tal risoluzione il re Ottone, Corrado stesso condusse in Germania Berengario. Stette Berengario tre giorni senza poter ottenere udienza da Ottone: del che si offese non poco il duca Corrado, dappoichè egli con buona fede l'aveva imbarcato in questo affare. Se l'ebbe anche a male il principe Lodolfo, siccome quegli che sposava tutti gl'interessi di Corrado suo cognato. Finalmente Berengario giunse alla presenza del re Ottone; si esibì pronto a far tutto quanto piacesse alla maestà sua; e restò conchiuso che nella dieta, la qual si dovea tenere nella città d'Augusta, si terminerebbono i suoi affari, siccome in fatti avvenne. Scrive il Continuatore di Reginone [Continuator Rheginonis, in Chronico.], seguitato dall'Annalista sassone [Annalista Saxo, in Chron.], che Berengario sulle prime nihil de his, quae voluit, obtinuit; sed machinatione Henrici ducis fratris, vix vita et patria indulta, in Italiam rediit: unde Chunradus dux multum offensus a debita regis fidelitate defecit. Potrebbe essere che Berengario in vigore del salvocondotto se ne tornasse in Italia colle mani vote per allora. Scrivendo poi Frodoardo [Frodoardus, in Chronico.] che ipse quoque Otho post celebrationem Papiam regreditur, io non so credere questo ritorno di Ottone in Italia. Forse in vece di Otho si ha ivi da scrivere Berengarius. Comunque sia, Berengario e Adalberto, coll'intervenire dipoi alla dieta di Augusta, acconciarono i fatti loro col re Ottone.
Abbiamo da Vitichindo [Witichindus, Histor., lib. 3.] scrittore contemporaneo, e dall'Abbate Urspergense [Urspergensis, in Chron.] in che consistessero le cose accordate da Ottone a Berengario: cioè contentossi il re che Berengario col figliuolo seguitasse ad essere re d'Italia, ma con riconoscere da lui questo regno in feudo, e con giurargli fedeltà e suggezione. Il giuramento fu prestato solennemente in faccia di tutta la corte e di tutta l'armata: dopo di che Berengario dimissus cum gratia et pace in Italiam remeavit. Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 2.] aggiugne, ch'egli reginae (cioè di Adelaide) iram supplici venia placavit, bonaque cum pace patriam revisit. E la monaca Rosvida [Hrosvitha, de Gest. Oddonis.] conferma la stessa verità con iscrivere di Berengario:
Hunc regem certe digno suscepit honore,
Restituens illi sublati culmina regni,
Ista per certe tantum sub conditione,