DCCLI
| Anno di | Cristo DCCLI. Indizione IV. |
| Zacheria papa 11. | |
| Costantino Copronimo imperadore 32 e 11. | |
| Astolfo re 3. |
Era nato nel precedente anno a Costantino Copronimo un figliuolo, a cui fu posto in nome di Leone. Nel presente correndo il sacro giorno della Pentecoste, egli il dichiarò Augusto e collega nell'imperio, con farlo coronare fa Anastasio falso patriarca di Costantinopoli. Di ciò fan fede Teofane [Theoph., in Chronogr.], Niceforo [Niceph., in Chron.] e Cedreno [Cedrenus, in Historia.]. Per la cessione di Carlomanno poco fa riferita era Pippino suo fratello salito in maggior potenza. Contra di lui si ribellò bensì Griffone altro suo fratello, uomo di torbido ingegno; ma Pippino coll'armi lo aveva represso, ed insieme gastigati i Sassoni e i Bavaresi, rei di aver presa la protezione di lui. In somma, siccome maggiordomo della corte franzese, egli era il direttore e braccio unico di quella vasta monarchia. Da gran tempo ancora i re della Francia, ossia perché erano inetti al governo, oppure perché la forza de' maggiordomi avesse introdotti varii abusi, più non regnavano, benchè portassero il nome di re. Il maggiordomo aveva in suo pugno le rendite del regno, l'armi, le fortezze, e se al re s'indirizzavano le ambascerie, non rispondeva se non quello che piaceva al ministro. E tale era in que' tempi Chilperico re della Francia. Però Pippino cominciò a pensare, come essendo egli stesso nella sostanza re, potesse divenir tale eziandio col titolo. A questo fine nell'anno presente egli spedì suoi ambasciatori a Roma, per intendere sopra di ciò i sentimenti del papa, trattandosi di assolvere dal giuramento di fedeltà i popoli, e di deporre dal trono chi vi avea sopra un antico giusto diritto. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno appresso.
DCCLII
| Anno di | Cristo DCCLII. Indizione V. |
| Stefano II papa 1. | |
| Costantino Copronimo imperadore 55 e 12. | |
| Leone IV imperadore 2. | |
| Astolfo re 4. |
Secondochè abbiamo da varii Annali de' Franchi, la risposta di papa Zacheria alle dimande dei Franchi fu che lecito fosse ai primati e popoli della Francia di riconoscere per re vero il principe Pippino, e di levare l'autorità a Chilperico re allora di solo nome. Perciò Pippino sul principio dell'anno presente, se non fu sul fine del precedente, coll'autorità della sede apostolica e colla elezione e concorso di tutti i Franchi, fu proclamato re, con ricevere la sacra unzione, per quanto si crede, dalle mani di san Bonifazio arcivescovo di Magonza. Chilperico deposto fu dipoi tonsurato e posto nel monistero di san Bertino, per passar ivi il rimanente de' suoi giorni. Questa azione di Pippino contro di un re legittimo vien dai Franzesi moderni detestata quale eccesso intollerabile di ambizione; e si vorrebbe far credere che il papa o non v'ebbe mano, o non ve la dovea avere, con pretendersi ancora che san Bonifazio non vi acconsentisse, nè ungesse il nuovo re; ma certo in que' tempi la nazion franzese era d'altra opinione; ed è certo che la autorità pontificia influì non poco in quel cambiamento. Non mancano storici, a' quali aderì il padre Mabillone, che mettono nel precedente anno l'esaltazione e principio del regno di esso Pippino. Certissimo è bensì che nel presente fu chiamato da Dio a miglior vita il buon papa Zacheria nel dì 14 di marzo. Molte azioni pie e varii insigni doni da lui fatti alle chiese e ai luoghi pii di Roma, si possono leggere presso Anastasio e negli Annali ecclesiastici. Venne successivamente eletto pontefice romano Stefano prete, ed introdotto nel palazzo patriarcale del Laterano; ma nel terzo dì dopo la sua elezione, colpito da un accidente apopletico, lasciò di vivere. Onofrio Panvinio e il cardinal Baronio a questo eletto diedero il nome di Stefano secondo; ma il Sigonio e gli altri moderni con più ragione l'hanno escluso dal catalogo de' romani pontefici, perchè non l'elezione, ma la consecrazione quella è che costituisce i vescovi e i papi; e a questa consecrazione non si sa che l'eletto Stefano prete in sì poco tempo pervenisse. In fatti nè da Anastasio, nè dagli altri vecchi storici egli vien riconosciuto per papa, e il nome di Stefano secondo è riserbato da loro all'altro Stefano di nazione romano, che dodici dì dopo la morte di papa Zacheria restò eletto dal clero e popolo, e poscia consecrato; pontefice di gran merito per le sue virtù e per le sue piissime operazioni. Ma appena fu egli salito sul trono pontifizio, che la pace se ne fuggì dall'Italia, se pur non era fuggita molto prima. Nodriva Astolfo re de' Longobardi una gran voglia di aggiugnere a' suoi dominii quel che restava agl'imperadori in Italia; e questo suo ambizioso disegno, se crediamo ad Anastasio, scoppiò nel giugno dell'anno presente, con aver egli ostilmente assalito l'esarcato di Ravenna, ed occuputa quella città, con volgere poscia l'armi contra del ducato romano e delle città da esso dipendenti. Ho detto occupata in quest'anno la città di Ravenna dal re Astolfo; ma se non son guaste le note di un diploma di quel re, prese dal registro del monistero di Farfa, e da me rapportate altrove [Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.], bisogna credere che tale occupazione seguisse nell'anno precedente. Dicesi dato quel privilegio di Astolfo Ravennae in palatio, IV die mensis julii, felicissimi regni nostri III, per Indictionem IV, cioè nell'anno 751. Per conseguente, nel dì 4 di luglio di esso anno 751, il suddetto re Astolfo signoreggiava in Ravenna, da dove Eutichio ultimo degli esarchi era fuggito. Che occupasse ancora tutte le città della Pentapoli, si raccoglie da quanto diremo all'anno 755. Ch'egli ancora stendesse le sue conquiste sino all'Istria, con impadronirsi di quelle città, fin qui suddite del greco imperadore, si ricava dal memoriale esibito nel concilio di Mantova nell'anno 827, benchè sia ignoto il tempo in cui ciò avvenne. Passò inoltre Astolfo, se non nel precedente, certamente in quest'anno, ai danni del ducato romano.
Per quanto abbiam veduto finora, benchè i greci imperadori tenessero in Roma i loro ministri, pure la principale autorità del governo sembra che fosse collocata nei romani pontefici, i quali colla forza e maestà del loro grado, e colla scorta delle loro virtù placidamente reggevano quella città e ducato, difendendolo poi vigorosamente nelle occasioni dalle unghie de' Longobardi. Non fece di meno questa volta papa Stefano II. Come egli vide inoltrarsi le violenze di Astolfo, immediatamente spedì a lui Paolo Diacono suo fratello, ed Ambrosio primicerio [Anastas., in Stephan. II Vit.] per ottener la pace. L'eloquenza e destrezza di questi ambasciatori, ma più i regali ch'essi presentarono, ebbero forza d'ammollir l'animo del re longobardo. Si conchiuse pertanto una pace, ossia tregua di quaranta anni, e ne furono firmati i capitoli con solenne giuramento. Ma non passarono quattro mesi che Astolfo, mettendosi sotto i piedi la giurata fede, tornò ad infestare i Romani, minacciando anche il papa, e pretendendo che cadauna persona del ducato romano gli pagasse un soldo di oro per testa, e pubblicamente protestando di voler sottomettere Roma al regno suo. Tornò il pontefice ad inviargli due suoi ambasciatori, cioè Azzo abbate di san Vincenzo di Volturno, ed Optato abbate di Monte Casino, come si raccoglie da Anastasio suddetto e da Giovanni monaco, autore della Cronica volturnense [Chronic. Vulturnens., part. II, tom. 1 Rer. Italic.], acciocchè lo scongiurassero di lasciar in pace il popolo romano. Ma questi nulla impetrarono, anzi ebbero ordine di ritornarsene ai lor monisteri senza vedere il papa. Abbiamo nella vita di san Gualfredo abbate di Palazzuolo, scritta da Andrea terzo abbate di quel sacro luogo, e pubblicata dal padre Mabillone [Mabill., Saecul. III Benedictin., part. 2.], che mentre rex magnus Haistulfus Italiae, Tusciae, Spoletanae, Beneventanae provinciae principabatur (parole degne di riflessione) anno regni ipsius fere quarto, il suddetto Gualfredo, personaggio nobile di Pisa, con due suoi compagni, in un luogo appellato Palazzuolo nel monte Verde di Toscana vicino a Populonia, ne' tempi antichi città, fondò un monistero, dove nello spazio di pochi anni si fece un'unione di sessanta monaci, che crebbe poi fino ad ottanta. Un altro monistero medesimamente fabbricarono essi tre servi di Dio in Pitiliano presso al fiume Versilia sul lucchese, dove si dedicarono a Dio le loro mogli con altre nobili donne, prendendo tutte il sacro velo, e formando col tempo una congregazione di circa novanta monache. Di altri monisteri fondati intorno a questi tempi ne' territorii di Lucca e Pistoia ho io rapportato varii documenti nelle mie Antichità italiche. E ciò che succedeva in Toscana, anche nell'altre parti dell'Italia avveniva; le memorie de' quali monisterii son tuttavia ascose negli archivii, oppure perite, per essere tanti monisteri passati in commenda. In questi tempi più che mai si studiava lo sconsigliato imperador Costantino Copronimo di abolir le sacre immagini [Theoph., in Chronogr.] e di tirar dalla sua con varie arti i buoni cattolici. Il re Pippino, all'incontro, mossa guerra ai Saraceni che tuttavia occupavano la Settimania ossia la Gotia, oggidì la Linguadoca, conquistò varie loro città. Si ha ancora dagli Annali di Metz [Annales Metenses apud Du-Chesne.], che se gli diedero Barcellona e Girona, e gran parte della Catalogna: il che io non so accordare colla storia dei tempi susseguenti, certo essendo che Lodovico Pio, vivente Carlo Magno suo padre, per assedio costrinse Barcellona alla resa nell'anno di Cristo 801.