Induperator enim Barium conscenderat Otto,
Caede simul, flammisque sibi loca subdere tentans
Sed precibus remeat romanas victor ad urbes
Inde meis:
Si dovea trovar in affanni Liutprando al veder cominciata la guerra, quand'egli era tuttavia in mano de' Greci che poteano voler vendicarsi sulla di lui persona. L'Anonimo salernitano [Anonymus Salern., P. II, tom. 1 Rer. Ital.] scrive che Ottone Apuliae fines venit, et valide eam dimicavit, et civitatem Bari aliquantulum obsedit, et quantum valuit undique constrinxit. Forse interpretando il Sigonio [Sigon., de Regno Ital. lib. 7.] alcune parole di Sigeberto storico, prese occasione di scrivere che i principi di Benevento e Capoa, ribellatisi ad Ottone, furono in aiuto de' Greci, e che dipoi astretti dalla forza tornarono all'ubbidienza dell'imperador latino. Ma Liutprando nella relazion della sua ambasciata, e i placiti di Pandolfo, da me rammentati all'anno precedente, fanno abbastanza intendere che esso Pandolfo e Landolfo suo fratello osservarono una buona armonia coll'Augusto Ottone, nè punto a lui si ribellarono in questi tempi. Cosa operassero in congiuntura di tali turbolenze i due figliuoli del fu re Berengario, non apparisce. Arnolfo storico milanese del secolo susseguente racconta [Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 8, tom. 4 Rer. Ital.] che Corrado, si quietò, perchè Gotifredo creato dipoi arcivescovo di Milano nell'anno 975, oppure Ottone II imperadore gli dovette accordar qualche stato o pensione. Ma Adalberto non volle mai ascoltare trattato alcuno d'accordo, e finchè visse fu in armi contro gli Ottoni Augusti. Dei figliuoli di Berengario così scrive il suddetto Arnolfo storico: Quorum Widone interfecto, Conone pactione quieto, Adelbertus ceteris animosior diebus vitae omnibus factus est in diversa profugus. Contra di questi ebbe molta guerra il suddetto Gotifredo arcivescovo di Milano, siccome prelato molto fedele agl'imperadori Ottoni.
Appartiene all'anno presente, e non già all'antecedente, come immaginò l'Annalista sassone, una lettera scritta da Ottone primo Augusto ai baroni di Germania XV kalendas februarii in Campania juxta Capuam, e riferita da Witichindo [Witichindus, Annal., lib. 3. Annalista Saxo.], in cui fa loro sapere che aspettava gli ambasciatori del greco imperadore, con apparenza che venissero a chieder pace. Ma se altramente accadesse, sperava di tor loro coll'armi la Puglia e la Calabria. Che se poi si accordassero, e gli concedessero la moglie richiesta pel figliuolo, allora egli pensava di passare colle milizie sino a Frassineto, per isnidar di colà i Saraceni spagnuoli. Pareva che, secondo la relazion di Liutprando [Liutprand., Hist. lib. 5, cap. 5 et 7.], da noi veduta di sopra all'anno 942, avessero i Mori abbandonato quel sito; ma di qui si scorge che tuttavia ne erano in possesso, e che i lamenti dei popoli circonvicini aveano mosso l'animo di Ottone il Grande a liberarli da que' malandrini: il che poi non eseguì per la guerra insorta coi Greci, e per altri disturbi suoi. In fine d'essa lettera scrive Ottone: Filius noster in Nativitate Domini coronam a domno Apostolico in imperii dignitatem suscepit: parole che compruovano scritta quella lettera nel gennaio dell'anno presente. Nel dì primo di luglio parimente di quest'anno diede esso imperadore in favore del monistero di Monte Casino un diploma, accennato da Leone Ostiense [Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 4.] e pubblicato dal padre Gattola [Gattola, Histor. Monaster. Casinens. P. I.], con queste note: Data die kalendas julias anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo septimo, imperii vero domni Ottonis serenissimi Caesaris septimo, Indictione XI. Actum in Monte, ubi Staphulo Regis dicitur. L'anno VII di Ottone coll'indizione XI chiaramente indicano l'anno presente 968, e pure ivi si legge 967. Altro non si può pensare, se non che o il documento non sia autentico, e che l'antico copista sbagliasse scrivendo nongentesimo sexagesimo septimo in vece di dire octavo, oppure disattentamente copiasse il numero romano DCCCCLXVIII tal quale forse stava notato nell'originale; oppure che il cancelliere abbia fallato nell'anno, e forse anche nel nome del luogo il quale in un altro diploma, dato da esso Augusto al monistero di San Vincenzo del Volturno nel dì precedente di questo medesimo anno, vien chiamato Stabulum Regis. Le note di quest'altro diploma sono [Chron. Volturn., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]: Data pridie kalendas julias, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIII, imperii vero domni Ottonis serenissimi Caesaris septimo, Indictione XI. Actum in Monte, ubi Stabulo Regis dicitur. Di simili sbagli commessi nelle segreterie e cancelliere de' principi, ne abbiamo più di un esempio; ed io tengo un breve originale di Sisto IV papa, scritto pontificatus nostri anno tertiodecimo, die VII aprilis MCCCCLXXXXIIII, quando ha da essere MCCCCLXXXIIII. Sul fine di quest'anno tornò indietro dalla sua ambasciata Liutprando vescovo di Cremona, mal soddisfatto dei Greci, e più del loro imperadore. Venne anche a morte Landolfo III principe di Benevento a Capoa [Peregrinus, Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]. Benchè lasciasse figliuoli, suo fratello Pandolfo Capodiferro occupò tutti gli stati dianzi da lui posseduti, con che crebbe di molto la di lui potenza. In questi tempi fu creato duca di Amalfi Mastaro juniore, fratello del precedente Mastari, e tenne quel governo solamente quattro anni, come si ricava dalla Cronichetta amalfitana, da me data alla luce [Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 120.].
DCCCCLXIX
| Anno di | Cristo DCCCCLXIX. Indiz. XII. |
| Giovanni XIII papa 5. | |
| Ottone I imperadore 8. | |
| Ottone II imperadore 3. |
Secondo l'Annalista Sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.], Ottone il Grande, dopo aver solennizzata la festa del santo Natale dell'anno precedente nella Puglia, fermossi tuttavia in quelle parti, e celebrò la Pasqua dell'anno presente in Calabria. Sono affatto scuri i fatti d'esso Augusto in quelle parti, dove egli si tratteneva, perchè tuttavia durava la guerra coi Greci, nè voleva egli permettere che i principi di Benevento e di Capua, divenuti suoi vassalli, restassero esposti allo sdegno dell'imperadore di Oriente. Sigeberto [Sigebertus, in Chronico.] attribuisce a quest'anno una vittoria riportata sopra i Greci in Calabria da Guntero e Sigefredo uffiziali dell'Augusto Ottone. Che vittoria fosse questa, lo dirò fra poco. Lupo protospata [Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.] altro non dice sotto quest'anno, se non che introivit Otho rex in Apuliam mense martii; obsedit civitatem Bari irrito conatu. Abbiam veduto che ciò succedette nell'anno antecedente. Aggiunge: Et in alio anno intravit in Calabriam mense octobris, et sol obscuratus est mense decembris. Pare che questo accadesse nell'anno presente. In fatti abbiamo presso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.] un suo diploma, dato XIV kalendas maii, anno Incarnationis dominicae DCCCCLXIX, anno vero domni Othonis serenissimi Augusti, octavo Indictione XII. Actum in Calabria in suburbio Cassano. In esso, a petizione di Uberto vescovo di Parma ed arcicancelliere, conferma Ottone ad Ingone suo vassallo tutti i beni da lui goduti in comitatibus bulgariensi, laumellensi, plombiensi, mediolanensi, evoriensi, papiensi, placentino, parmensi: e dice fra le altre cose: Cum nos in Calabria residebamus in confine atque planicie, quae est inter Cassanum, et Petram Sanguinariam, ibique nostro imperiali jure nostris fidelibus tam calabris, quam omnibus italicis, francisque atque theutonicis leges praeceptaque imponeremus, ec.; il che ci fa intendere la sovranità imperiale in quelle parti, senza che ivi si parli punto di alcun altro diritto o pretensione dei romani pontefici. Leggesi un altro diploma, spedito da esso Augusto in confermazione de' beni e privilegii del monistero di Casauria, dato kalendis maii, coll'altre note suddette [Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Actum in suburbio Bivino oggidì Bovino. Trovasi in questi tempi Giovanni duca e console di Gaeta [Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Append.], cioè principe di quella città, ma dipendente dai greci Augusti. Ora per tornare alla vittoria che dissi riportata dall'imperadore in Calabria, Witichindo [Witichinius, Hist., lib. 3.] e Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 2.] la raccontano in questa maniera. Fecero credere i Greci ad Ottone Augusto d'aver condotta la principessa richiesta in moglie pel giovinetto Ottone II; perlochè egli inviò in Calabria molta nobiltà con alcuni reggimenti di soldati a riceverla. Quando questi si credevano d'essere iti a far feste, all'improvviso i Greci si scagliarono loro addosso, non pochi ne uccisero e molti ne presero, che inviarono prigioni a Costantinopoli, con dar anche il sacco a tutto il loro bagaglio. Se a questo avviso fumasse per la collera Ottone il Grande, ci vuol poco a figurarselo. Diede ordine immantinente a Guntario e Sigefredo, valorosi suoi generali, che col fiore delle sue genti andassero a dimandar conto ai Greci di tanta iniquità. Volarono questi, sorpresero l'armata nemica; ne fecero gran macello, e a quanti presero tagliarono il naso, lasciandoli poi ire a lor comodo dove voleano. Posero in contribuzione tutta quella parte di Calabria e Puglia che apparteneva ai Greci, e carichi di bottino, d'allegria e di gloria se ne tornarono all'imperadore. L'Anonimo salernitano [Anonymus Salernit., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.] scrive che Ottone Calabriae fines venit, incendiis et depraedationibus eam vehementer afflixit, et millia damna vel oppressiones gessit in principatu salernitano. Gisolfo principe di Salerno tenea allora coi Greci. Pretende Witichindo che questa nuova portata a Costantinopoli servisse di motivo al popolo di congiurare unitamente coll'iniqua imperadrice contra di Niceforo Foca imperadrice d'Oriente, a cui levarono la vita. Ma da altre cagioni ebbe origine la morte inferita nel dicembre di quest'anno a Niceforo: sopra di che si possono vedere gli storici greci [Curopalata. Leo Diacon. Cedrenus. Zonaras.]. Lupo protospata, Sigeberto ed altri il fanno ucciso nell'anno seguente, e questa sembra opinione meglio fondata. In luogo suo salì sul trono Giovanni Tzimisce, che ebbe assai a cuore di trattar d'amicizia con Ottone Augusto.