DCCXXXV

Anno diCristo DCCXXXV. Indizione III.
Gregorio III papa 5.
Leone Isauro imperadore 19.
Costantino Copronimo Augusto 16.
Liutprando re 24.

Godeva intanto Gregorio papa pace, quantunque non godesse della grazia dell'imperadore Leone Iconomaco, perchè i Greci non aveano forza o maniera di comandare a bacchetta in Roma, e il popolo romano si trovava unito per sostener l'onore delle sacre immagini, e per non lasciarsi calpestare dall'adirato Augusto, cui per altro riconoscevano per loro signore. Attendeva dunque esso papa a ristorare ed ornar le chiese, ad ergere monisteri, e lasciar dappertutto segni della sua pia munificenza, che sono diligentemente annoverati nella di lui vita presso Anastasio [Anastas., in Gregor. III.]. All'incontro Leone Augusto era intento a punire o colla morte o coll'esilio chiunque ardiva di difendere il culto delle sacre immagini, e non mancarono de' martiri sotto di lui e de' suoi successori per questo. Venuto a morte nell'anno presente Eude celebre duca d'Aquitania e Guascogna [Continuator Fredegarii, T. I. Du-Chesne.], Carlo Martello, governatore di nome, re di fatti, della monarchia franzese, corse tosto ad occupar coll'armi quelle contrade. Avea Eude lasciato dopo di sè due figliuoli, Unaldo e Attone (lo stesso è che Azzo ed Azzone), i quali vigorosamente sostennero, finchè ebbero forze, le loro ragioni. Durò la guerra fino all'anno seguente, in cui, o, siccome io credo, che si venisse ad un aggiustamento, o che Carlo volesse acquistarsi la gloria di principe moderato, si sa che egli dichiarò e lasciò ad Unaldo tutto quel ducato, o almen parte d'esso, ma con obbligarlo a giurar fedeltà ed omaggio non già al re Teoderico IV, ma a sè stesso, e a Pippino e Carlomanno suoi figliuoli. Altrettanto avea egli fatto nell'anno precedente nel ricuperar Lione ed altre città dalle mani de' Saraceni, e nello impossessarsi del regno della Borgogna, con porre ivi dei suoi uffiziali e vassalli, come in paese di suo proprio dominio. In questa maniera andava egli istradando sè stesso, oppure i suoi figliuoli al regno: il che si vedrà effettuato a suo tempo. E perciocchè il saggio re Liutprando coltivava con gran cura l'amicizia coi re franchi e con esso Carlo Martello, e all'incontro per le sue mire alla corona anche Carlo Martello si studiava di mantener buona intelligenza col medesimo re Liutprando, volle circa questi tempi (e forse prima) lo stesso Carlo dare un solenne attestato della sua confidenza ed amistà al re suddetto. Pertanto mandò a Pavia Pippino suo primogenito a visitar Liutprando [Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 53.], e a pregarlo che volesse accettarlo per figliuolo d'onore. Volentieri acconsentì il re Liutprando, e la funzione ne fu fatta con tutta solennità, avendo esso re di sua mano tagliati i capelli al giovane Pippino, con che si veniva, per testimonianza di Paolo Diacono, a significare, secondo lo stile d'allora, che il teneva da lì innanzi per suo figliuolo. Poscia, dopo averlo regalato con magnifici doni, il rimandò in Francia al suo padre naturale.


DCCXXXVI

Anno diCristo DCCXXXVI. Indizione IV.
Gregorio III papa 6.
Leone Isauro imperad. 20.
Costantino Copronimo Augusto 17.
Liutprando re 25.
Ildebrando re 1.

Accadde che sul principio di questo anno gravemente s'infermò il re Liutprando di tal malore, che arrivò ai confini della vita, e comunemente si credè ch'egli fosse spedito [Idem, ibid., c. 57.]. Raunatasi per questo la dieta de' signori longobardi, di comun consentimento fu eletto e proclamato re Ildebrando, ossia Ilprando, nipote del medesimo re Liutprando. Seguì tal funzione fuori della città di Pavia nella chiesa di s. Maria alle Pertiche. E perchè era in uso di conferire questa sublime dignità con presentare un'asta al nuovo re, accadde che un cuculo, uccello, venne a posarsi su quell'asta, mentre Ildebrando la teneva in mano. Dai saggi di quel tempo, che badavano forte agli augurii, fu preso questo maraviglioso accidente (se pure s'ha da credere vero) per un prognostico che di niun uso sarebbe il principato d'esso Ildebrando. Si riebbe il re Liutprando dalla sua pericolosa malattia, e venuto in cognizione di quanto avevano operato i Longobardi, se l'ebbe a male. Tuttavia come principe prudente lasciò correre il fatto, ed accettò per collega il nipote, e negli strumenti si cominciarono a contare gli anni ancora di lui. S'era creduto in addietro dal Sigonio e da altri che l'elezion d'Ildebrando fosse accaduta nell'anno 740, perchè Paolo Diacono spesse volte confonde l'ordine de' tempi; ma Francesco Maria Fiorentini con rapportar le note cronologiche [Fiorent., Memor. di Matilde, lib. 3.] di uno strumento dell'archivio archiepiscopale di Lucca, da me poscia dato alla luce [Antiq. Italic., Dissert. XXVIII, p. 769.], mise in chiaro che nel marzo del corrente anno correva l'anno primo del medesimo re Ildebrando. Sarebbe nondimeno restato a me non poco dubbio che negli ultimi mesi dell'anno 735 fosse conferito ad esso Ildebrando il titolo di re, dopo aver io osservato nel suddetto archivio lucchese altre memorie che sembrano insinuarlo. Veggasi la dissertazione de Servis [Ibid., Dissert. XIV.] nelle mie antichità italiane. Ed avrei ciò tenuto per indubitato, se non mi fossi incontrato in una pergamena, scritta nel dì primo di febbraio del presente anno, in cui si vede notato l'anno XXIV del re Liutprando, senza che vi si parli del re Ildebrando. A questi tempi mi fo io lecito di riferire la restituzione fatta dal castello di Gallese da Trasmondo duca di Spoleti, narrata da Anastasio bibliotecario [Anastas., in Gregor. III.]. Era dianzi questa terra pertinenza del ducato romano, l'avevano occupato i Longobardi Spoletini, e per cagion d'essa passavano continue risse fra esso ducato romano e quello di Spoleti. Studiossi il buon papa Gregorio III di metter fine a queste contese, e una considerabil somma di danaro sborsato al duca Trasmondo quella fu che l'indusse a renderla ai Romani: con che cessò ogni nimistà e dissapor fra loro.


DCCXXXVII

Anno diCristo DCCXXXVII. Indiz. V.
Gregorio III papa 7.
Leone Isauro, imperad. 21.
Costantino Copronimo Augusto 18.
Liutprando re 26.
Ildebrando re 2.